Nel 1975, Anna e Antonio si uniscono in matrimonio con un motivo ben preciso, più pratico che dettato dal cuore. Lui ha 47 anni, nessun figlio, e teme di perdere lāereditĆ della madre a causa dei fratelli. Lei, primogenita di sette, ha 43 anni e sa che diventare madre naturalmente ĆØ ormai un sogno difficile da realizzare. CosƬ, quel matrimonio si trasforma in un accordo silenzioso: adottare un bambino. Vivono in un piccolo paese vicino a Cagliari, dove tutti sanno tutto di tutti, ma le maglie strette della burocrazia italiana li costringono a cercare altrove, oltre confine.
La strada impervia dellāadozione in Cile sotto la dittatura
La loro ricerca li porta alla parrocchia degli Orionini, un ordine religioso con missioni in Sudamerica. Qui si spalancano le porte del Cile, un paese segnato da povertĆ e repressione sotto il regime di Pinochet. Ć in questo contesto che incontrano Claudio, un bimbo di tre anni cresciuto nellāorfanotrofio Hogar de NiƱos. La sua storia ĆØ quella di tanti bambini strappati alle loro famiglie: Patricia e Lucho, due giovani genitori poveri, lo avevano lasciato solo in casa con il fratello maggiore, mentre lavoravano. La polizia li separò e li portò in due orfanotrofi diversi.
Patricia faceva la prostituta in un bar, Lucho faceva lavoretti saltuari; le condizioni sociali ed economiche non permettevano loro di prendersi cura dei figli. Nonostante i tentativi, non riuscirono mai a sapere dove fosse finito Claudio. E cosƬ il destino fece incontrare Anna e Claudio, proprio durante il viaggio in Cile.
Tra documenti falsi e limiti di legge: lāadozione di Claudio
Claudio arriva in Italia nellāottobre 1980 con tre certificati di nascita diversi. Il primo ĆØ autentico, con i dati dei suoi genitori biologici: Claudio Eliseo Rojas Ramirez. Il secondo, redatto al momento dellāadozione, lo battezza Pasquale Puddu Artizzu, con cognomi tipici sardi, ma con una data di nascita modificata . Questa discrepanza costringe Anna a chiedere un terzo certificato per rispettare il limite di 45 anni tra madre e figlio, imposto dal tribunale minorile.
Claudio cresce sapendo di essere adottato. Fin da bambino gli viene detto che i suoi genitori naturali sono desaparecidos, vittime della dittatura. La sua infanzia in Sardegna non ĆØ facile: nonostante lāintegrazione nella comunitĆ , subisce discriminazioni e soprannomi, come quello di una suora dellāasilo che lo chiamava āil cinesinoā.
Il ritorno a Santiago e la scoperta inaspettata
A 26 anni, spinto da un senso di estraneitĆ , Claudio torna a Santiago. Qui la veritĆ lo sorprende: i suoi genitori biologici sono vivi. Racconta di aver visto prima la madre, serena e sorridente durante una cena, e il giorno dopo di aver incontrato il padre, parcheggiatore abusivo, con cui ha festeggiato il Natale. Quel viaggio segna lāinizio di un nuovo rapporto con le sue radici.
Tornato in Sardegna, Claudio fonda Chilenos de Sardigna, unāassociazione che aiuta i figli adottivi cileni a ritrovare le loro famiglie di origine e a raccontare una storia diversa sulle adozioni, spesso taciuta o distorta.
Adozioni clandestine in Cile: un fenomeno di massa sotto Pinochet
Tra gli anni Cinquanta e Novanta, in Cile si contarono oltre 20.000 adozioni irregolari, spesso frutto di coercizioni e violazioni dei diritti umani. Bambini venivano strappati a famiglie povere o a donne sole. Medici e assistenti sociali ingannavano i genitori, raccontando loro di neonati morti o gravemente malati, mentre i piccoli finivano in orfanotrofi.
La legge cilena imponeva tempi brevissimi per dichiarare lāabbandono: 30 giorni per i bimbi sotto un anno, 60 per gli altri. Chi gestiva queste strutture spesso impediva ai genitori biologici di vedere i figli, dichiarando lāabbandono senza possibilitĆ di appello.
Il ruolo controverso del SENAME e la battaglia delle associazioni
Il SENAME, il servizio governativo per le adozioni nato nel 1979, ha mantenuto personale coinvolto in traffici illeciti anche dopo la fine della dittatura. Constanza Del Rio, fondatrice di Nos Buscamos, associazione nata nel 2014, lotta per dare voce a chi ha subito adozioni clandestine. Anche lei, come tanti, ha scoperto da adulta di essere stata sottratta illegalmente ai genitori.
Lāassociazione ha raccolto oltre 8.000 richieste di aiuto e chiede al governo cileno di riconoscere gli abusi, qualificandoli come crimini contro lāumanitĆ . Nos Buscamos lavora anche con famiglie straniere, soprattutto italiane, dove molte di queste adozioni si sono concluse con la complicitĆ della Chiesa cattolica.
Il prezzo umano e materiale delle adozioni illegali
Le adozioni clandestine costavano dai 10.000 ai 16.000 euro, cifre enormi per molte famiglie. Per Anna, adottare Claudio significò vendere un terreno su cui avrebbe voluto costruire casa. Claudio ha sempre sentito gratitudine verso i genitori adottivi che lo hanno strappato alla povertà , ma il bisogno di conoscere le proprie radici è sempre rimasto.
Oggi, con una bambina peruviana in affido, Claudio affronta temi di legami e appartenenza. Quando lei mette in dubbio il loro legame, lui risponde con fermezza: un vero legame si costruisce anche senza sangue.
Una comunitĆ in cerca di identitĆ e diritti
Chilenos de Sardigna e altre associazioni aiutano chi ĆØ stato adottato a ritrovare le famiglie dāorigine, un lavoro duro ma essenziale. Storie come quella di Elizabeth, adottata da neonata a Roma e in cerca della madre da anni, dimostrano quanto sia profondo il bisogno di conoscere le proprie origini.
Il caso delle adozioni illegali dal Cile alla Sardegna è solo una parte di una realtà più vasta, fatta di vite spezzate e identità negate. In questo intreccio complesso, memoria e collaborazione internazionale sono gli strumenti chiave per riparare anni di abusi e ridare dignità a chi ha vissuto una doppia vita.
