A Carloforte la pesca del tonno rivive l’antica tradizione fenicia tra preghiere e rituali secolari

Redazione

10 Ottobre 2026

Ogni primavera, l’isola di San Pietro si anima con un rito che sembra arrivare da millenni fa. A Carloforte, la pesca del tonno rosso non è solo lavoro: è una tradizione che affonda le radici nel cuore del Mediterraneo, un’eredità fenicia che ancora oggi tiene viva la comunità. Da aprile a giugno, il mare diventa un teatro dove si intrecciano preghiere, gesti sapienti e una danza di reti che richiede precisione e rispetto. Al centro di tutto, c’è il rais, il capo della tonnara, che con esperienza guida la squadra a incanalare i banchi di tonni verso la Camera della Morte, l’ultimo varco prima della cattura. Un momento carico di tensione e fascino, che racconta un legame antico tra uomo e natura.

Tradizione e fede: come si pesca il tonno a Carloforte

Prima di calare le reti nelle acque intorno a Carloforte, il rais e i tonnarotti si raccolgono per recitare una serie di preghiere, invocando protezione e fortuna. Si rivolgono a diversi santi: Sant’Antonio per avere aiuto durante le operazioni, San Giorgio per allontanare i pesci indesiderati, San Gaetano per chiedere la Provvidenza, San Libero per proteggersi da guai e San Pietro, il guardiano principale della pesca. Non mancano nemmeno momenti di raccoglimento dedicati alle anime del Purgatorio. Questi riti sono un ponte tra fede e tradizione, che rinsaldano un legame profondo con il mare e la natura.

Le reti vengono sistemate sul fondo formando il “calato”, un sistema di sbarramenti fissi che spingono i tonni verso l’interno della tonnara lungo un percorso obbligato. Le cosiddette camere comunicanti sono corridoi d’acqua che guidano i pesci, mentre i pescatori, a bordo delle barche, vigilano per chiudere ogni via di fuga. Così, i tonni finiscono imprigionati nella Camera della Morte, dove si svolge la mattanza: le barche circondano lentamente la rete, sollevando i pesci, pronti per essere issati a bordo.

Un’eredità che viene da lontano: i Fenici e i coloni di Carloforte

La tecnica della tonnara risale a ben 2000 a.C., quando furono i Fenici, abili navigatori e pescatori, a inventare questo metodo di cattura. Questa tradizione arrivò sull’isola di San Pietro grazie ai coloni di Pegli che, dopo un periodo a Tabarka in Africa per la pesca del corallo, dovettero migrare ancora in cerca di nuove terre. Nel 1738, Carlo Emanuele III di Sardegna regalò loro l’isola di San Pietro, dove fondarono la comunità di Carloforte.

La città nacque attorno alla tonnara e per decenni la pesca del tonno ha coinvolto quasi tutta la popolazione isolana. Non si lavorava solo alla cattura, ma anche alla conservazione del pesce, messo sotto sale per garantirne la durata. La pesca era un momento di condivisione e il rapporto tra uomo, mare e natura ha segnato profondamente la cultura locale.

Carloforte e San Pietro: un legame stretto tra luogo e fede

Carloforte si trova sull’isola di San Pietro, nel Sulcis, all’estremità sud-occidentale della Sardegna. L’isola, con i suoi 51 chilometri quadrati, ospita una sola comunità urbana: il comune di Carloforte. Il nome deriva dall’apostolo Pietro, che secondo alcune fonti avrebbe fatto tappa qui nel I secolo d.C. durante il suo viaggio verso Roma. Ogni anno il 29 giugno il paese celebra la festa di San Pietro con una processione tradizionale che si snoda anche sul mare.

San Pietro è il santo protettore dei pescatori e dei tonnarotti, per questo è al centro di una delle preghiere prima della mattanza, a conferma del legame spirituale che unisce la comunità al mare.

La migrazione del tonno e il momento clou della mattanza

I tonni rossi passano l’inverno nell’Oceano Atlantico e, con l’arrivo della primavera, si spostano verso il Mediterraneo per riprodursi. Attraversano la costa nordafricana, risalgono verso la Sicilia e attraversano il Canale di Sardegna, fino ad arrivare vicino all’isola di San Pietro tra aprile e fine giugno. Qui entrano nelle reti della tonnara, che formano un percorso obbligato sul fondale.

I tonnarotti devono vigilare attentamente, chiudendo ogni apertura dietro alle celle per impedire ai pesci di tornare indietro. Questo continuo gioco di chiusure restringe gradualmente lo spazio per i tonni, che alla fine finiscono nella Camera della Morte. Qui va in scena il momento più atteso: le barche si dispongono a cerchio, le reti si alzano lentamente e i tonni vengono catturati, chiudendo un ciclo millenario.

I sapori di Carloforte, frutto di mille incontri nel Mediterraneo

La cucina di Carloforte racconta una storia di scambi e migrazioni che hanno attraversato il Mediterraneo. Uno dei piatti simbolo è u cascà, un cous cous fatto con semola di grano duro, importata dall’Africa dai pescatori tabarchini. La semola viene lavorata artigianalmente e le verdure preparate a parte, con varianti che cambiano da famiglia a famiglia. Nelle occasioni speciali, il piatto si arricchisce anche con carne di maiale.

Un altro classico è il pasticcio alla carlofortina, un mix di diversi formati di pasta come maccheroni, casulli, gnocchetti e croxetti, condito con pomodoro, pesto ligure e tonno sott’olio, un chiaro segno dell’incontro tra culture mediterranee.

La capunadda, piatto freddo tipico di molti popoli di mare, combina tonno sotto sale, pomodoro, basilico, capperi e facussa, un ortaggio arrivato dalla Tunisia, da gustare con le gallette, un pane secco usato anche per la conserva a bordo delle barche.

Il tonno alla carlofortina, nato come piatto semplice con la coda di tonno condita con pomodoro e aceto, oggi si è trasformato in una ricetta più elaborata, simile a un brasato.

Girotonno, la festa internazionale che celebra il tonno rosso

Dal 2003, Carloforte ospita Girotonno, un evento annuale dedicato al tonno rosso e alla sua tradizione gastronomica. La manifestazione attira chef di fama mondiale, che si confrontano mostrando ricette e tecniche con questo protagonista.

Tra degustazioni, show cooking e incontri culturali, Girotonno ha portato anche innovazioni nella cucina locale, introducendo preparazioni come sashimi e tataki, provenienti da altre tradizioni. Così il tonno rosso continua a viaggiare, non solo nel mare, ma anche tra culture e sapori, portando sull’isola un pezzo di tutto il Mediterraneo.

A Carloforte il legame con la tonnara resta forte e vivo, un patrimonio che unisce fede, lavoro, sapori e comunità, testimonianza di una civiltà di mare che resiste e si rinnova ogni anno.

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