La corsa all’Intelligenza Artificiale: verso il supercalcolatore che cambierà l’umanità

Redazione

21 Settembre 2026

La superintelligenza artificiale ci salverà… o ci distruggerà. È questo il mantra che rimbalza da mesi nei media, alimentando speranze e paure a ogni angolo. Da un lato, chi vede nelle macchine il passo decisivo per superare i limiti umani; dall’altro, chi avverte il rischio di un controllo sfuggito di mano. Nel mezzo, Adam Becker – astrofisico e filosofo della scienza – rompe gli schemi. Nel suo libro, smonta con rigore l’idea di una crescita tecnologica illimitata, quasi una fede religiosa che promette la salvezza attraverso la tecnologia. Una presa di coscienza che mette a nudo le contraddizioni di un presente dove la corsa all’intelligenza artificiale non si misura solo in bit e algoritmi, ma s’infila in una trama politica e naturale complessa, carica di ambizioni e inquietudini.

Apocalissi e utopie: come nasce il mito della superintelligenza

Il racconto di Fredric Brown del 1954, “La risposta”, in cui una superintelligenza calcola l’esistenza di Dio, è spesso citato quando si parla di IA. Ma Becker sottolinea una differenza fondamentale: oggi non si tratta più solo di immaginare una divinità tecnologica, ma di costruirla consapevolmente. I protagonisti dell’IA non sono più semplici sognatori, ma attori che puntano a creare una superintelligenza capace di spalancare nuovi orizzonti all’umanità. William MacAskill sogna di moltiplicare la popolazione umana su scala astronomica, Elon Musk punta a colonie su Marte, Ray Kurzweil prevede la fusione tra intelligenza artificiale e biologica per sconfiggere la morte. Allo stesso tempo, Eliezer Yudkowsky mette in guardia da un’IA fuori controllo che potrebbe estinguere la nostra specie.

Becker fa notare però un aspetto curioso: molti di questi guru, pur dichiarandosi atei, coltivano una sorta di spiritualità nascosta. Dietro a questa nuova religione digitale si celano risposte radicali alle grandi domande esistenziali. Nel caso di Kurzweil, per esempio, la sua visione nasce anche da un’esperienza personale profonda, la perdita del padre, che lo ha spinto a cercare un modo per superare i limiti umani.

La crescita infinita: un’ossessione pericolosa

Al centro delle riflessioni di Becker c’è la convinzione diffusa tra gli esperti di tecnologia: il futuro promettente e senza fine si otterrà grazie a una crescita continua e al controllo totale della natura da parte dell’uomo. William MacAskill incarna bene questo pensiero, sostenendo che la nostra generazione ha un potere quasi divino nel decidere il destino di miliardi di persone future. Ma il fisico avverte che questa visione non tiene conto della complessità degli ecosistemi e dei loro limiti reali.

Secondo Becker, questa mentalità è figlia della cultura capitalista e del modello economico nato con la rivoluzione industriale, che ha portato a una crescita straordinaria ma destinata a esaurirsi. Il desiderio di espansione senza fine è legato a doppio filo al potere politico ed economico: miliardari e investitori puntano a far crescere le aziende a ritmi vertiginosi per ottenere profitti sempre più alti, dimenticando che le risorse e le capacità produttive hanno un limite. Parole come “stasi” o “fine della crescita” sono viste come minacce, non come realtà naturali del nostro pianeta.

Paure e realtà: cosa c’è dietro le narrazioni apocalittiche

L’attualità è segnata da episodi come la crisi di Hugging Face e le dimissioni di figure chiave da Anthropic. Becker osserva che molte delle paure riguardo a un’IA fuori controllo si basano su premesse sbagliate o lontane dalla tecnologia che abbiamo oggi. Quelle che chiamiamo “superintelligenze” sono ancora sistemi incapaci di comprendere davvero il mondo, limitandosi a manipolare segnali linguistici e visivi senza alcuna consapevolezza reale.

La narrazione apocalittica, spiega Becker, è alimentata sia da credenze sincere di alcuni ricercatori, sia da interessi strategici delle aziende, che spostano l’attenzione su scenari fantascientifici per evitare di confrontarsi con problemi concreti come il lavoro, l’ambiente e la salute mentale. Sfruttare questi scenari estremi permette a certi gruppi di raccogliere consenso e fondi per sviluppi tecnologici che spesso ignorano le conseguenze sociali immediate.

Tra politica e tecnologia: il vero nodo del dibattito

Becker mette in evidenza come il confronto sull’intelligenza artificiale sia parte di un conflitto più ampio tra narrazioni tecnologiche e bisogni sociali e ambientali. L’aumento dei data center e il consumo energetico dell’IA stanno già mettendo a rischio gli impegni per la crisi climatica. Le soluzioni suggerite richiederebbero azioni politiche coraggiose e una mobilitazione collettiva, difficili da immaginare in un mondo guidato dalla logica del profitto e della crescita illimitata.

Per Becker, è fondamentale che il pubblico capisca da dove vengono queste storie sulla tecnologia, distingua tra paure fondate e fantascienza, e torni a discutere dei problemi reali. I tentativi di organizzare i lavoratori del settore tech e di regolamentare l’industria sono passi importanti per limitare gli squilibri di potere e le derive autoritarie legate all’uso indiscriminato dell’IA.

Un futuro possibile: tra limiti ambientali e disuguaglianze

Riscoprire i limiti della crescita è uno dei messaggi più forti di Becker. Il rapporto “The Limits to Growth” del 1972, aggiornato da studi recenti, ha previsto crisi legate a un uso insostenibile delle risorse, segnali che oggi iniziamo a vedere con chiarezza. Eppure, la narrazione dominante preferisce puntare su un progresso senza limiti e sulla colonizzazione dello spazio, piuttosto che affrontare scelte realistiche.

Becker invita a promuovere idee e programmi che aiutino a immaginare un futuro migliore, ma radicato nella realtà. Questo vuol dire riconoscere che un mondo senza miliardari o senza crescita infinita è più raggiungibile di mandare milioni di persone su Marte. La proposta concreta è tassare i più ricchi e ridurre le disuguaglianze, per cambiare l’ordine attuale e costruire una società più sostenibile e giusta.

In sostanza, Becker ci spinge a rivedere le aspettative sul progresso tecnologico. La vera sfida non è costruire una divinità digitale che risolva tutto, ma affrontare con realismo i limiti del pianeta, le disuguaglianze e le tensioni sociali che stanno già segnando il nostro presente.

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