Elena Di Cioccio una volta ha perso un traghetto e ha finito per dormire su una panchina sotto la pioggia battente. Ride ancora raccontandolo, con quel tono che mescola ironia e semplicità, come se fosse una scena uscita da un film. I suoi viaggi in solitaria non sono mai lineari, anzi: sono un susseguirsi di imprevisti, di orari saltati, di lingue incomprensibili che si intrecciano a momenti di pura sorpresa. Attrice, comica e autrice, Elena affronta ogni spostamento con una curiosità che non si spegne mai e una voglia di partire che supera qualsiasi difficoltà. Nel suo spettacolo “Propositiva 2.0”, parla senza giri di parole della sua sieropositività, e quel percorso personale si riflette anche nei suoi racconti di viaggio, dove il coraggio e la voglia di scoprire si mescolano a un’umanità sincera e senza filtri.
Milano anni ’70 e ’80: radici di una città popolare in crescita
Elena Di Cioccio riporta alla mente un’altra Milano, lontana da quella di oggi. Cresciuta a San Siro, nella zona ovest, ha vissuto in un quartiere popolare fatto di palazzi e cortili frequentati da famiglie che si conoscevano tutte. Allora i punti di riferimento erano l’oratorio, la scuola sotto casa e la nonna, che abitava nelle case popolari di via Tracia. Il quartiere era noto come “quello dello stadio”, il cuore pulsante della passione rossonera condivisa da tutti. I negozi di quartiere, come il forno del Prestiné o la bottega del calzolaio Callini, davano vita alla quotidianità, mentre il mercato di via Osoppo era un luogo dove tutti si conoscevano e gli ambulanti ricordavano il nome di ogni cliente. Per i ragazzi, andare in centro o al cinema era un evento raro, quasi una festa. La vita si svolgeva in un raggio breve ma intenso, tutto ruotava attorno al condominio e alle relazioni di vicinato, in un tessuto sociale fatto di condivisione e presenza costante.
Viaggiare prima della globalizzazione: paesi ancora autentici e lingue misteriose
Prima della globalizzazione, il viaggio per Elena aveva un sapore diverso, quasi magico. Era una vera immersione nel nuovo, una specie di favola esotica, dove ogni paese conservava un’identità unica, quasi segreta. I viaggi in Asia, come a Bangkok prima del 2000, ne sono un esempio: la lingua e i caratteri thailandesi sui cartelli erano un mistero totale per chi arrivava da fuori. Ogni posto manteneva tradizioni lontane dal turismo di massa, con un fascino genuino e intatto. Per Elena, quel periodo è stato prezioso, oggi sembra quasi scomparso sotto il peso dell’omologazione culturale e della globalizzazione crescente. La perdita di questi tratti particolari segna, per lei, la fine di un’epoca in cui partire voleva dire davvero tuffarsi nell’ignoto.
Da paura dei ragni a Bali: il viaggio che ha cambiato tutto
Superare la paura dei ragni ha cambiato radicalmente il modo di viaggiare di Elena Di Cioccio. Prima sceglieva solo grandi città come New York, Londra, Parigi o Los Angeles, luoghi lontani da boschi o ambienti selvaggi dove potevano nascondersi i ragni. Grazie a una terapia psicologica, ha vinto questa fobia e ha festeggiato la conquista con un viaggio a Bali, un’isola ricca di natura, senza le pressioni sociali a cui è abituata. Qui ha vissuto per mesi, tornando spesso, scoprendo un mondo animista fatto di semplicità e accoglienza. Quell’esperienza ha aperto la strada a tanti altri viaggi in Asia: Sud-Est, Indonesia, Singapore, Malesia, Nepal e Cina. Ha viaggiato da sola, con ogni mezzo, sempre pronta ad assorbire culture e situazioni nuove, convinta che il Sud-Est asiatico sia tra le zone più sicure e accoglienti per una viaggiatrice solitaria.
