Strana categoria: poesia e militanza negli anni di piombo
Nel 1975 usciva Strana categoria, il primo libro di poesie di Carlo Bordini. Oggi, a cinquant’anni di distanza, torna a farsi sentire con tutta la sua forza. Quegli anni Settanta, così densi di tensioni politiche e sperimentazioni linguistiche, sembrano riemergere dalle pagine. Bordini, con uno sguardo che unisce ironia e critica, racconta un conflitto interno fatto di abbandono e fedeltà, tra vita privata e impegno militante. Quel testo, lontano nel tempo, parla ancora a un presente dove la politica cambia velocemente e le parole si moltiplicano senza tregua. Guardare indietro, allora, diventa un modo per capire meglio il nostro tempo.
Strana categoria: poesia e militanza negli anni di piombo
Nel 1975, Strana categoria fu un esordio fuori dal comune. Bordini arrivava a quel libro dopo anni passati nella sinistra extraparlamentare, tra trotzkismo e entrismo nella Quarta Internazionale. Quel passato segna profondamente il testo, che si fa ponte tra impegno politico e poesia intima. Pubblicare il libro con il ciclostile, uno strumento tipico della propaganda e delle lotte di quegli anni, sottolinea quanto il metodo militante e quello poetico fossero vicini. La diffusione avveniva con le stesse tecniche della lotta politica, e anche la forma del libro rispecchia quell’approccio: militanza che si fa linguaggio, spesso con un tono paradossale o ironico.
Bordini racconta quel periodo come un momento di scissione ma anche di osmosi tra politica e poesia. Nel suo romanzo autobiografico Memorie di un rivoluzionario timido spiega come la militanza fosse diventata un “congegno superegoico”, una specie di prigione mentale da cui la poesia nasceva come desiderio di vita e libertà. Il passaggio da militante a poeta è il conflitto tra rigore ideologico e bisogno di spontaneità, un vitalismo che riflette anche le grandi trasformazioni culturali di quegli anni.
Ma il libro non è solo rottura: interpreta la militanza come un campo di tensioni continue. Questo doppio registro fa di Strana categoria un documento prezioso, che racconta la condizione di chi, uscito dalla politica rigida, si scontra con le proprie contraddizioni e con il desiderio di “uscire dalla stanza”, cioè da quell’autocensura ideologica.
Poesia come campo di battaglia tra voglia di vivere e frustrazione
Strana categoria si apre con la poesia Lettera a G., dove Bordini mette subito in chiaro alcune costanti del suo stile e dei suoi temi. I versi alternano lunghezze e ritmi spezzati, la punteggiatura spesso manca o è fuori dai canoni, rendendo la lettura irregolare e difficile da seguire in modo lineare. Tra immagini forti – come “un mostro alato con la faccia di noi stessi” – e concetti netti – “la malintesa dottrina” – si snoda un discorso che lega lo smarrimento politico alla frustrazione personale.
Il libro non separa mai la sfera privata da quella politica. La “strana categoria” del titolo è una comunità ibrida, che condivide due insofferenze: verso il sistema e le sue appendici autoritarie, e verso una militanza vista come rigida e soffocante. La comunità evocata da Bordini è instabile, piena di dubbi ma anche di energia che rifiuta modelli autoritari.
La ribellione contro l’ortodossia militante si accompagna però a una nuova crisi: il passaggio dall’azione politica alla liberazione individuale del desiderio, specialmente dopo il ’68. Questo porta a una sorta di immobilismo che non è disimpegno, ma presa di coscienza complicata e dolorosa. La poesia diventa lo specchio di questa tensione, oscillando tra partecipazione e critica ironica verso se stessa e il proprio tempo.
L’intellettuale in crisi: la «stanza» come prigione mentale
La lunga poesia Sono un intellettuale riassume bene l’ambiguità di Bordini verso l’impegno politico e culturale. Qui emerge un intellettuale nervoso, nevrotico, che si definisce “mostro tutto testa e niente mani”, alienato da una realtà vissuta solo attraverso libri e teorie. È un blocco, un’incapacità di agire direttamente, che si traduce in una riflessione che si perde in astrattezze.
La “stanza” è una metafora ricorrente nella scrittura di Bordini: una prigione simbolica fatta di impotenza politica e autocensura psicologica. È l’angolo stretto in cui si muovono gli intellettuali di sinistra, sempre divisi tra il desiderio di fare qualcosa e la frustrazione di non riuscirci.
Con questa immagine emerge un’altra tensione nel libro: la difficoltà di uscire dai percorsi già tracciati, di superare il conflitto tra impegno e vita privata. L’ironia tagliente e la disillusione attraversano questi versi, che però indicano anche la necessità di un nuovo linguaggio e di nuove pratiche per affrontare l’impasse storico e politico.
Linguaggio in movimento: contraddizioni e sperimentazione
Un tratto distintivo di Strana categoria è l’uso di una lingua che rompe con le forme tradizionali della poesia militante. Bordini riprende parole e immagini tipiche di quegli anni – dalla guerra in Vietnam a figure come Franco o i trotzkisti – ma li piega a un testo che rifiuta la linearità e la chiarezza della propaganda.
L’ironia è il filo che attraversa tutta la raccolta, non solo come critica ma anche come forma di maschera e antifrasi. La scrittura è sempre attraversata da un’ambivalenza emotiva che mescola coinvolgimento e distanza, rigore politico e sarcasmo. Nelle parti dedicate alla guerra o negli acrostici, Bordini prende in giro cerimonie ufficiali ed etichette politiche con toni caricaturali e situazioni paradossali.
Così Strana categoria si conferma un’opera complessa, radicata nella realtà storica ma capace di mettere in discussione i codici della comunicazione politica del tempo. La poetica di Bordini è una riflessione sulle trasformazioni della militanza e sulla necessità di esplorare nuove vie espressive, cercando un equilibrio tra dimensione personale e collettiva.
Rileggere un’epoca attraverso la poesia e l’autoanalisi politica
Carlo Bordini non si limita a denunciare o a celebrare la sua esperienza politica. La sua scrittura nasce da una crisi che coinvolge la storia e la letteratura, e che segna profondamente l’individuo, rendendolo portavoce di tensioni più ampie. Il rapporto con l’io non è mai confessione o ritiro, ma un teatro di scontri tra istanze diverse: la militanza come superego, la poesia come luogo di espressione, la coscienza politica come campo di battaglia.
Questo intreccio rende difficile separare ideologia ed emozione. Bordini costruisce un testo dove convivono momenti di sincera adesione e altri di ironia e distacco. La riedizione di Strana categoria nel 2024 riporta in primo piano non solo un poeta spesso trascurato, ma soprattutto un documento vivo di un processo di cambiamento culturale e politico che ancora oggi ci interroga.
Il crescente interesse per letture collettive del libro dimostra come la sua attualità vada oltre la letteratura, stimolando una riflessione su come la poesia possa ancora avere un ruolo nel dibattito pubblico. In un’epoca dominata dalla frammentazione mediatica e dalla complessità politica, Strana categoria si impone come un invito a confrontarsi con le contraddizioni della nostra storia e con la sfida di un linguaggio che sappia tenere insieme politica, vita e parola.