Lucia Sala Simion e il suo viaggio in Antartide: «Un altro pianeta da esplorare»

Redazione

27 Agosto 2026

Lucia Sala Simion non aveva pianificato di finire in Antartide, eppure quel primo passo su quel continente desolato ha cambiato tutto. Non un sogno coltivato da sempre, ma un incontro che ha riscritto la sua vita. Da medico, ha preso la strada della fotografia e della narrazione, inseguendo storie ai confini del mondo. Sono passati quasi trent’anni, ma quel richiamo rimane potente, come il vento tagliente che attraversa le distese di ghiaccio. Tra reportage intensi, conferenze e viaggi su uno degli icebreaker più sofisticati, la sua esperienza si fa racconto vivo di esplorazioni e scoperte, un legame profondo con il “cuore bianco” del pianeta.

Da medicina a fotografia: la svolta decisiva

Nel 1987, dopo essersi laureata in medicina a Milano, Lucia ha scelto una strada diversa. Ha lasciato la carriera tradizionale per dedicarsi alla fotografia e alla divulgazione scientifica. Una mossa coraggiosa che ha aperto nuove porte e le ha fatto vedere il mondo da una prospettiva tutta nuova. A metà anni Novanta si è trasferita a Parigi, città che ha segnato una tappa fondamentale nella sua crescita personale e professionale.

Parlare di “viaggi” per lei è riduttivo: dai fondali del Mediterraneo alle coste di Palau, dall’Africa alle grotte sommerse dei Caraibi, ha attraversato ambienti ricchi di vita e storie da raccontare. Ha portato l’attenzione su ecosistemi fragili come le praterie di Posidonia oceanica, fondamentali per la biodiversità del Mediterraneo, e su luoghi remoti come i laghi isolati della Micronesia o le sorgenti di Mzima in Kenya. Ogni reportage è diventato un racconto visivo e scientifico, un’esperienza che l’ha preparata ad affrontare anche gli ambienti più ostili.

Poi, nel 1997, è arrivato il primo viaggio in Antartide: un punto di svolta. Quel continente immenso e quasi tutto coperto di ghiaccio ha preso il posto centrale nel suo lavoro, raccontato nel suo libro «Antartide. Il cuore bianco della Terra». Oggi è guida scientifica a bordo del rompighiaccio Le Commandant Charcot, una nave all’avanguardia che porta il nome dell’esploratore francese Jean-Baptiste Charcot, un legame vivo tra passato e presente.

Antartide, un altro mondo tutto da scoprire

La prima impressione di Lucia entrando in Antartide fu quella di trovarsi su un pianeta diverso. Un continente quasi interamente coperto di ghiaccio, con solo il 2% della superficie libera da neve. Un paesaggio unico, fatto di vastità bianche, silenzi profondi e una luce quasi irreale che avvolge tutto.

L’Antartide colpisce per la sua immensità, ma anche per la sua natura quasi “intangibile”. Lucia lo paragona a un corpo ghiacciato di Giove o Saturno più che a una terra terrestre. Le condizioni estreme – temperature sotto zero, venti taglienti e meteo imprevedibile – trasformano questo luogo in una sfida continua.

Ma il continente è anche un laboratorio naturale insostituibile. Progetti come EPICA, che ha recuperato antichissimi campioni di ghiaccio, hanno permesso di studiare la storia climatica della Terra e capire meglio i cambiamenti globali. La base italo-francese Concordia, dove Lucia si collegherà in diretta da Milano in un evento nell’ottobre 2026, è uno dei centri scientifici più importanti al mondo per la ricerca polare.

Sul rompighiaccio Le Commandant Charcot: tra storia e scienza

Oggi Lucia è guida scientifica sul rompighiaccio Le Commandant Charcot, una nave di Ponant equipaggiata con tecnologie all’avanguardia per l’esplorazione polare. La nave prende il nome da Jean-Baptiste Charcot, celebre esploratore francese delle spedizioni antartiche. Il legame di Lucia con Charcot è quasi personale: ha vissuto vicino alla sua casa natale a Neuilly-sur-Seine e ha visitato luoghi e collezioni della sua famiglia.

Charcot perse la vita durante una spedizione nel 1936, quando una tempesta distrusse la sua barca vicino a Reykjavík. Solo un membro dell’equipaggio sopravvisse, raccontando il coraggio del comandante che rimase alla plancia fino all’ultimo. Un simbolo di dedizione che oggi si ritrova nelle missioni di esplorazione e divulgazione che Lucia porta avanti a bordo.

Il suo ruolo non è solo quello di accompagnare i viaggiatori. Grazie alla sua preparazione scientifica, Lucia spiega i processi naturali, le caratteristiche degli ecosistemi polari e la storia delle esplorazioni. L’obiettivo è far vivere un’esperienza completa, trasmettendo la meraviglia e la responsabilità che questo luogo porta con sé.

L’Antartide come esperienza che cambia dentro

Andare in Antartide non è solo visitare un posto lontano. Per Lucia è una sfida personale, un confronto con uno degli ambienti più duri e puri del pianeta. Un deserto bianco dove le condizioni mettono a nudo la forza e la fragilità della natura.

Questo deserto di ghiaccio non ha nulla di sensuale: è duro e immobile, ma porta con sé una dimensione quasi spirituale, simile a quella che si prova in alta montagna. Molti alpinisti famosi sono stati attratti proprio da questo aspetto. Walter Bonatti, uno dei primi esploratori, trovò nelle Valli Secche di McMurdo un luogo unico per riflettere, molto prima che nascesse la base italiana a Baia Terra Nova.

Chi visita l’Antartide e chi la conosce davvero sono due cose diverse. Per chi arriva preparato, con consapevolezza della sua storia e del suo significato, il viaggio diventa un dialogo intimo. Lucia invita a mettere da parte la macchina fotografica, per abbracciare l’Antartide con il cuore, come suggeriva Saint-Exupéry. Così si porta a casa qualcosa di più profondo di una semplice immagine: l’emozione di un luogo che resta dentro.

A Milano e Parigi, la voce dell’Antartide

Il fascino dell’Antartide e il racconto di Lucia Sala Simion arrivano anche a Milano, dove l’11 ottobre nella Sala Buzzati si terrà un evento speciale. Lucia si collegherà in diretta con la base italo-francese Concordia, nel cuore del continente bianco. Un’occasione unica per un pubblico curioso, con posti limitati e prenotazioni obbligatorie per garantire un’esperienza coinvolgente.

Parigi, intanto, resta un punto fermo nel suo percorso umano e professionale, con musei, piazze e giardini che hanno alimentato la sua visione del mondo. Nei prossimi mesi si parlerà anche di altre esplorazioni polari, come il centenario del volo del dirigibile Norge, legato alle grandi imprese al Polo Nord.

In un momento in cui il clima e l’ambiente sono al centro del dibattito globale, l’Antartide è un osservatorio prezioso per capire il futuro del pianeta. Le spedizioni scientifiche e le iniziative di divulgazione, come quelle di Lucia, aiutano a far conoscere i segreti nascosti sotto quel bianco manto. Mantengono viva la memoria e accendono la discussione sulle sfide ambientali che ci aspettano.

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