«La classe è morta», dicevano. E invece, sembra che stia tornando a farsi sentire. Oggi il concetto di classe sociale non è più quello di una volta: non è più solo un blocco omogeneo, un soggetto storico da combattere o difendere. La parola stessa appare in bilico, sospesa tra un passato che pesa e un presente frammentato, dove le identità si moltiplicano e si intrecciano. Negli ultimi anni, il termine è stato messo da parte, specie a destra, ma anche in molte correnti della sinistra, che hanno preferito puntare su nuove forme di lotta e riconoscimento. Eppure, qualcosa cambia sotto la superficie. Non si tratta di rispolverare vecchie definizioni, ma di usare la classe come strumento per capire e agire nel mondo contemporaneo, complesso e multiforme. Lo dimostra la nuova collana di e-book pubblicata da Einaudi: un mosaico di voci, dalla saggistica personale alla riflessione accademica, che non cerca una risposta univoca, ma mette in luce la classe come una lente nuova, capace di leggere la società di oggi con tutte le sue tensioni e contraddizioni.
Approcci diversi per capire la classe: la nuova onda di saggi
Negli ultimi anni, il tema della classe è tornato in primo piano grazie a una serie di saggi pubblicati nella collana Quanti, un progetto Einaudi nato nel 2021 che affronta temi spesso controversi. Gli autori – sociologi, filosofi, scrittori – portano linguaggi e metodi diversi, senza cercare un unico racconto coerente. Andrea Muni riflette sul rapporto fra tempo libero, lavoro e libertà, raccontando una condizione di alienazione quotidiana. Francesco Pacifico indaga come le generazioni vivano e percepiscano la classe, mettendo in evidenza come il tempo divida la società. Denise Celentano analizza le trasformazioni della classe nelle democrazie contemporanee, sottolineando nuove forme di disuguaglianza. Davide Piacenza racconta il suo percorso personale, tra precarietà culturale e spostamenti sociali. Dario Salvetti, infine, riprende la dimensione collettiva della lotta operaia, mostrando come dalla mobilitazione nascano nuovi significati e legami sociali.
Questo mosaico non dà risposte nette, ma apre prospettive diverse: oggi la classe non è più un dato fisso, ma un prisma per leggere le condizioni materiali e simboliche del nostro tempo.
Sciopero generale nel settore culturale: la classe che si fa pratica politica
Un esempio concreto di come si possa parlare di classe senza nominarla esplicitamente è lo sciopero generale nel settore culturale del 2023, promosso dal collettivo Mi Riconosci?. Qui lavoratrici e lavoratori di musei, editoria, spettacolo, accademia e audiovisivo si sono messi insieme su rivendicazioni comuni. Nessuno ha chiesto a chi appartenesse, né ha puntato il dito sul reddito o sull’origine sociale. L’obiettivo era costruire un terreno condiviso di riconoscimento e conflitto. Questo modo di fare politica sfida l’idea che serva una condizione materiale identica per agire insieme. Ha prevalso invece la capacità di trovare interessi comuni, nonostante le differenze.
Lo sciopero ha dimostrato che la resistenza può superare la frammentazione imposta dal neoliberismo, che spesso divide e isola. Persone con ruoli e situazioni diverse hanno trovato nuove vie per unirsi, senza passare per le vecchie categorie di classe.
Dal privato al collettivo: come la collana Quanti ridefinisce la classe
Molti dei saggi della collana Quanti si concentrano sulle esperienze personali e sulle biografie. Denise Celentano, con “Liberi in un mondo che schiaccia”, riflette su cosa voglia dire confrontarsi con l’uguaglianza in una società che invece moltiplica le differenze. Prendendo spunto dagli scritti di Annie Ernaux, segnala un “tornante intimistico”: oggi parlare di classe significa spesso raccontare storie personali più che riflettere su un progetto politico collettivo. Questo riflette bene i tempi, in cui il linguaggio della classe si fa narrazione individuale più che orizzonte comune.
Andrea Muni invece si concentra sulla concretezza della vita lavorativa, descrivendo l’alienazione come esperienza vissuta ogni giorno. Con ironia e realismo, racconta la fragilità di chi vive condizioni dure, intrecciando pensiero marxista e storie di stagionali nei lidi balneari. Per lui la classe è più una ferita, un’area di conflitto che una semplice appartenenza. È uno spazio dove si possono costruire nuove forme di organizzazione politica.
Francesco Pacifico offre una lettura originale mettendo a confronto generazioni e classe sociale. Dall’esperienza con gli studenti della scuola del Tascabile osserva che considerare le generazioni come classi è un errore, ma che questo errore aiuta a capire le appartenenze complesse di oggi, dove l’identità sociale si dissolve e va ripensata nelle pratiche.
Davide Piacenza racconta il punto di vista di chi “scappa” dalla propria classe d’origine. Parla delle difficoltà legate al capitale culturale richiesto nel mondo della cultura contemporanea, e di quel senso di estraneità che accompagna chi cerca di superare i confini sociali di partenza, segnando profondamente la vita e il lavoro.
La lotta operaia oggi: un modello per trasformare la società
Dario Salvetti, noto per il suo ruolo nel collettivo di fabbrica ex GKN, vede la classe soprattutto nella lotta collettiva. Per lui, i risultati concreti – aumenti di salario, riduzioni d’orario – nascono dalla forza delle mobilitazioni. Non si limita a raccontare una vertenza, ma la usa come esempio per ripensare il legame tra lavoro, movimento e vita.
Nel suo saggio la classe si intreccia con il tema del tempo e della qualità della vita. La lotta va oltre il salario: riguarda la riorganizzazione delle relazioni sociali, del tempo libero, della possibilità di vivere fuori dai ritmi imposti dal lavoro industriale. La sfida è immaginare una vita degna, dove la dignità umana non sia sacrificata sull’altare di un’economia senza volto.
Salvetti sottolinea l’importanza dell’organizzazione e del conflitto attivo: la classe non è solo un’idea, ma una pratica concreta.
Classe oggi: tra esperienza, conflitto e azione collettiva
Il nuovo interesse per la classe, che attraversa questa letteratura, sposta lo sguardo dalle identità fisse a quelle costruite nel tempo. Se la classe non è più un’eredità immutabile, ma un progetto che si fa nella mobilitazione e nella solidarietà, allora è urgente ripensare come organizzarsi politicamente. Esperienze come lo sciopero della cultura dimostrano che si può unire chi ha storie e condizioni molto diverse, partendo dai conflitti reali.
La sfida principale è passare da una classe vista come identità a una classe “per sé”, capace di creare legami e azione politica. Non si tratta di ricostruire un’unità perduta, ma di trasformare la frammentazione in forza.
Oggi “classe” non è più una categoria fissa, ma un processo vivo che nasce dalla capacità di riconoscersi nel conflitto e nell’organizzazione condivisa. Il nodo politico non è più stabilire chi ne fa parte, ma costruire strumenti e forme per dare corpo a questa appartenenza, partendo dai problemi concreti della vita e dal lavoro.
Questa nuova letteratura testimonia un dibattito vivo, in cui la classe torna a essere una chiave fondamentale per capire la società contemporanea. Non più solo come categoria di analisi, ma come terreno di azione e trasformazione collettiva.