Ricucire 2026 a Linosa: il festival per la rinascita dopo il ciclone Harry

Redazione

2 Luglio 2026

Il 20 gennaio, un ciclone di nome Harry ha colpito Linosa con una violenza inaspettata. Onde alte più di 12 metri hanno inghiottito pezzi di costa, spezzato barche e cancellato la macchia mediterranea che abbelliva il litorale. L’isola, piccola e vulcanica, ĆØ rimasta segnata dalle sue cicatrici, ma non ĆØ rimasta ferma. La comunitĆ  locale, insieme a chi guarda a Linosa con affetto, ha scelto di rispondere con un progetto che va oltre la semplice ricostruzione. C’è un festival culturale in cantiere, un tentativo di rimettere in piedi non solo case e strade, ma anche l’anima di questo angolo fragile e prezioso del Mediterraneo.

Linosa sotto assedio: il ciclone che ha cambiato tutto

Con i suoi cinque chilometri quadrati di roccia nera, Linosa ĆØ una delle più piccole isole delle Pelagie, insieme a Lampedusa e Lampione. Le case basse, strette tra loro e dipinte con colori vivaci, sfidano il vento e la durezza del paesaggio. Fino a gennaio, l’economia si reggeva soprattutto su turismo e pesca, due settori che dipendono completamente dal mare e dall’ambiente naturale.

Il ciclone Harry ha spazzato via queste certezze. Quattordici barche sono state travolte dalle onde, dieci di queste completamente distrutte. Lo Scalo Vecchio, l’approdo principale, ĆØ stato gravemente danneggiato, mettendo a rischio i collegamenti con la terraferma. La vegetazione mediterranea, che ricopriva l’isola, ĆØ stata rasa al suolo: alberi secolari e piante rare sono state sradicate. Il conto dei danni supera i 17 milioni di euro, un colpo durissimo per una comunitĆ  cosƬ piccola. Gli anziani raccontano di non aver mai visto nulla di simile.

Ricucire 2026: volontariato e cultura per rimettere in piedi Linosa

Dalla devastazione nasce Ricucire 2026, un progetto ideato da Dario D’Emanuele, biologo e fondatore dell’associazione Nereidee Linosa APS, insieme alla scrittrice Claudia Lanteri, che ha dedicato a Linosa il suo primo romanzo, ā€œL’isola e il tempoā€. Il comitato degli isolani ha raccolto fondi tramite crowdfunding subito dopo la tempesta, sostenendo l’iniziativa.

Partito il 21 giugno e in programma fino al 6 luglio, Ricucire 2026 non ĆØ solo un intervento di recupero. ƈ un percorso che unisce il lavoro volontario sul campo alla valorizzazione culturale dell’isola. Di giorno i volontari si mettono al lavoro per il territorio; la sera, la comunitĆ  si riunisce per eventi letterari, spettacoli teatrali, laboratori e mostre fotografiche. Un modo nuovo di affrontare la ricostruzione: non solo mani al lavoro, ma anche condivisione e rinascita culturale.

Sul campo: pulire, ripiantare e riparare

Il cuore di Ricucire 2026 ĆØ il lavoro pratico su tre fronti. Prima di tutto, pulire. Cala Pozzolana di Ponente ĆØ ancora invasa da detriti, plastica e pezzi di barche trascinati dal mare. Questa cala ĆØ una zona fondamentale per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta. Ripulire significa quindi aiutare la natura a riprendersi.

Poi c’è il ripiantare. Gran parte della vegetazione autoctona ĆØ stata distrutta, e con essa l’equilibrio dell’ecosistema locale, ricco di specie rare e uniche. Si selezionano e piantano specie che rispettino il paesaggio e la biodiversitĆ  di Linosa, per restituire all’isola la sua identitĆ  naturale.

Infine, si lavora al ripristino delle vie di comunicazione. Sentieri, accessi al mare e percorsi quotidiani degli abitanti sono stati danneggiati o cancellati. Ricostruirli significa non solo facilitare gli spostamenti, ma anche mantenere un legame profondo con il territorio. Si mettono in sicurezza i tratti più fragili e si danno supporto agli isolani per riparazioni mirate.

Cultura di sera: un sostegno per l’anima dell’isola

Ricucire 2026 non si limita al lavoro manuale. Ogni sera, isolani e volontari si ritrovano per eventi culturali che animano l’isola. Incontri con gli autori, spettacoli teatrali, mostre fotografiche e laboratori danno respiro e forza alla comunitĆ  dopo le fatiche diurne.

Tra gli appuntamenti più attesi, il 30 giugno Antonio Boggio ha presentato ā€œNero Mediterraneoā€, un giallo ambientato nel mare intorno a Linosa. Il 2 luglio Rosanna Turone ha parlato di ā€œSantaā€, un romanzo che affronta la lotta per l’autonomia femminile attraverso la storia di una donna calabrese.

Il 3 luglio, allo Scalo Vecchio, Gianluigi Gherzi ha presentato ā€œIl ragazzo delle berteā€, un libro illustrato che racconta il paesaggio e la fauna dell’isola, con particolare attenzione alla colonia di berte marine più grande del Mediterraneo. All’incontro hanno partecipato anche Claudia Lanteri e Dario D’Emanuele, a sottolineare il legame stretto tra cultura e ambiente.

Il 4 luglio ĆØ stata la volta del teatro, con il monologo ā€œNel nome di leiā€, interpretato da Lia Ceravolo e diretto da Antonio D’Angelo. Lo spettacolo rivisita il mito della sirena Anadiomene, figura centrale nella tradizione locale, affrontando temi di identitĆ  e rappresentazione.

Non sono mancati laboratori artistici con Blanche Bonnet e Piero Zambuto, una mostra fotografica curata da Alessandra Klimciuk, attivitĆ  formative sui cambiamenti climatici con l’associazione A Sud, escursioni archeologiche e proiezioni di documentari.

CosƬ, cultura e ricostruzione vanno di pari passo. Tra lavoro sul campo e incontri, Linosa mostra di essere viva e pronta a ripartire, non solo per sopravvivere, ma per tornare a respirare a pieno ritmo.

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