Un silenzio profondo avvolge la Val di Fassa, interrotto solo dal fruscio leggero delle foglie e dal canto lontano di un uccello. Le Dolomiti – Catinaccio, Marmolada, Sella, Monzoni – si ergono maestose, con cime che sembrano scolpite da mani antiche. Qui, i sentieri si intrecciano come fili nascosti in un arazzo, spesso ignorati da chi corre verso le mete più battute. Ai piedi di queste montagne, i rifugi custodiscono storie di scalate e avventure, come scrigni di memoria. Per chi ama la montagna, questo angolo resta un rifugio autentico, un luogo dove la folla svanisce e la natura parla davvero.
Sentieri e rifugi: dove storia e natura si incontrano
La Val di Fassa è attraversata da una fitta rete di sentieri che arrivano anche nelle vallate meno conosciute, fino ai piedi delle pareti più celebri. C’è di tutto: passeggiate facili e uscite più impegnative, ma il panorama non delude mai. I rifugi, sparsi lungo questi cammini, non sono solo luoghi per una pausa o un pasto, ma custodi di storie alpinistiche che qui si respirano ancora. Sono spesso confortevoli e permettono anche a chi non è un esperto di godersi la montagna senza troppi affanni.
Negli ultimi anni sono aumentati gli impianti di risalita – funivie e seggiovie – a Ciampedie, Belvedere, Col Rodella e Sass Pordoi. Questi mezzi facilitano la salita, portando a punti panoramici spettacolari senza faticare troppo. La funivia del Sass Pordoi, storica e amatissima, è uno degli esempi più noti, apprezzata sia dagli sciatori sia dagli escursionisti.
Turismo di massa e il desiderio di quiete
La popolarità della Val di Fassa ha portato un afflusso crescente di visitatori, soprattutto nelle località più conosciute e instagrammate. Nei periodi di punta, i sentieri principali e i rifugi più famosi si riempiono, rendendo difficile trovare un po’ di tranquillità. Questo sovraffollamento pesa sia sulla vita degli abitanti sia sull’esperienza degli escursionisti più esperti, che spesso si spingono verso percorsi meno battuti.
Tommaso Cardelli, guida alpina del posto, ricorda che la Val di Fassa ha ancora tanti sentieri poco frequentati, dove anche nei mesi più affollati si può camminare senza incontrare troppa gente. La distribuzione dei visitatori dipende molto dalla facilità di accesso e dalla popolarità che certi luoghi hanno sui social. Cardelli invita però a “non giudicare chi arriva per la prima volta: la montagna è grande e chi cerca silenzio lo trova senza dover affrontare gite estreme.”
Col Bel: una perla nascosta da scoprire
Tra le chicche meno battute della valle c’è il Col Bel, raggiungibile dalla seggiovia di Sella Brunech. A prima vista sembra solo un prato, ma da qui si gode una vista eccezionale sulle montagne più iconiche del gruppo del Sella. Il sentiero sale lungo la cresta verso Crepa Neigra, passando vicino al monte Aut. Chi vuole evitare i tratti esposti può scegliere un percorso più tranquillo che corre a mezza costa e arriva allo stesso punto.
Il giro dura circa un’ora e si adatta a chi è abituato a camminare in montagna. Da qui si spazia dal Sassolungo alla Marmolada, con scorci che ripagano la fatica. Attualmente la seggiovia Buffaure-Col Valvacin è chiusa per lavori, rendendo impossibile completare il giro ad anello verso Pozza di Fassa e la Val Jumela. Serve quindi tornare indietro, ma l’esperienza resta comunque preziosa e imperdibile.
Rifugio Taramelli: pietra, storia e silenzio
Nel cuore della Valle dei Monzoni c’è il rifugio Taramelli, noto come “l’ultimo cubo” del Trentino. Un edificio semplice ma robusto, un cubo di pietra costruito nel 1904, che ha resistito al tempo e alle ristrutturazioni che hanno cambiato altri rifugi. La sua struttura rispecchia un’esigenza pratica: ottimizzare gli spazi e contenere i costi, come si faceva un tempo in montagna.
