Nel cuore di Roma, famiglie sgomberate si affollano nelle strade, mentre il costo della vita non smette di salire. È il segno tangibile di un decennio che ha cambiato l’Italia, e non solo. Negli stessi anni, la politica si frantuma: nuovi partiti, movimenti polarizzati, un paesaggio sempre più spezzettato. Dieci anni intensi, da guardare con lo sguardo di chi ha raccolto storie e testimonianze, come fa il Tascabile confrontando il passato con il presente. Cambiamenti profondi, che attraversano la cultura, l’economia, la tecnologia, e che costringono a ripensare tutto. In questo scenario di tensioni internazionali, crisi migratorie e nazionalismi in ascesa, emergono anche nuove forme di resistenza e solidarietà, nate dal basso, pronte a sfidare il tempo.
La destra radicale prende piede e cambia il linguaggio politico
Il 2016 ha segnato una svolta. Da un lato, Donald Trump diventava presidente degli Stati Uniti, dall’altro in Europa partiti di destra sempre più radicali e spesso violenti guadagnavano terreno. Guardandoci indietro, la vittoria di Trump non fu uno strappo netto con l’establishment neoliberista, ma piuttosto un riallineamento delle élite verso posizioni più conservatrici e aggressive sul piano culturale e sociale. Le grandi aziende tecnologiche, guidate da figure come Musk, Bezos e Schmidt, intrecciarono sempre più i loro interessi con quelli militari, creando nuove forme di potere.
In Europa, partiti come l’AfD in Germania, l’FPÖ in Austria, il Rassemblement National in Francia, insieme a varie formazioni di destra radicale in Italia e Gran Bretagna, hanno visto crescere il proprio consenso. Questi gruppi si sono distinti per una retorica apertamente razzista e nazionalista, spesso accompagnata da violenze, sia simboliche che pratiche. Hanno trovato terreno fertile soprattutto tra chi ha pagato il prezzo più alto della crisi economica, offrendo risposte reazionarie che cavalcano paure e disagio sociale.
Un aspetto cruciale è stato il ruolo centrale assunto dalla questione della “verità” nel dibattito pubblico. Le destre radicali hanno costruito gran parte della loro propaganda su falsificazioni e versioni alternative della realtà, alimentate da un ecosistema digitale che, in dieci anni, è passato da piazza aperta a spazio dominato da bolle informative e fake news, rendendo sempre più difficile un confronto basato su fatti condivisi.
La crisi della verità e il nuovo volto dei media digitali
Fin dall’inizio del decennio, la fiducia nel discorso politico e nei media si è sgretolata. I social network, visti all’inizio come strumenti di democratizzazione dell’informazione, hanno mostrato presto un lato più oscuro. Algoritmi studiati per massimizzare clic e condivisioni, insieme a interessi politici e industriali, hanno creato un terreno fertile per la disinformazione e la polarizzazione.
Concetti come “filter bubbles” e “confirmation bias” hanno contribuito a dividere il pubblico in gruppi chiusi, dove ognuno si rafforza nelle proprie idee senza mai confrontarsi davvero. Anche il fact-checking si è dimostrato spesso inefficace contro la diffusione delle fake news, che vengono usate per legittimare teorie complottiste o inganni ideologici.
Tra le conseguenze più gravi c’è stata la crescente sfiducia verso le autorità scientifiche e culturali. La pandemia ha fatto emergere con forza questa frattura, mostrando quanto sia difficile per molti accettare limiti e incertezze degli esperti, soprattutto quando le scelte tecniche diventano politiche. Il rifiuto di queste figure ha avuto ripercussioni anche sul fronte del negazionismo climatico e del sostegno a movimenti estremisti.
Il ritorno di un maschile violento e la risposta dei movimenti femministi
Negli ultimi dieci anni si è accentuata la tensione intorno ai ruoli di genere. Le conquiste femministe, pur parziali e lontane dalla vera parità, hanno scatenato una reazione conservatrice ossessionata dal recupero di un presunto ordine naturale. Questo ritorno a un maschile reazionario non riguarda solo ruoli tradizionali, ma incarna un modello culturale di forza, violenza e sopraffazione, simbolo di poteri sociali rigidi.
Leader come Giorgia Meloni e Donald Trump rappresentano questo clima con linguaggi autoritari e violenti, che ne alimentano la diffusione. Allo stesso tempo, intellettuali come Franco “Bifo” Berardi denunciano come la sofferenza e la marginalizzazione di molti uomini bianchi, esclusi dal modello di successo economico e sessuale, si traducano in razzismo, sessismo e fascismo.
Questa dinamica si intreccia con la crisi economica, la perdita di lavori tradizionali e le crescenti disuguaglianze, creando un terreno fertile per malessere e fanatismi.
La risposta dal basso: solidarietà operaia e nuovi movimenti sociali
Di fronte alla crescita di fascismi culturali e politici, sono nate esperienze di resistenza e innovazione sociale dal basso. Lotta operaia, attivismo ambientale e mobilitazioni studentesche spesso si sono unite in un fronte comune che mette al centro solidarietà, cooperazione e controllo dei lavoratori sulla produzione.
I casi di ILVA a Taranto e GKN a Campi Bisenzio mostrano come il protagonismo di base possa farsi portatore di proposte radicali. Queste lotte recuperano pratiche tradizionali di impegno politico, arricchendole con una consapevolezza che lega ambiente, economia e diritti sociali.
Movimenti come Fridays for Future, Uniting for Climate e reti di attivisti sottolineano che la sfida ecologica, industriale e sociale va affrontata con una visione inclusiva, capace di mettere in discussione le logiche estrattive e oppressive dei modelli economici dominanti.
Democrazie fragili: ripensare autorità e libertà
Le derive autoritarie di questi anni costringono a mettere in discussione certezze che sembravano fondamentali per le democrazie occidentali. Le disuguaglianze crescenti e il vuoto culturale e materiale dei processi democratici mettono in crisi il tradizionale legame tra democrazia e libertà.
Come hanno sottolineato Ida Dominijanni e il compianto Mario Tronti, il rischio è che l’autoritarismo cresca dove manca un’autentica autorità politica e culturale, diversa dal semplice esercizio del potere coercitivo. Un’autorità che sappia valorizzare partecipazione e rispetto delle diversità diventa allora indispensabile per ricostruire le basi di una società libera e giusta.
In questo quadro, difendere e ampliare spazi di pensiero radicale e rivoluzionario è una strada necessaria per costruire alternative fondate su solidarietà, giustizia sociale, valorizzazione delle differenze e disarmo. Al centro tornano così appartenenza di classe, riconoscimento culturale e azione collettiva come strumenti per fermare le derive reazionarie e autoritarie.