Mario Pirovano racconta l’incontro a Londra con Dario Fo e Franca Rame che ha cambiato la sua vita

Redazione

30 Settembre 2026

«Mistero Buffo» al Riverside Studios di Londra: cinque parole che hanno cambiato tutto per Mario Pirovano. Era il 1983. Un giovane operaio milanese, senza pretese, si trovava lì, quasi per caso, quando incontrò Dario Fo e Franca Rame. Quella serata, pensata come un semplice omaggio a due colossi del teatro di denuncia, diventò l’inizio di un legame profondo e duraturo. Nessun piano, solo il caso e la forza di un incontro che avrebbe segnato una vita intera. Da lì, un viaggio che ha attraversato lingue, culture, palcoscenici in ogni angolo del mondo. Oggi, Mario risiede a Gubbio, continua a portare in scena quelle opere che hanno rivoluzionato il teatro italiano e vive una storia fatta di passione e trasformazione, intrecciata con decenni e continenti.

Londra, la scoperta di un teatro ribelle e l’inizio di un sodalizio unico

Mario Pirovano nasce nell’hinterland milanese, figlio di operai, con le mani sporche di lavoro ma il cuore sempre curioso. Nel 1973 lascia l’Italia e si trasferisce a Londra, una città vibrante, piena di opportunità ma anche di difficoltà per chi cerca un futuro. Ed è proprio lì, nel 1983, che si imbatte in una produzione di «Mistero Buffo» al Riverside Studios: uno spettacolo che lo colpisce nel profondo. Quel teatro, con il suo grammelot e la satira tagliente, parla una lingua universale che Mario aveva sempre cercato: un teatro che unisce denuncia sociale e arte popolare.

Quel giorno Mario non si limita a guardare lo spettacolo. Traduce per Fo una discussione con giovani attivisti londinesi, guadagnandosi subito fiducia e aprendo le porte di quel mondo teatrale. Poco dopo entra nella compagnia, torna a Milano e comincia un apprendistato intenso. In poco tempo passa dall’essere interprete e factotum a sentirsi a casa sul palco, imparando a memoria ogni parola, ogni gesto, ogni pausa che Dario Fo e Franca Rame trasformano in poesia e provocazione. La sua formazione artistica non è solo tecnica, ma profondamente politica e culturale: un atto di resistenza mascherato da spettacolo.

Tournée in tutto il mondo e la sfida di portare un teatro italiano all’estero

Dal 1983 in poi, Mario parte con la compagnia per decine di tournée in ogni angolo del mondo. Dalla Russia all’America Latina, dal Nord Europa all’Africa, ogni pubblico è un mondo nuovo da conquistare. La fama di Dario Fo e Franca Rame supera i confini, ma mettere in scena un teatro così legato al dialetto e alle tradizioni italiane richiede un lavoro di traduzione e adattamento molto accurato.

Mario diventa non solo traduttore, ma anche mediatore culturale. La sua padronanza dell’inglese e dello spagnolo gli permette di reinterpretare i testi, rispettando il ritmo di Fo e rendendo ogni battuta comprensibile senza perdere la forza originale. Spesso deve trovare soluzioni per passaggi legati alla religione o a eventi storici poco noti all’estero, come certi episodi di «Mistero Buffo» che ironizzano su santi e popolani medievali.

Il lavoro richiede di conservare intatto il potere evocativo del linguaggio, la capacità di coinvolgere il pubblico e rompere la cosiddetta “quarta parete”. Lo spettacolo deve far ridere, emozionare e indignare, ovunque. Il successo nei diversi paesi dimostra che, grazie al gesto e alla mimica, il teatro di Fo parla davvero un linguaggio universale. Mario ha imparato a usare il suo “broken English” come uno strumento per avvicinare, quasi un grammelot moderno, capace di superare barriere linguistiche e culturali.

Gubbio, la nuova casa: custode di un’eredità teatrale e culturale

Dopo decenni al fianco di Dario Fo e Franca Rame, con cui ha condiviso vita quotidiana e lunghe tournée, Mario sceglie Gubbio come sua casa. A pochi chilometri dalla Libera Università di Alcatraz, spazio di formazione creativa fondato da Jacopo Fo, Mario porta avanti un compito che definisce sacro: custodire e diffondere l’eredità dei maestri, adattandola ai tempi e ai linguaggi di oggi.

Il 30 settembre 2026, nella chiesa di San Francesco a Gubbio, torna in scena con «Lu Santo Jullare Francesco», spettacolo che celebra l’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco e il centenario della nascita di Dario Fo. Non è solo teatro, ma un impegno civile, una testimonianza viva che ridona voce a temi eterni come l’ingiustizia, la contraddizione del potere e il bisogno di riscatto.

Oltre a calcare i palcoscenici, Mario porta avanti laboratori nelle scuole e corsi universitari, coinvolgendo le nuove generazioni nel teatro satirico e critico. Tradurre e mettere in scena le opere di Fo, Rame e Foglietti in più lingue significa anche rinnovare la loro radicalità senza perdere attualità. La sua vita si intreccia così con il tessuto culturale umbro, in un dialogo continuo tra passato, presente e futuro.

I luoghi e le tappe fondamentali del viaggio artistico di Mario Pirovano

Ci sono luoghi che segnano profondamente il cammino di un artista. Per Mario Pirovano, oltre a Londra, teatro della sua scoperta, Melbourne è una tappa chiave. Nel 2003 porta «Johan Padan a la descoverta de le Americhe» al pubblico australiano, ottenendo riconoscimenti per la capacità di unire il linguaggio popolare lombardo a temi universali come la denuncia della violenza coloniale.

Anche Edimburgo rappresenta un momento cruciale, dove debutta in inglese con «Lu Santo Jullare Francesco», affrontando la sfida di un testo molto performativo in una lingua che non è la sua. Da quell’esperienza esce rafforzato nella convinzione che il teatro può superare barriere linguistiche se supportato dalla forza del gesto e della mimica, segni distintivi dell’arte di Fo.

Non solo grandi città, ma anche esperienze più semplici hanno contato nella sua crescita personale. A 17 anni, il primo viaggio importante: in bicicletta da Pregnano Milanese alle montagne sopra Lecco. Un gesto di libertà e indipendenza che gli ha insegnato quanto la determinazione possa superare ogni ostacolo materiale. Dopo quella prova, ha affrontato il mondo con un’altra consapevolezza.

La storia di Mario Pirovano si costruisce così, tra luoghi, incontri e scoperte. Ogni città, ogni palco ha contribuito a forgiare il suo percorso artistico, mantenendo viva la memoria e la forza di uno dei più grandi protagonisti del teatro italiano contemporaneo. A Gubbio, quella strada continua: il dialogo tra passato e presente resta più vivo che mai nel teatro che non smette di raccontare la società.

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