Oggi il Taramelli affascina per la sua autenticità e il suo silenzio. Si raggiunge in circa 40 minuti da Malga Monzoni, facilmente accessibile grazie alle navette estive. È la tappa ideale per chi cerca un’esperienza più raccolta, immersa nella natura e lontana dal caos.
Il sentiero delle pecore: natura e storia ai piedi del Catinaccio
Il Vial de le Feide, detto anche “sentiero delle pecore”, è un percorso che unisce paesaggi spettacolari a un’importante tradizione. Parte dalla stazione alta della funivia di Ciampedie e porta ai pascoli di Prà Martin. Segnalato con simboli di pecore, il sentiero prosegue per un’ora e mezza fino al rifugio Roda di Vael. Fermarsi qui per la notte è consigliato per spezzare l’escursione.
La prima parte è abbastanza frequentata, mentre la seconda, che scende lungo la Conca del Vajolon fino a Malga Vael e Vigo di Fassa, è molto più tranquilla. Qui si cammina immersi nel silenzio, lontani dalla folla. Il percorso presenta qualche passaggio esposto ed è adatto a chi ha esperienza e buona forma fisica, ma resta accessibile a molti appassionati.
Ferrata Crepa Neigra: una sfida alla portata di tutti
Vicino alla seggiovia di Sella Brunech è stata aperta di recente la ferrata della Crepa Neigra, un percorso ideale per chi vuole avvicinarsi al mondo delle vie attrezzate. È breve – 700 metri – con un dislivello di 120 metri, non è spaventosa ma richiede attenzione e ritmo.
A metà percorso ci sono vie di fuga che permettono di gestire al meglio la salita e ridurre i rischi. Affrontarla con una guida alpina è la scelta più sicura: non solo per la sicurezza, ma anche per imparare i trucchi del mestiere. Per chi è abituato a camminare su sentieri poco frequentati, è un’opportunità per crescere senza rinunciare al piacere della montagna.
Sicurezza in montagna: la parola d’ordine è prudenza
Salire in montagna significa prendersi delle responsabilità, specie quando si va fuori dai sentieri più battuti. Tommaso Cardelli raccomanda di mettere nello zaino, oltre al necessario, anche un po’ di umiltà. La montagna può sorprendere con temporali improvvisi, nebbia o stanchezza.
Sapere quando fermarsi e tornare indietro è fondamentale. Non si può fare affidamento solo su GPS e app: aiutano, certo, ma non sono infallibili, soprattutto in condizioni meteo difficili. I soccorsi, spesso limitati all’elicottero, possono tardare. Meglio informarsi bene prima di partire e chiedere consigli a chi conosce bene il territorio.
Come arrivare in Val di Fassa: indicazioni e suggerimenti
Raggiungere la Val di Fassa è semplice grazie all’autostrada del Brennero . Uscendo a Ora/Egna si segue la statale 48 delle Dolomiti, che passa per il passo San Lugano e attraversa la Val di Fiemme fino a Moena. Chi alloggia nelle strutture convenzionate può usufruire della Val di Fassa Guest Card, che permette di viaggiare gratis sui mezzi pubblici locali.
Gli impianti di risalita sono coperti dal Panorama Pass, un biglietto unico estivo valido su 31 funivie, cabinovie e seggiovie della valle. Si parte da 83 euro per tre giorni, utilizzabili entro sei giorni consecutivi. Queste soluzioni rendono gli spostamenti più facili e aiutano a vivere la montagna in modo autentico.
La Val di Fassa resta un punto di riferimento per chi cerca un paesaggio affascinante e itinerari per tutti i gusti. Qui tradizione, natura e modernità si incontrano, offrendo ogni stagione nuove emozioni da scoprire.
