Gipeti sui Pirenei: missione di tutela ambientale tra i giganti alati della Sierra de Partara

Redazione

8 Ottobre 2026

Il sole estivo brucia sulle rocce di AĆ­nsa, mentre nel cielo terso spuntano figure maestose: i gipeti. Quegli enormi avvoltoi dalle ali aperte quasi tre metri, silenziosi ma potenti, si librano sulle correnti d’aria, dominando le vette dei Pirenei aragonesi. Non ĆØ un incontro casuale. In queste montagne, dove la natura si mostra ancora selvaggia, una rete di scienziati e volontari ha lavorato per anni, con pazienza e dedizione, per riportare in vita un simbolo di libertĆ  e forza. Quel volo, che sembrava perduto, ora torna a raccontare una storia di rinascita.

Il Comedero de AĆ­nsa, il rifugio che ha salvato il gipeto

Il Comedero de Aínsa non è solo un punto dove gli animali vengono nutriti, ma un vero centro di salvezza. Lo gestisce la Fundación para la Conservación del Quebrantahuesos , in collaborazione con il comune locale. In una fresca mattina di primavera, gli operatori seguono un protocollo preciso: sostengono i gipeti quando il cibo scarseggia e tengono sotto controllo la popolazione. Questo rifugio sorge in una zona dove, fino a pochi decenni fa, i gipeti rischiavano di scomparire. Oggi, grazie a questo supporto scientifico e volontario, i Pirenei aragonesi sono riconosciuti come la roccaforte europea di questa specie unica.

I volontari non si limitano a offrire cibo supplementare: controllano la salute dei giovani e degli adulti, monitorano la crescita e si assicurano che tutto proceda nel modo giusto. Un lavoro continuo e appassionato che ha permesso al numero di coppie riproduttrici di crescere, un risultato che fino a qualche tempo fa sembrava impossibile. Il Comedero è molto più di un punto di ristoro: è il simbolo di una battaglia per la vita.

Ossa da spezzare: la dieta unica del gipeto

Il gipeto si distingue tra gli avvoltoi europei per la sua dieta particolare. Mentre grifoni e capovaccai si cibano di carogne fresche, il gipeto preferisce le ossa, che trasporta con maestria sulle creste rocciose. LƬ le lascia cadere sulle pietre per frantumarle e raggiungere il midollo prezioso all’interno. Da questo comportamento nasce il nome spagnolo ā€œquebrantahuesosā€, che significa appunto ā€œspezza-ossaā€.

Questa abitudine gli ha permesso di occupare un ruolo ecologico speciale, coprendo una nicchia alimentare spesso vuota. Nel carnaio dei Pirenei, i visitatori, guidati dai volontari e rispettando regole rigorose, possono osservare da piccole casette con vetri speciali lo spettacolo del pasto degli avvoltoi. L’ordinata attesa lungo le rocce, il silenzio rispettoso, e poi l’agitazione quando arriva il cibo: tutto avviene nel massimo rispetto delle gerarchie. I grifoni aprono il banchetto, mentre i gipeti si avvicinano per ultimi, con calma e pazienza.

Una specie che rinasce: dalla crisi al recupero

Il secolo scorso ĆØ stato difficile per i gipeti d’Europa. Cacciati e avvelenati a causa di false credenze, sono arrivati a sfiorare l’estinzione. Oggi, grazie alla Fundación para la Conservación del Quebrantahuesos, nata nel 1995 ad AĆ­nsa, la popolazione conta oltre 190 coppie riproduttrici. Il lavoro della fondazione si basa su attivitĆ  di allevamento e rilascio controllato di pulcini cresciuti senza contatto umano, chiamate hacking, e su reintroduzioni in zone montane come la Sierra de Gredos, i Picos de Europa e il Sistema IbĆ©rico.

Biologi, guardaparco e volontari lavorano ogni giorno sul campo, non solo monitorando i rapaci ma anche portando avanti progetti di educazione ambientale. Luoghi come l’Eco Museo di AĆ­nsa e la Estación Biológica Monte Perdido a Revilla diventano punti di incontro per sensibilizzare il pubblico. Camminate guidate lungo sentieri specifici raccontano l’importanza degli avvoltoi necrofagi per l’equilibrio dei monti, mostrando come questi rapaci siano veri ā€œspazziniā€ dell’ecosistema.

Volontariato e alleanze: una rete che fa la differenza

A settembre 2024, i volontari della FCQ hanno accolto i finalisti europei della Defender Trophy 2026, una gara che premia chi si impegna per la conservazione ambientale. Quattordici partecipanti, scelti tra centinaia, hanno lavorato fianco a fianco con il team locale, sistemando sentieri, riparando strutture e dando una mano nelle attivitĆ  quotidiane del Comedero. Poi hanno visitato la remota Stazione Biologica di Monte Perdido, cuore della ricerca nel parco nazionale di Ordesa e Monte Perdido.

La Defender Trophy, promossa dal marchio Land Rover, unisce sport, avventura e impegno ecologico. Da vent’anni sostiene le attivitĆ  della FCQ e di altre associazioni, fornendo mezzi affidabili per lavorare anche in zone difficili da raggiungere. I fuoristrada sono fondamentali per monitorare i nidi e intervenire in caso di emergenze.

Italia in gara per la finale mondiale in Africa

La finale mondiale della Defender Trophy 2026 si terrĆ  in Africa, dove squadre da oltre 50 paesi si sfideranno per la conservazione della fauna selvatica. Non ĆØ solo una gara sportiva, ma un’occasione per fare la differenza nelle comunitĆ  locali e proteggere ecosistemi fragili.

Tra i finalisti c’è anche l’Italia, rappresentata da Michele Nava, 30 anni, ingegnere aerospaziale. Nava ha conquistato il pass durante le qualificazioni europee a Les Comes, in Spagna, a giugno 2024, dimostrando abilitĆ  nella guida tecnica, resistenza e navigazione in montagna. La sua partecipazione porta luce su un percorso fatto di passione e impegno per l’ambiente.

La missione di salvare i gipeti nei Pirenei aragonesi ĆØ stata solo una tappa di un cammino più ampio, verso una sfida che promette di mettere alla prova coraggio e dedizione. Dietro ogni volo di questi rapaci c’è una storia di lotta e speranza, per mantenere vivo un ecosistema fragile e in continuo cambiamento.

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