Risaie Storiche ai Piedi del Pollino: La Calabria che Coltiva Riso da 11 Generazioni

Redazione

20 Settembre 2026

# Le risaie ai piedi del Pollino: una storia di terra, acqua e tradizione in Calabria

A pochi chilometri dal Pollino, in Calabria, si stende una distesa di risaie che sorprende chiunque si aspetti solo mare e montagne. La piana di Sibari, con i suoi campi vasti e lucenti, conserva un’eredità agricola che affonda le radici in paludi trasformate e in tradizioni contadine tramandate da undici generazioni. Matteo Pierciaccante, agricoltore di Masseria Fornara, cammina tra le risaie con passo deciso, come a voler raccontare una storia che parla di fatica, pazienza e rispetto per la terra. Qui il riso non è un’eccezione, ma il frutto di un lavoro paziente, di un legame forte con un territorio che cambia, ma non dimentica mai da dove viene.

Sibari e la sua pianura: dove nasce il riso in Calabria

La piana di Sibari si stende lungo la costa ionica della Calabria settentrionale, nella provincia di Cosenza. Con i suoi 470 chilometri quadrati, è la pianura costiera più vasta della regione. A definire questo territorio sono le foci dei fiumi Crati e Coscile, che con le loro acque hanno modellato una terra ricca ma complessa. Tra le montagne del Pollino a ovest e la Sila a nord-est, la pianura si presenta come un’area di basso rilievo e terreni alluvionali. Un tempo dominata da paludi e acquitrini, è stata trasformata nel corso dei secoli da grandi lavori di bonifica, pur mantenendo un legame stretto con le acque. Questo rapporto ha reso possibile, nonostante un clima e un suolo spesso salino, la nascita di risaie estese, ambienti umidi preziosi anche per molte specie di uccelli acquatici che ancora oggi popolano la zona.

La sfida del sale: acqua, il vero alleato delle risaie

Dove la terra incontra il mare, la salinità del terreno è un problema continuo per ogni coltura. «Dove c’è sale non cresce niente», spiega Matteo Pierciaccante. La soluzione sta nella gestione attenta dell’acqua, che serve non solo a irrigare ma anche a “lavare” il terreno dal sale in eccesso. Un sistema idraulico complesso e ben studiato tiene in movimento l’acqua tra vasche e campi. Alla Masseria Fornara, i circa 45 ettari sono alimentati da tre punti di approvvigionamento idrico, che fanno circolare l’acqua tra vasche collegate. L’acqua “cammina” attraverso i campi e si riscalda lentamente: il riso infatti ha bisogno di una temperatura precisa per crescere bene, e l’acqua troppo fredda può compromettere lo sviluppo della pianta. Questa continua movimentazione e il dosaggio accurato dell’acqua evitano che la salinità raggiunga livelli dannosi, permettendo alla coltura di prosperare in condizioni altrimenti proibitive.

Dal passato arabo alle sperimentazioni moderne: la storia della risicoltura calabrese

Le origini della risicoltura a Sibari si perdono in un passato avvolto da ipotesi e leggende, ma si ritiene che siano stati gli Arabi a portare il riso nel Sud Italia, dopo averlo diffuso nel Mediterraneo. La zona non era facile da coltivare: un intreccio di paludi e corsi d’acqua richiedeva opere idrauliche importanti per trasformare quei terreni in campi fertili. I primi interventi di sistemazione risalgono al 1882, mentre tra gli anni ’20 e ’30 vennero realizzate le arginature dei fiumi Crati e Coscile. Nel dopoguerra, con nuovi lavori infrastrutturali e la riforma agraria del 1950, la terra venne distribuita e le colture si diversificarono. La risicoltura, che aveva un ruolo centrale, perse terreno, ma negli anni ’50 riprese slancio grazie a campi sperimentali che cercavano varietà più adatte alle condizioni locali. Le famiglie Toscano e Müller furono protagoniste di questo rilancio: con il marchio Müller-Toscano rilanciarono produzione e vendita, riportando il riso al centro dell’economia agricola. Poi Pietro Pierciaccante, padre di Matteo, consolidò la coltivazione a Masseria Fornara, azienda legata alla terra da oltre un secolo.

