Sulcis-Iglesiente: guida alle meraviglie storiche e culturali della Sardegna più antica

Redazione

12 Ottobre 2026

# Sulcis-Iglesiente: storia, cultura e tradizioni di un territorio unico

A Sant’Antioco, sotto le strade del centro, si nasconde un quartiere scavato nella roccia: antiche tombe puniche trasformate in case, un labirinto di storia che sorprende chiunque lo attraversi. Il Sulcis-Iglesiente, nel cuore della Sardegna sud-occidentale, è un mosaico di paesaggi e memorie che affondano le radici in millenni di vicende umane. A Calasetta, il profumo del mare si mescola a quello delle vigne, frutto di un incontro tra culture mediterranee che qui hanno plasmato tradizioni di pesca e viticoltura. Poi c’è Iglesias, con le sue miniere che raccontano un’epopea fatta di gallerie oscure e macchinari silenziosi, oggi testimoni di un passato industriale che non si vuole dimenticare. Tra borghi abbandonati, tonnare ancora attive e necropoli imponenti, questo angolo di Sardegna si svela anche nel gusto: vini pregiati e prodotti genuini che portano sulle tavole storie antiche, custodite e tramandate con orgoglio.

Sulcis e Iglesiente: due volti di un territorio antico

Il Sulcis-Iglesiente si estende nel sud-ovest della Sardegna, unendo due zone diverse ma complementari: il Sulcis a sud, con le isole di Sant’Antioco e San Pietro, e l’Iglesiente a nord. Nel Sulcis si trovano centri come Carbonia, Calasetta, Carloforte, Santadi e Tratalias. Nell’Iglesiente spiccano Buggerru, Domusnovas, Gonnesa e Iglesias. Qui, un paesaggio segnato da montagne minerarie, coste frastagliate e pianure coltivate racconta la lunga storia di un’economia fatta di pesca, miniere e agricoltura.

L’isolamento relativo ha preservato molte caratteristiche tipiche, lontano dalle mete turistiche più frequentate. Le isole di Sant’Antioco e San Pietro, con le loro tradizioni marinare, completano questo quadro unico, dove il mare e la terra si intrecciano in modi inaspettati.

Sant’Antioco e il villaggio sotterraneo: case nelle tombe puniche

Sotto le strade di Sant’Antioco si apre un mondo nascosto: un quartiere ipogeo fatto di grotte scavate nella roccia, nate come necropoli punica. Nel Settecento, quando molte famiglie non potevano permettersi una casa nuova, questi spazi furono trasformati in abitazioni. I “gruttaiusu”, così chiamati gli abitanti delle grotte, modificarono gli ambienti dividendo gli spazi, imbiancando i muri e aggiungendo persino forni per il pane.

Questi rifugi sotterranei rimasero abitati fino al secondo dopoguerra, quando nuove case portarono le famiglie fuori dal sottosuolo. Oggi il villaggio ipogeo è visitabile, con percorsi che raccontano la vita quotidiana di chi vi abitò, offrendo un pezzo raro di archeologia urbana. Poco distante, sotto la Basilica di Sant’Antioco Martire, si trovano catacombe cristiane che riutilizzarono tombe puniche tra IV e V secolo d.C., segno di una lunga continuità d’uso del sottosuolo.

L’economia locale ruotava anche intorno alla palma nana: le foglie secche venivano intrecciate per fare scope, corde e borse, strumenti semplici ma essenziali nella vita di tutti i giorni.

Calasetta e il Carignano: un vino che sfida il tempo

Fondata nel 1769 da famiglie arrivate da Pegli e Tabarka, Calasetta è un borgo legato alla pesca del corallo e all’agricoltura. I piemontesi portarono con sé la vite, in particolare il vitigno Carignano, che qui trovò terreno e clima ideali. Le viti ad alberello, piantate su suoli sabbiosi e ventilati, riuscirono a resistere alla fillossera che alla fine dell’Ottocento distrusse molte coltivazioni in Europa.

Ancora oggi si usa la tecnica tradizionale di propagare le piante tramite tralci connessi alla pianta madre per mantenere vivi gli antichi vigneti. Cantine come La Scogliera aprono le porte per scoprire questa viticoltura storica, frutto dell’incontro tra culture mediterranee diverse.

Carloforte e la tonnara: una pesca che è storia e cultura

A Carloforte, sull’isola di San Pietro, la tonnara è molto più di un metodo di pesca: è un rito che ha attraversato i secoli. Le reti e le camere guidano i tonni rossi durante la migrazione verso la trappola finale, dove si svolge la “mattanza”. La tonnara è ancora oggi un cuore produttivo, ma anche sociale e culturale dell’isola.

Il Museo Civico Casa del Duca conserva utensili, modelli e documenti che raccontano tutto il ciclo della pesca e della lavorazione del tonno. Preparazioni come ventresca, bottarga e la pasta alla carlofortina sono espressioni di un legame profondo tra mare e tavola.

