Pirjeri Ryynänen non aveva nulla di speciale, se non un lavoro da gruista in una Finlandia grigia degli anni ’80. Eppure, un giorno si ritrova a sostituire Dio, proprio lì, nel paradiso cristiano. Non è una favola mistica, ma una storia tagliente, piena di ironia, che mette a nudo quel sottile confine tra divino e umano. Arto Paasilinna, con “Un gruista in paradiso” , ora tradotto in italiano da Nicola Rainò per Iperborea, sfida le convinzioni più radicate, scuotendo i dogmi con leggerezza e intelligenza. Un racconto che fa riflettere, a volte sorridere, sempre pensare.
Da gruista a Dio: la responsabilità di un uomo comune
Pirjeri Ryynänen viene scelto per sostituire Dio. Una svolta che stravolge la vita di un semplice operaio e lo carica di una responsabilità enorme: prendersi cura dell’umanità intera. La sua trasformazione richiama le idee di Ludwig Feuerbach, che nel 1841 spiegava come la religione nasca dalla coscienza di sé non come individuo isolato, ma come parte della specie umana. Pirjeri incarna questa idea: un uomo che, diventato divino, deve conoscere e proteggere tutti gli uomini. Paasilinna rovescia così il tradizionale concetto di divinità, mettendo l’umano al centro, dentro Dio, e non il contrario.
Feuerbach sosteneva che la religione nasce perché l’uomo non si accorge che Dio e lui sono la stessa cosa. È questa ignoranza che sostiene il sacro. Pirjeri rompe questo meccanismo, mostrando che prendere coscienza di questa coincidenza non è solo possibile, ma illuminante. Dio non è un fantasma irraggiungibile, ma l’uomo con tutti i suoi limiti, sogni e imperfezioni.
Dio come uomo: ironia e umanità nella narrazione
Paasilinna non dipinge Dio come una figura lontana e perfetta, ma come un uomo concreto, quasi familiare. Il Dio del romanzo è alto, robusto, con capelli scuri, senza barba o baffi, dallo sguardo deciso ma gentile. Questa immagine spiazza e spinge a riflettere sul senso delle tradizionali rappresentazioni sacre.
L’ironia diventa uno strumento per affrontare temi delicati senza rinunciare alla profondità. Dopo aver messo Pirjeri nei panni di Dio, Paasilinna lancia una doppia sfida: mettere in dubbio l’esistenza stessa di Dio e, allo stesso tempo, invitare ogni uomo a prendersi la responsabilità di essere, in un certo senso, divino. Il romanzo lascia un interrogativo aperto: se gli uomini potessero diventare dei, saprebbero governare la loro libertà senza sbagliare?
Uomo e divino nella letteratura contemporanea
L’idea che il divino sia parte dell’essere umano non è isolata. Lo dimostrano altri autori recenti. A settembre dello stesso anno, Fabrizio Sinisi ha pubblicato “Il prodigio”, dove un volto misterioso nel cielo scatena culto e strani eventi, raccontando la complessità della fede. Carola Susani, con la trilogia su Italo Orlando, esplora il confine tra umano e divino, sfidando le categorie tradizionali.
Non si può dimenticare “È difficile essere un dio” degli Strugackij , in cui un osservatore alieno affronta la responsabilità di un ruolo quasi divino. Questi esempi, insieme a opere come quelle di Scholastique Mukasonga, mostrano come il rapporto tra uomo e divino resti un tema centrale e inquietante, con Dio che si trasforma da entità lontana a simbolo di una realtà umana complessa e fragile.
Religione, critica e nuova consapevolezza
Il romanzo di Paasilinna è anche una critica implicita alla religione tradizionale. Feuerbach diceva che per credere in Dio, l’uomo deve negare se stesso; qui invece la divinità torna a vivere nell’uomo, con dignità e responsabilità. Se Dio può essere un operaio finlandese, la divinità perde il suo alone astratto e diventa un compito concreto, alla portata di tutti.
Accettare questo significa riconoscere la complessità e le contraddizioni di una natura umana e divina insieme. Pirjeri incarna questa umanizzazione radicale che abbatte le barriere tra cielo e terra, sacro e profano, e sfida chi legge a capire che la responsabilità del bene è nelle nostre mani.
Riformulare il rapporto con il divino oggi
Negli ultimi anni, cresce l’interesse verso un divino visto come specchio dell’umano. Opere come “Orbital” di Samantha Harvey , che invita a guardare la Terra da lontano per amarla meglio, o “Il Dio dei nostri padri” di Aldo Cazzullo confermano questa tendenza. Anche Sinisi, nel contesto della pandemia, richiama il mistero e la fragilità umana, esplorando i confini tra fede e realtà.
Il dialogo tra uomini e divinità diventa così una riflessione sulla condizione umana, con la religione che spesso appare più come espressione di desideri, paure e speranze che di verità rivelate. Paasilinna anticipa tutto questo proponendo un Dio accessibile, con i piedi per terra , capace di umanità e simpatia.
Libertà, giustizia e la sfida di un Dio imperfetto
Nel romanzo, Pirjeri affronta il ruolo divino con i limiti e le imperfezioni dell’uomo comune, riconoscendo i fallimenti insiti nel potere assoluto. Questo mette in crisi l’idea di una perfezione divina e smonta la sacralità del potere. Mettere un semplice gruista a governare il mondo è una provocazione: la speranza che l’uomo, assumendo responsabilità divine, possa liberarsi dall’ignoranza e dal fatalismo.
La rivalità tra Pirjeri e Dio racconta anche la paura del potere di perdere il suo status, aggrappandosi a un’autorità incontrastata.
Religione, cultura e potere: una nuova prospettiva
Con questo racconto, Paasilinna restituisce agli uomini la possibilità di essere divini, liberandoli da quella “schiavitù religiosa” di cui parlava Antonio Banfi nella prefazione a Feuerbach. La religione smette di essere un peso e diventa occasione per riscoprire la propria grandezza e responsabilità.
Questa visione si intreccia con riflessioni più ampie sul sociale, come nel marxismo ispirato a Feuerbach, dove l’alienazione non è solo religiosa ma anche economica e politica. Pirjeri diventa così simbolo di una liberazione possibile, un invito a cambiare logiche che negano la piena umanità.
Il romanzo si fa portavoce di un messaggio politico: l’immaginazione non come fuga, ma come forza per riorganizzare il mondo, come auspicato da filosofi come Herbert Marcuse.
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“Un gruista in paradiso” apre uno spiraglio su una possibilità sorprendente: anche l’uomo più comune può accendere una scintilla di divino e conquistare la libertà che ne deriva. Tra ribaltamenti e sarcasmo, Paasilinna costruisce un universo letterario che scuote, interroga e invita a guardare il mondo con occhi più umani e consapevoli. Un racconto che, pur radicato nella filosofia di Feuerbach, parla con voce fresca e attuale al nostro tempo.