Perché impilare sassi in vacanza danneggia l’ambiente: il rischio nascosto dietro il trend social

Redazione

13 Luglio 2026

Un mucchio di pietre in equilibrio precario su un sentiero di montagna. Sembra un gesto innocente, quasi poetico, eppure sta creando problemi ben più seri di quanto si immagini. Sempre più escursionisti, spinti da foto e video virali sui social, si divertono a impilare sassi ovunque: dai fiumi alle spiagge, fino alle vette più remote. Ma quel gioco, dietro l’apparenza leggera, mette a rischio gli equilibri naturali e la sicurezza di chi percorre quei luoghi. Le torri di pietre, ormai diventate quasi una moda, stanno creando tensioni con chi cerca di proteggere ecosistemi fragili e antiche tradizioni di montagna.

Pietre spostate, habitat compromessi

Spostare anche solo qualche sasso lungo i corsi d’acqua, sulle rive o in montagna può sembrare un gesto innocente, ma in realtà cambia gli habitat di tante specie. Sotto e intorno alle pietre vivono insetti, anfibi, crostacei e microfaune che trovano rifugio e condizioni stabili di umidità e temperatura. Spostare o rimuovere quei sassi significa distruggere questi rifugi, mettendo a rischio la sopravvivenza di molte piccole creature.

Non è solo una questione di animali: modificare i depositi di pietre può alterare il flusso dei ruscelli e il trasporto dei sedimenti. Questo influisce anche sulle specie di pesci, compromettendo le aree dove i giovani crescono. Nei fragili ecosistemi di fiumi e coste, basta poco per sbilanciare l’equilibrio naturale.

Il problema va oltre l’impatto fisico: impilare pietre interferisce con delicati sistemi già messi sotto pressione da altre attività umane.

Pietre e sentieri: quando la confusione mette a rischio gli escursionisti

Nelle montagne italiane, soprattutto su Alpi e Appennini, i cumuli di pietre – chiamati “ometti” – da decenni servono a segnare i sentieri, specie dove la vegetazione scarsa non permette di usare segni tradizionali. Questi ometti sono riconosciuti e rispettati dagli escursionisti e dai gestori dei percorsi.

Il problema nasce quando si costruiscono torri di pietre a caso, fuori dai percorsi ufficiali. Questi nuovi cumuli possono ingannare chi si muove in montagna, portandolo su sentieri sbagliati o pericolosi, soprattutto in condizioni di scarsa visibilità o in luoghi poco conosciuti. Il Club Alpino Italiano e altre associazioni mettono in guardia: spostare o aggiungere ometti può aumentare il rischio di perdersi.

In più, queste strutture instabili possono cadere all’improvviso, diventando un pericolo per chi cammina o arrampica. Un gesto apparentemente innocuo si trasforma così in un rischio concreto per persone e ambiente.

Cumuli di pietre: tradizioni da rispettare

Nel mondo, i cumuli di pietre non sono solo segni o decorazioni, ma spesso hanno significati simbolici o religiosi. In Mongolia, per esempio, segnano tombe. Nel buddhismo molte torri vengono erette durante riti come segno di rispetto o buon auspicio.

Costruire nuove torri senza conoscere queste tradizioni può risultare offensivo per culture profondamente legate a questi simboli. Questo insegna a muoversi con consapevolezza, soprattutto in aree con forte valore storico o spirituale.

In Italia, pur senza queste valenze religiose, è importante riconoscere il ruolo di questi elementi nella memoria e nella gestione del territorio, rispettando le regole di tutela paesaggistica e ambientale.

Arte o danno? Il dilemma delle installazioni temporanee

Alcuni artisti contemporanei usano l’impilamento di pietre come forma d’arte. Michael Grab, dagli Stati Uniti, crea sculture temporanee usando solo pietre naturali, rimettendole al loro posto dopo aver finito. Il messaggio è chiaro: cercare equilibrio e armonia con la natura senza danneggiarla.

Nonostante questo, gli ambientalisti ricordano che anche raccogliere pietre, a prescindere dalla durata dell’opera, disturba gli habitat e può mettere a rischio specie minori. Perciò il consiglio resta quello di osservare la natura senza modificarla, preferendo foto e video che non lasciano tracce.

Questo confronto mette in luce la difficoltà di conciliare espressioni artistiche e tutela degli ecosistemi, mantenendo sempre al centro il rispetto dell’ambiente.

Tenerife: l’isola che ha detto basta alle torri di pietre

A Tenerife, nelle Canarie, l’impilamento di pietre è diventato così diffuso da spingere le autorità a intervenire già nel 2019. Spiagge come Playa Jardín ed El Beril erano invase da cumuli eretti dai turisti, belli da vedere ma dannosi per l’ecosistema costiero.

Il governo locale ha lanciato la campagna #PasaSinHuella , con cartelli informativi e volontari che smantellano le torri. Ma la rapidità con cui venivano ricostruite ha fatto pensare a misure più dure, anche sanzioni.

Questo caso mostra i limiti delle campagne educative senza regole più rigide in luoghi molto frequentati, e sottolinea quanto sia importante bilanciare attrazione turistica e tutela ambientale.

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