Giovanni trascorreva le sue giornate in una stanza singola, isolato dal resto della clinica in provincia di Torino. Ogni esame del sangue era per lui un momento cruciale, quasi ossessivo. Non era l’unico uomo a lottare contro un disturbo alimentare, ma la sua presenza, come quella di tanti altri, si perde dietro muri di silenzio e pregiudizi. Nelle strutture specializzate, le donne sono la maggioranza visibile, mentre i volti maschili restano nascosti, quasi invisibili. In Italia, oltre tre milioni di persone soffrono di queste patologie, ma il discorso pubblico sembra rivolgersi solo a metà di loro. La realtà è che gli uomini affrontano una battaglia altrettanto dura, spesso dimenticata o sottovalutata.
Disturbi alimentari in Italia: numeri che raccontano un problema di genere
Nel nostro Paese, circa il 6% della popolazione – ovvero 3,5 milioni di persone nel 2025 – soffre di disturbi alimentari. Di queste, il 90% sono donne, ma il numero degli uomini colpiti sta crescendo, soprattutto tra i giovanissimi tra i 12 e i 17 anni. Questo aumento si riflette anche nelle strutture sanitarie specializzate, dove si nota una diminuzione dell’età in cui la malattia si presenta e l’emergere di nuovi sintomi e forme cliniche. La pandemia e i lockdown hanno fatto peggiorare la situazione, con un’impennata dei ricoveri tra i ragazzi. Eppure, nella testa della gente, i disturbi alimentari restano un problema “da ragazze”.
Questa percezione distorta si rispecchia anche nei media e nei libri, dove le storie raccontate sono quasi sempre al femminile, come dimostrano le opere di Delphine de Vigan e Chiara Gamberale. Gli uomini, invece, restano spesso invisibili, soffocati da tabù legati al loro ruolo sociale. La cultura machista impone un modello di forza e controllo che non lascia spazio a fragilità o emozioni diverse. A complicare il quadro, c’è anche il fatto che i criteri diagnostici internazionali, come quelli del DSM-5-TR, sono stati messi a punto soprattutto su campioni femminili, trascurando le peculiarità maschili.
Corpo, malattia e identità maschile: la voce di Eugenio Giannetta in Corpo libero
“Corpo libero. Il mondo maschile dei disturbi dell’alimentazione”, uscito nel 2025 per Add Editore, è un libro che fa luce su un tema troppo spesso ignorato. Eugenio Giannetta, giornalista di Avvenire e autore del programma Rai “O anche no”, affronta la questione con un’indagine precisa e testimonianze dirette. Non si limita a un’inchiesta giornalistica, ma costruisce un racconto corale fatto di esperienze vissute.
Le interviste raccolte in ospedali e comunità terapeutiche, insieme alle riflessioni cliniche e ai contributi di medici e psicoterapeuti, mostrano un mondo sommerso di dolore e resilienza maschile. Tutto nasce da un articolo pubblicato su Lucy nel novembre 2024, nel quale Giannetta rompe il silenzio raccontando anche in prima persona, aprendo una breccia in quel muro di fatica e chiusura che circonda questa sofferenza.
Disturbi alimentari negli uomini: come si manifestano e perché sono diversi
Il genere gioca un ruolo importante nella comparsa e nella manifestazione dei disturbi alimentari. Se tra le donne si nota una tendenza a un esordio sempre più precoce, negli uomini la malattia arriva più tardi e si presenta in modo differente. Qui non è tanto la magrezza a essere l’obiettivo, quanto un controllo rigido sul corpo, sulla massa muscolare e sull’attività fisica. Da questa ossessione nasce la vigoressia, una forma particolare che ruota attorno all’equilibrio tra massa magra e grassa, con diete e allenamenti serrati per mantenere un fisico scolpito.
Accanto ai classici disturbi come anoressia o bulimia, oggi si riconoscono anche nuove forme come il Binge Eating Disorder e l’ARFID, che complicano il quadro e richiedono un approccio più attento e sfumato. Dietro queste malattie ci sono aspetti emotivi legati alla crescita, allo sviluppo e all’identità sessuale, che vanno osservati con cura per non perdere i segnali nascosti dietro la facciata di forza.
Solitudine, social network e identità: il vuoto dietro la maschera
La solitudine è uno dei temi che torna più spesso nei racconti raccolti da Giannetta. Francesco, 35 anni, in cura a Villa Miralago – una delle comunità più grandi d’Italia per disturbi alimentari – parla senza filtri del vuoto che sente dentro, il cuore della sua malattia. L’isolamento si fa più pesante durante i ricoveri, dove le stanze fredde e silenziose spingono a confrontarsi con i propri demoni, invece che con altre persone.
Anche le relazioni sociali spesso si incrinano. Gli amici, incapaci di capire o sostenere, si allontanano, lasciando il malato in una solitudine ancora più profonda. I social network, che sembrano una finestra sul mondo, si rivelano spesso una trappola: una vicinanza che resta virtuale e non riesce a offrire un vero supporto. Prendendo il caso di Thiago Elar, giovane transgender seguito da migliaia di follower su TikTok e scomparso nel 2025, Giannetta mostra come la presenza digitale non possa sostituire il contatto umano diretto.
Questa tensione tra visibilità online e isolamento reale crea una frattura difficile da colmare. La malattia si mescola a una crisi di identità e di senso, resa ancora più complicata da modelli sociali che impongono corpi perfetti e successi impossibili da raggiungere senza pagare un prezzo.
Dentro la malattia: l’esperienza personale e il ruolo del caregiver
Il racconto di Giannetta si carica di forza anche grazie a un taglio molto personale. Martina, sua compagna e psicologa specializzata in lutto, attraversa il libro come una presenza costante. La loro convivenza con la malattia, la somministrazione di nutrizione artificiale, la perdita per tumore: sono esperienze che hanno cambiato il modo di vedere l’autore sul corpo malato e sulle dinamiche della cura.
Il ruolo del caregiver emerge così in tutta la sua complessità. Attraverso il confronto con Martina e con le famiglie incontrate, Giannetta racconta la fragilità che accompagna la malattia. E mostra come chi si prende cura non sia immune a emozioni forti e difficoltà. La sua esperienza aiuta a capire che il disturbo alimentare non è solo una questione medica, ma coinvolge profondamente le relazioni e la vita di tutti i giorni.
Disturbi alimentari: la morte che si nasconde dietro la malattia
Uno dei temi più drammatici del libro è il tasso di mortalità legato ai disturbi alimentari, ancora troppo poco conosciuto. Come dice una psicoterapeuta intervistata: “L’anoressia mima la morte”. È una linea sottile, quella che molti pazienti attraversano, tra la vita e la morte. Le complicazioni fisiche e psicologiche possono portare a un rapido peggioramento, con esiti spesso fatali. È un tema delicato, ma inevitabile per chi vive o lavora con queste patologie.
Giannetta affronta questa realtà con rigore e sensibilità, mescolando dati clinici, storie personali e interviste in un racconto che mette al centro la complessità di una malattia che sfida corpo e mente. Conoscere questa realtà è un passo fondamentale per migliorare prevenzione, cura e sostegno, e per inserire finalmente la prospettiva maschile nel dibattito pubblico e medico.
Il lavoro di Giannetta diventa così un pezzo fondamentale per dare voce a un mondo nascosto e per costruire consapevolezza su un tema che riguarda migliaia di persone e le loro famiglie, spesso lasciate troppo sole.