L’isola dimenticata e il micro-tsunami: un’avventura estrema alle isole Togian
Uno degli episodi più intensi riguarda le isole Togian, un arcipelago vulcanico quasi invisibile sulle mappe turistiche, difficile da raggiungere. Circa quindici anni fa, Elena era a Bali quando un amico le ha suggerito di andare a scoprirle. Organizzare il viaggio è stato complicato, e l’assenza di infrastrutture ha fatto presto emergere problemi: un micro-tsunami fuori stagione ha agitato la zona per tre giorni, costringendo chi c’era a cercare riparo in condizioni difficili, tra termiti e ragni nelle stanze. Tentare di spostarsi sull’isola vicina è stato impossibile per mancanza di posti, e il traghetto è passato solo dopo due giorni. Alla fine, Elena e il compagno di viaggio hanno trovato rifugio nel sottotetto di un centro per sub. Lasciarsi andare alle circostanze ha trasformato quella che poteva essere una disavventura in uno dei capitoli più memorabili della sua esperienza di viaggio.
Viaggiare da sola: fatalismo, ascolto e incontri inaspettati
Per Elena, viaggiare da sola significa mettersi in ascolto, lasciarsi sorprendere da quello che il cammino offre senza un programma rigido. Questo atteggiamento fatalista le ha permesso di vivere il viaggio come uno spazio di libertà, dove accogliere incontri casuali e provare cose nuove senza timori. Durante un viaggio in moto in Kenya, per esempio, si è trovata senza preavviso davanti a un’associazione locale, “My Name is Help”, che costruisce pozzi e scuole. Non l’aveva previsto, ma ha accolto l’esperienza con interesse e piacere, trasformandola in un racconto di viaggio consapevole e partecipato. Elena critica la moda delle mete “instagrammabili”, visitate spesso in modo superficiale, e insiste sull’importanza di esperienze autentiche, fuori dai percorsi battuti.
La moto tra deserto e luci: l’incontro con Las Vegas
Tra i tanti viaggi in moto, uno in particolare è rimasto impresso a Elena: la tratta da Los Angeles a Las Vegas. Ore di deserto, un orizzonte vasto e silenzioso, una strada lunga e dritta senza distrazioni. Poi, all’improvviso, ecco apparire la città: un drago di luci e colori nel nulla. Quel momento ha un valore speciale: sentirsi piccoli davanti a una metropoli così gigantesca e caotica, attraversandola su due ruote, è la magia del viaggio. L’incontro tra la fragilità del viaggiatore e l’immensità della città racconta il potere del movimento e della scoperta in solitaria.
Viaggiare con il cane e tornare alle radici in campagna
Oltre ai viaggi lontani e selvaggi, Elena porta sempre con sé la sua cagnolina Regina, compagna fedele delle passeggiate nei boschi. A differenza di altri animali, Regina non ama il mare ma preferisce i terreni fangosi, i boschi umidi e i guadi melmosi. La casa di campagna ad Appiano Gentile, ereditata dalla madre, è immersa nei boschi dove Regina può correre libera. Questo legame con la natura e le origini familiari regala a Elena una pausa rigenerante, un modo per staccare dallo stress cittadino e ritrovare un contatto diretto con il territorio.
Cina 2024: tra tradizione e rapidità di un impero in trasformazione
L’ultimo grande viaggio di Elena è stato in Cina, un paese da visitare subito per i cambiamenti veloci che sta attraversando. La Cina di oggi conserva ancora angoli autentici, non del tutto omologati ai modelli occidentali, soprattutto nelle dinamiche interne. La gente viaggia poco all’estero, ma moltissimo dentro i propri confini, mantenendo vive tradizioni radicate. Nei luoghi turistici capita di vedere persone vestite con abiti d’epoca, impegnate in rituali locali o in veri e propri servizi fotografici in costume. Una specie di valorizzazione della propria storia culturale, simile a chi si mettesse in posa da Lorenzo De’ Medici sulle rive dell’Arno. Per Elena, questa attenzione al passato permette ancora oggi di percepire la lunga eredità imperiale, prima che la Cina si trasformi in un tassello qualunque della globalizzazione.
Con esperienze che spaziano dagli Stati Uniti all’Asia, dall’Africa all’Europa, Elena Di Cioccio trasforma il viaggio in un’occasione di crescita, incontro e scoperta, sempre con quella leggerezza che la comicità sa regalare anche nei momenti più difficili. Ogni meta diventa così un pezzo di realtà da raccontare in teatro o nei suoi scritti, dove il viaggio è metafora di libertà e di storie da condividere.
