Il 20 gennaio, un ciclone di nome Harry ha colpito Linosa con una violenza inaspettata. Onde alte più di 12 metri hanno inghiottito pezzi di costa, spezzato barche e cancellato la macchia mediterranea che abbelliva il litorale. Lāisola, piccola e vulcanica, ĆØ rimasta segnata dalle sue cicatrici, ma non ĆØ rimasta ferma. La comunitĆ locale, insieme a chi guarda a Linosa con affetto, ha scelto di rispondere con un progetto che va oltre la semplice ricostruzione. CāĆØ un festival culturale in cantiere, un tentativo di rimettere in piedi non solo case e strade, ma anche lāanima di questo angolo fragile e prezioso del Mediterraneo.
Linosa sotto assedio: il ciclone che ha cambiato tutto
Con i suoi cinque chilometri quadrati di roccia nera, Linosa ĆØ una delle più piccole isole delle Pelagie, insieme a Lampedusa e Lampione. Le case basse, strette tra loro e dipinte con colori vivaci, sfidano il vento e la durezza del paesaggio. Fino a gennaio, lāeconomia si reggeva soprattutto su turismo e pesca, due settori che dipendono completamente dal mare e dallāambiente naturale.
Il ciclone Harry ha spazzato via queste certezze. Quattordici barche sono state travolte dalle onde, dieci di queste completamente distrutte. Lo Scalo Vecchio, lāapprodo principale, ĆØ stato gravemente danneggiato, mettendo a rischio i collegamenti con la terraferma. La vegetazione mediterranea, che ricopriva lāisola, ĆØ stata rasa al suolo: alberi secolari e piante rare sono state sradicate. Il conto dei danni supera i 17 milioni di euro, un colpo durissimo per una comunitĆ cosƬ piccola. Gli anziani raccontano di non aver mai visto nulla di simile.
Ricucire 2026: volontariato e cultura per rimettere in piedi Linosa
Dalla devastazione nasce Ricucire 2026, un progetto ideato da Dario DāEmanuele, biologo e fondatore dellāassociazione Nereidee Linosa APS, insieme alla scrittrice Claudia Lanteri, che ha dedicato a Linosa il suo primo romanzo, āLāisola e il tempoā. Il comitato degli isolani ha raccolto fondi tramite crowdfunding subito dopo la tempesta, sostenendo lāiniziativa.
Partito il 21 giugno e in programma fino al 6 luglio, Ricucire 2026 non ĆØ solo un intervento di recupero. Ć un percorso che unisce il lavoro volontario sul campo alla valorizzazione culturale dellāisola. Di giorno i volontari si mettono al lavoro per il territorio; la sera, la comunitĆ si riunisce per eventi letterari, spettacoli teatrali, laboratori e mostre fotografiche. Un modo nuovo di affrontare la ricostruzione: non solo mani al lavoro, ma anche condivisione e rinascita culturale.
Sul campo: pulire, ripiantare e riparare
Il cuore di Ricucire 2026 ĆØ il lavoro pratico su tre fronti. Prima di tutto, pulire. Cala Pozzolana di Ponente ĆØ ancora invasa da detriti, plastica e pezzi di barche trascinati dal mare. Questa cala ĆØ una zona fondamentale per la nidificazione della tartaruga marina Caretta caretta. Ripulire significa quindi aiutare la natura a riprendersi.
Poi cāĆØ il ripiantare. Gran parte della vegetazione autoctona ĆØ stata distrutta, e con essa lāequilibrio dellāecosistema locale, ricco di specie rare e uniche. Si selezionano e piantano specie che rispettino il paesaggio e la biodiversitĆ di Linosa, per restituire allāisola la sua identitĆ naturale.
Infine, si lavora al ripristino delle vie di comunicazione. Sentieri, accessi al mare e percorsi quotidiani degli abitanti sono stati danneggiati o cancellati. Ricostruirli significa non solo facilitare gli spostamenti, ma anche mantenere un legame profondo con il territorio. Si mettono in sicurezza i tratti più fragili e si danno supporto agli isolani per riparazioni mirate.
Cultura di sera: un sostegno per lāanima dellāisola
Ricucire 2026 non si limita al lavoro manuale. Ogni sera, isolani e volontari si ritrovano per eventi culturali che animano lāisola. Incontri con gli autori, spettacoli teatrali, mostre fotografiche e laboratori danno respiro e forza alla comunitĆ dopo le fatiche diurne.
Tra gli appuntamenti più attesi, il 30 giugno Antonio Boggio ha presentato āNero Mediterraneoā, un giallo ambientato nel mare intorno a Linosa. Il 2 luglio Rosanna Turone ha parlato di āSantaā, un romanzo che affronta la lotta per lāautonomia femminile attraverso la storia di una donna calabrese.
Il 3 luglio, allo Scalo Vecchio, Gianluigi Gherzi ha presentato āIl ragazzo delle berteā, un libro illustrato che racconta il paesaggio e la fauna dellāisola, con particolare attenzione alla colonia di berte marine più grande del Mediterraneo. Allāincontro hanno partecipato anche Claudia Lanteri e Dario DāEmanuele, a sottolineare il legame stretto tra cultura e ambiente.
Il 4 luglio ĆØ stata la volta del teatro, con il monologo āNel nome di leiā, interpretato da Lia Ceravolo e diretto da Antonio DāAngelo. Lo spettacolo rivisita il mito della sirena Anadiomene, figura centrale nella tradizione locale, affrontando temi di identitĆ e rappresentazione.
Non sono mancati laboratori artistici con Blanche Bonnet e Piero Zambuto, una mostra fotografica curata da Alessandra Klimciuk, attivitĆ formative sui cambiamenti climatici con lāassociazione A Sud, escursioni archeologiche e proiezioni di documentari.
CosƬ, cultura e ricostruzione vanno di pari passo. Tra lavoro sul campo e incontri, Linosa mostra di essere viva e pronta a ripartire, non solo per sopravvivere, ma per tornare a respirare a pieno ritmo.