Iglesiente: miniere e architettura industriale da scoprire

Intorno a Iglesias si snoda una rete di testimonianze minerarie che include villaggi operai, gallerie e grandi impianti. La Grotta di Santa Barbara, scoperta nel 1952 nella miniera di San Giovanni, è una cavità naturale decorata da enormi cristalli di barite, incastonata tra le gallerie scavate dall’uomo.

Dalle scogliere di Nebida, con la Laveria Lamarmora, fino a Porto Flavia a Masua, esempio di ingegneria mineraria unica, il territorio racconta la fatica e l’ingegno di chi ha lavorato la terra. Oggi queste strutture sono in parte valorizzate come patrimonio archeologico-industriale, testimonianza di un rapporto lungo e complesso tra uomo e territorio.

Tratalias Vecchia: un borgo sospeso nel tempo

Tratalias Vecchia, abbandonata dopo la guerra, conserva un’atmosfera di città ferma nel passato. Le case in pietra con cortili e portali circondano la piazza dominata dalla chiesa romanica di Santa Maria di Monserrato, costruita nel 1213 con trachite e arenaria.

Questa chiesa è uno dei più belli esempi di romanico pisano nel Sulcis, con la facciata ricca di archi, lesene e decorazioni geometriche. All’interno, le tre navate sono divise da colonne e pilastri con capitelli diversi per stile. Tratalias è un luogo che incanta, dove la storia si legge nelle pietre.

Montessu: la necropoli pre-nuragica che racconta un mondo antico

A Villaperuccio si trova Montessu, una delle necropoli pre-nuragiche più grandi e importanti della Sardegna. Le quaranta tombe ipogee, le domus de janas, sono scavate nella roccia di trachite e risalgono al Neolitico recente, usate fino all’età del Bronzo.

Questi sepolcri riproducono le case dell’epoca, con camere, anticelle, pilastri e decorazioni scolpite. La Tomba delle Spirali spicca per incisioni che sembrano simboli misteriosi, legati a antiche credenze. Il sito è visitabile con un percorso di almeno un’ora e mezza, meglio se accompagnati da una guida esperta.

Il gusto del Sulcis-Iglesiente: tra terra e mare

La cucina del Sulcis-Iglesiente cambia col variare del paesaggio. Nell’entroterra, come a Iglesias, Santadi e Nuxis, dominano piatti a base di agnello, maialetto, formaggi e legumi. Il pane è protagonista, con varietà tradizionali come il civraxu di semola, il coccoi decorato e il mustazzeddu condito con pomodoro e aglio.

A Calasetta si coltiva una lenticchia nera, piccola e scura, eredità delle comunità tabarchine. Sulla costa, soprattutto a Carloforte, la tradizione è marinara: piatti di tonno rosso e specialità come il cascà, un cous cous locale con verdure, e la capunadda, insalata con tonno e gallette.

Il Carignano del Sulcis è il vino simbolo del territorio, nato da vigneti ad alberello resistenti alla fillossera. Cantine come Arriali e Mesa propongono interpretazioni moderne di questo vitigno, unendo tradizione e innovazione.

Artigianato locale: dal bisso marino all’oro fino

Sant’Antioco custodisce la rara arte del bisso marino, una fibra preziosa estratta dalla Pinna nobilis, nota come “seta del mare”. Anche se la raccolta è vietata per la protezione della specie, la tessitura continua grazie a materiali d’epoca e a maestri artigiani che tramandano tecniche secolari. Tovaglie e altri manufatti esposti in chiese e donati a Papa Francesco testimoniano questa tradizione unica.

A Iglesias spicca invece l’oreficeria, con la filigrana d’oro usata per spille e gioielli legati ai costumi tradizionali. Artigiani come Fabrizio Loi uniscono ricerca e rispetto per il passato, mantenendo vivi simboli culturali con creazioni di grande valore.

La palma nana, pianta tipica della macchia mediterranea, fornisce foglie essiccate per intrecciare oggetti d’uso come cestini e scope. La raccolta è oggi regolamentata per la tutela ambientale, ma l’intreccio resta un’arte preziosa della cultura locale.

Come muoversi e dove alloggiare nel Sulcis-Iglesiente

Per esplorare il Sulcis-Iglesiente l’auto è il mezzo più comodo, vista la distanza tra i vari paesi e le campagne. Da Cagliari si arriva a Iglesias e Carbonia in poco più di un’ora.

Per raggiungere Carloforte, sull’isola di San Pietro, ci sono traghetti giornalieri da Calasetta e Portovesme, con traversate di 30-40 minuti. È consigliato imbarcare anche l’auto per muoversi liberamente sull’isola.

Tra le sistemazioni consigliate ci sono il MuMa Hostel di Sant’Antioco, ospitato nel Museo del Mare e dei Maestri d’Ascia, e l’agriturismo Oasi Blu a Calasetta, immerso nel verde con ambienti tipici. Entrambi sono ottimi punti di partenza per scoprire mare, cantine e siti archeologici.

Il Sulcis-Iglesiente si conferma così un territorio ricco di contrasti e storie, dove tradizioni e cultura materiale si intrecciano, offrendo a chi arriva un viaggio completo tra passato e presente.

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