Le varietà di riso e le scelte in campo nella piana di Sibari

Masseria Fornara si distingue per l’ampia gamma di risi coltivati, ognuno con caratteristiche precise e usi gastronomici diversi. Il Carnaroli, apprezzato per il chicco grande e la capacità di mantenersi al dente, è perfetto per risotti cremosi. L’Arborio, con chicco più grosso e corposo, si usa in piatti tradizionali dal gusto intenso. L’Originario, più piccolo e tondeggiante, trova spazio non solo nelle minestre ma anche in dolci, arancini e persino nel sushi. L’Aromatico si distingue per il profumo che sprigiona in cottura, ideale per ricette profumate. Il Nerone, un riso integrale dal chicco scuro, aggiunge valore nutrizionale e colore. Il clima della piana però lancia una sfida: i venti forti tendono a far piegare il Carnaroli, che perde così produttività. Per questo si preferisce il Caroli, una varietà della stessa famiglia ma più resistente al vento, che si adatta meglio al territorio e garantisce raccolti più costanti.

Masseria Fornara: oltre un secolo di storia e innovazione

La storia di Masseria Fornara parte nella seconda metà dell’Ottocento, quando la famiglia Pierciaccante si stabilì nella piana di Sibari per avviare un’attività agricola destinata a mutare nel tempo. Nel corso del Novecento i terreni ospitarono colture diverse, ma la risicoltura rimase sempre importante. Nel 1984 l’azienda rilanciò la produzione di riso, inizialmente per fornire sementi ai mercati del Nord. Negli anni successivi l’attività si è evoluta, tornando a coltivare riso per il consumo diretto e, dal 2006, aggiungendo lavorazione e vendita in proprio. Così Masseria Fornara è diventata un simbolo di qualità e tradizione, preservando una pratica agricola di valore storico e culturale per tutta la Calabria.

Enogastronomia e territorio: Sibari protagonista a Vinitaly and The City

Vinitaly and The City ha scelto di raccontare la Calabria attraverso i suoi sapori, mettendo in luce l’enogastronomia come chiave per valorizzare il territorio. Il progetto ha coinvolto produttori, chef e istituzioni, trasformando le degustazioni in vere esperienze culturali. Abbinando vini, prodotti locali e storie, i visitatori hanno scoperto non solo i sapori ma anche la storia, l’archeologia e le tradizioni di un territorio ricco e complesso. Qui, la risicoltura è emersa come un segno d’identità che unisce passato e presente, aprendo nuove porte per il turismo e la valorizzazione delle risorse locali. Eventi come questo sono un volano per una terra spesso sottovalutata, dimostrando quanto l’agroalimentare possa essere motore di sviluppo economico e culturale.

# Domande frequenti sulle risaie ai piedi del Pollino

Dove si coltiva il riso in Calabria?
La principale zona è la piana di Sibari, nella parte settentrionale della regione, tra il mare Ionio, il Pollino e la Sila.

Da dove viene la risicoltura locale?
Probabilmente dagli Arabi, che portarono il riso nel Mediterraneo. La coltivazione si è consolidata nell’Ottocento, con produzioni di sementi destinate alle risaie del Nord.

Come si combatte la salinità del suolo?
Con un sistema di irrigazione controllata: l’acqua circola tra vasche e terreni, si riscalda e “lava” il sale prima di raggiungere le piante.

Che effetto hanno avuto i lavori di bonifica?
Le arginature dei fiumi e la sistemazione idraulica tra Ottocento e Novecento hanno trasformato le paludi in una pianura fertile e coltivabile.

Come convivono fauna e agricoltura nelle risaie?
Le zone umide ospitano uccelli come cicogne bianche e cavalieri d’Italia, che si nutrono di insetti dannosi per il riso, aiutando così il controllo naturale.

Quali iniziative hanno rilanciato la risicoltura nel Novecento?
I campi sperimentali degli anni ’50 e l’impegno di famiglie agricole locali hanno favorito la ripresa e la diffusione della coltura.

Quali varietà di riso si coltivano nella piana di Sibari?
Carnaroli, Arborio, Originario, Aromatico e Nerone, ognuna con caratteristiche e usi specifici.

Perché alcune varietà sono preferite ad altre?
Il vento forte richiede piante robuste che non si pieghino, come il Caroli, più resistente del delicato Carnaroli.

Come si usano i diversi tipi di riso in cucina?
Il Carnaroli è ideale per risotti, l’Arborio per piatti corposi, l’Originario per dolci e sushi. Aromatico e Nerone si distinguono per profumi intensi e colori particolari.

Come aiutano le risaie a promuovere il territorio?
Oltre alla produzione, si legano a eventi culturali ed enogastronomici che raccontano storia, paesaggio e potenzialità turistiche locali.

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