L’Estetica del Surriscaldamento: Quando Arte e Politica si Incontrano nel Video di Hito Steyerl

Redazione

6 Maggio 2026

Nel 2004, Hito Steyerl cammina tra una folla di manifestanti curdi, avvolta in una bandiera del PKK. È un’immagine che resta impressa, catturata nel suo video November, che ha ormai raggiunto lo status di piccolo classico. Ma non si tratta solo di documentare un evento politico: quella scena è un gioco di specchi, un atto consapevole che mette in crisi la verità delle immagini documentarie. Steyerl si presta a una messinscena, spingendo chi guarda a interrogarsi su come si costruisce la rappresentazione, soprattutto in un contesto di conflitti e media globali. Il video segue la memoria di Andrea Wolf, attivista tedesca uccisa nel 1998 durante la lotta per l’indipendenza curda, intrecciando biografia, arte e politica in un racconto che smaschera le contraddizioni tra potere e narrazione.

Andrea Wolf, simbolo controverso di una guerra invisibile

Andrea Wolf è la protagonista di November. Attivista impegnata nella lotta curda, legata al PKK – movimento considerato terroristico dalla Turchia – è morta nel 1998 per mano dell’esercito turco. La sua scomparsa ha cambiato il modo in cui si racconta il conflitto curdo. Steyerl ripercorre la sua storia personale e politica attraverso un uso calibrato di immagini e testi, mostrando come i media abbiano costruito un’immagine sfaccettata e controversa: martire per alcuni, figura ambigua per altri. La sua visibilità è stata continuamente rimaneggiata, in bilico tra la negazione turca e il simbolo di resistenza curda. È uno scontro a colpi di narrazioni e potere, dove la biografia diventa terreno di battaglia simbolico, manipolata e riscritta secondo strategie politiche e mediatiche.

Immagini al tempo del digitale e il salto nell’intelligenza artificiale

Steyerl non si ferma al campo politico. Dal 2000 in poi, il suo sguardo si allarga alle trasformazioni tecnologiche che stanno cambiando il senso e il valore dell’immagine oggi. Già nel 2009, con In Defense of the Poor Image, aveva osservato il caos della moltiplicazione digitale, vedendo in quel flusso rapido e diffuso anche una potenzialità liberatoria. Ma negli ultimi anni la questione si è fatta più complessa, soprattutto con l’arrivo dell’intelligenza artificiale. Nel suo libro del 2025, Medium Hot. Intelligenza artificiale e immagini ai tempi del riscaldamento globale, Steyerl mette a fuoco le immagini generate artificialmente non solo come rappresentazioni ma come fenomeni materiali: immagini “calde”, accelerate, consumate da infrastrutture energetiche pesantissime. L’artista denuncia il legame stretto tra produzione digitale e sfruttamento delle risorse, mostrando quanta energia si consuma per creare e diffondere immagini AI, contribuendo così al collasso climatico.

Medium Hot: dietro le quinte del digitale c’è un prezzo alto

In Medium Hot, Steyerl scava dietro le quinte delle tecnologie digitali e delle immagini artificiali. Il “calore” non è solo una metafora: è il risultato concreto del lavoro delle macchine, che bruciano enormi quantità di energia, minerali e manodopera, spesso distribuiti su scala globale secondo logiche estrattive e coloniali. L’artista mostra come questo sistema rafforzi strutture tecnocratiche e gerarchie razziste, mettendo un freno alla creatività e alla resistenza nelle società digitali. Denuncia anche la raccolta di immagini e dati senza consenso, che alimenta dataset sottraendo risorse intellettuali a creativi e artisti. Il lavoro digitale diventa così un meccanismo di esproprio continuo, che allarga le disuguaglianze e rafforza la divisione sociale della nuova economia digitale.

Televisione 2.0 e il rapporto complicato con la violenza

Steyerl nota anche un fenomeno curioso: il ritorno di un modello broadcast top-down, simile alla vecchia televisione, ma rivisto in chiave social, con piattaforme di video brevi come TikTok. Questa nuova forma di diffusione trasforma le immagini da semplici rappresentazioni a strumenti attivi nei processi finanziari e tecnologici globali. Il riferimento al film Medium Cool di Haskell Wexler del 1969 apre una riflessione etica sul rapporto tra documentare la violenza e l’assuefazione ad essa. Wexler mostrava come la stessa rappresentazione potesse creare distacco emotivo, sollevando dubbi sul senso di una produzione di immagini sempre più massiccia. Oggi questa domanda torna con forza davanti alla marea di immagini generate dall’intelligenza artificiale e al loro impatto sulla percezione e sui comportamenti sociali.

Immagini operazionali e capitalismo senza confini

Infine, Steyerl amplia la sua critica all’immagine nelle dinamiche dell’economia globale. Riprendendo il concetto di “immagine operazionale” del maestro Harun Farocki, sottolinea come le immagini non siano più solo rappresentazioni ma parti attive di sistemi finanziari e tecnologici. L’arte diventa così un prodotto che si muove nell’economia digitale, un’attività fondata sul “circolazionismo” che consuma materiali, energia e lavoro senza sosta. Questa fusione tra immagine e prodotto economico cancella i confini tra cultura e capitalismo. Con una metafora da Il mago di Oz, Steyerl racconta come le intelligenze artificiali agiscano dietro una “tenda nera” che nasconde la frattura tra produzione e realtà materiale, alimentando un processo di sfruttamento che travolge anche il mondo dell’arte. Le contraddizioni del capitalismo digitale emergono nitide, mostrando come le trasformazioni tecnologiche stiano cambiando lavoro, sfruttamento e rappresentazione.

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