Itaca compare quaranta volte nell’Odissea, ma Omero non dice mai chiaramente se sia un’isola o parte di una terra più vasta. Quel dettaglio, apparentemente banale, ha acceso un dibattito che dura da anni. James Diggle, ex docente a Cambridge, insieme al geologo John Underhill, ha rispolverato una vecchia teoria del 2005: e se la vera Itaca fosse Paliki, una selvaggia penisola di Cefalonia? Un tempo, sostengono, un canale marino avrebbe potuto separarla dal resto dell’isola, trasformandola in un’isola a sé. Ora, grazie a uno studio pubblicato su Antigone, rivista online che intreccia classici antichi e attualità, geologia, filologia e archeologia si mescolano a mito e viaggio. Ulisse, forse, aveva un’altra casa.
Itaca tra mito e geografia: cosa dice davvero Omero?
Il dibattito su Itaca non è certo una novità, ma gli studi di Diggle e Underhill gli hanno dato nuova linfa. Nei testi omerici, Itaca è un luogo ricorrente, ma mai descritto come un’isola staccata dal resto del mondo. Piuttosto, sembra parte integrante di un territorio senza confini marini ben definiti. Secondo la loro tesi, Paliki, che oggi è una penisola sulla costa occidentale di Cefalonia, un tempo era separata dal resto dell’isola da un canale navigabile. In questo modo, Paliki potrebbe essere la vera Itaca di Omero.
Questa ipotesi poggia su studi geo-archeologici che hanno trovato tracce di una separazione fisica avvenuta in epoche remote. Ma bisogna ricordare che la geografia omerica è spesso un intreccio di fantasia e realtà: molti luoghi citati nei testi non hanno riscontri concreti, mentre città come Sparta, Argo o Micene sono state confermate dagli scavi. Per Itaca, invece, la situazione resta incerta.
Nel libro Odysseus Unbound, sostenuto anche dall’imprenditore e appassionato di archeologia Robert Bittlestone, si tenta di unire letteratura e scienza per localizzare l’Itaca di Omero nella moderna Cefalonia. Ma finché non si troveranno prove archeologiche della reggia di Ulisse, tutto resta aperto al confronto.
Non mancano nemmeno ipotesi alternative. L’ingegnere nucleare Felice Vinci, per esempio, ha suggerito in “Omero nel Baltico” che la vera Itaca sia nel Nord Europa, basandosi su altri testi antichi. Una teoria estrema, certo, ma che invita a riflettere su quanto la geografia omerica sia più che altro un mosaico di miti e immaginazioni di tempi lontani.
Paliki, la penisola nascosta di Cefalonia
Paliki, al centro di questo acceso dibattito, è oggi una zona poco conosciuta e poco battuta dai turisti sull’isola di Cefalonia. Con i suoi 119 chilometri quadrati, si presenta come un territorio fatto di dolci vigneti e vaste coltivazioni, intercalate da spiagge, scogliere e rocce calcaree che si affacciano sul Mar Ionio. Qui natura e paesaggio si mescolano senza la pressione del turismo di massa.
Per arrivarci basta un traghetto di venti minuti da Argostoli, il capoluogo di Cefalonia, fino a Lixouri, cittadina vivace con un porto dove i pescherecci colorati sono una presenza costante. Qui si può visitare la storica cantina Sclavos, attiva dal 1919 e da quasi quarant’anni impegnata nella viticoltura biologica. Qui si degustano vini autoctoni come il Robola e il Vostolidi, bianchi dal carattere deciso, o il raro Tsaousi. A completare l’offerta, il vino rosso Orgion, un prodotto unico nel suo genere.
La cucina locale è altrettanto autentica. Al ristorante Yard, gestito dalle sorelle Aliki e Maria Moschopoulou, si riscoprono i sapori genuini della tradizione greca. La moussaka con melanzane affumicate è un piatto che ha fatto parlare tutta Cefalonia, così come l’orzo in brodo di finocchi e uva di Missolungi: piatti semplici, ma dal gusto intenso e sincero.
Spiagge e borghi: la natura ancora intatta di Paliki
Oltre ai vigneti e ai sapori locali, Paliki vanta spiagge di grande fascino, meno affollate rispetto a quelle più famose di Cefalonia. La spiaggia di Xi è nota per la sua sabbia rossastra che si staglia contro alte scogliere bianche, uno spettacolo che ogni anno attira fotografi e amanti del mare. Poco distante, la spiaggia di Koulopetra sta guadagnando popolarità tra chi fa snorkeling, grazie alle acque limpide e alle rocce che offrono rifugi alla fauna marina.
Non lontano, Petani si conferma una delle spiagge più belle non solo di Paliki ma di tutta Cefalonia: una distesa di sabbia chiara bagnata da acque che sfumano dall’azzurro al blu profondo. La baia è dominata dal Petani Bay Hotel, con piscina a sfioro, centro benessere e spazi per lo yoga, perfetto per chi vuole rilassarsi dopo una giornata al mare.
Più difficile da raggiungere è Platia Ammos, una spiaggia naturale che il terremoto del 2014 ha reso quasi inaccessibile via terra. Chi non può arrivarci in barca può comunque ammirarla dall’alto, dal Monastero di Kipouria, un edificio settecentesco arroccato sulle scogliere circostanti.
Nei dintorni, il villaggio di Chavdada si distingue per un’architettura che mescola elementi bizantini e veneziani. È uno dei borghi più suggestivi della penisola, con un’atmosfera che sembra sospesa nel tempo. Qui si trova la spiaggia di Atheras, lunga e selvaggia, ideale per chi ama passeggiare tra boschi e mare, lontano da strutture turistiche.
Per chi vuole godere di panorami mozzafiato, il borgo di Kaminarata, a 360 metri di altitudine, offre una vista ampia sul territorio di Paliki e sul mare, un punto perfetto per immaginare il passaggio di Ulisse e degli antichi navigatori.
L’interesse rinnovato per Paliki dimostra come la storia e il mito continuino a intrecciarsi nell’immaginario collettivo. Mentre l’Odissea di Christopher Nolan riporta in auge il mito di Ulisse, questi angoli meno noti della Grecia offrono un’occasione autentica per scoprire un paese fatto di storia, paesaggi selvaggi e suggestioni senza tempo.