“Quando torno a Bellagio, è come se il tempo si piegasse su se stesso.” Monica Savaresi parla del lago di Como con la voce di chi ne conosce ogni angolo, ogni sfumatura. È lì che è cresciuta, tra i borghi silenziosi e le acque tranquille, mentre la sua vita si faceva strada tra i palcoscenici milanesi della comicità. Milano, con la sua frenesia, è stata il dietro le quinte di una carriera che l’ha vista lavorare accanto a nomi importanti di Bananas e Zelig, raccontando storie altrui per vent’anni.
Poi è arrivato “Bellagio”, il suo primo romanzo. Un ritorno alle radici, ma visto con occhi diversi, quelli di chi ha viaggiato in Africa, Oman, Bali e Stromboli. Per Monica, i luoghi non sono semplici coordinate geografiche: sono contenitori di memoria, di trasformazione. Un intreccio di teatro, viaggi e ricordi che racconta la vita stessa, fatta di radici profonde e di orizzonti che cambiano.
Bellagio: tornare a casa per ripartire
Monica ha lasciato il lago di Como da ragazza, inseguendo sogni che l’hanno portata prima a Milano, poi a Roma. Ma a cinquant’anni si è accorta che quel distacco non ha mai spezzato il legame con la sua terra. Nesso, il borgo incastonato vicino a una cascata e raggiungibile solo a piedi lungo una mulattiera, è un luogo affascinante ma duro da vivere. Quel paesaggio è rimasto dentro di lei, anche quando è stata lontana, un segreto che ha custodito mentre altri, come gli americani innamorati del lago, lo scoprivano da fuori.
Scrivere “Bellagio” è stato per Monica un modo per fare i conti con il passato e la famiglia, ma anche con un territorio che non sempre è stato generoso con lei. Mentre dava forma al libro, ha ristrutturato una casa, un luogo destinato a ospitare la storia ma che, alla fine, ha preso vita proprio mentre lei presentava il romanzo. Questo ritorno, materiale e spirituale, le ha dato uno spazio dove riscattare emozioni e perdonare, trasformando le montagne del passato in colline più dolci.
Il turismo sul lago di Como: tra opportunità e problemi reali
Il lago di Como è diventato una meta molto ambita dai turisti stranieri, ma in alcune zone questo afflusso rischia di mettere a dura prova il territorio. Monica osserva con attenzione questa situazione e mette in guardia: molte comunità locali non sono ancora pronte a gestire l’ondata di visitatori, che spesso porta pochi vantaggi concreti a chi ci vive.
Bellagio può contare su un’offerta turistica strutturata e un turismo più selezionato, ma borghi più piccoli come Nesso affrontano problemi più complessi. Il turismo di massa crea disagi quotidiani, e per gestirlo servirebbe una strategia coordinata tra diversi enti e un controllo più stretto degli accessi. Monica racconta che la sua casa sul lago è più viva e autentica d’inverno, quando tutto è tranquillo, rispetto ai mesi estivi, quando il territorio si trasforma quasi in un’altra realtà.
Un mosaico di identità tra teatro e viaggi
Roma, Milano, lago di Como, radici cremonesi e umbre: Monica è un mosaico di identità, pezzi di sé sparsi in luoghi diversi che l’hanno segnata. Il teatro le ha regalato incontri con storie sempre in movimento, avventure umane sia sul palco sia dietro le quinte, accompagnando artisti e pubblico in momenti di scoperta e condivisione.
Nonostante la vita frenetica tra eventi e produzione teatrale, Monica è una viaggiatrice instancabile. Ha visitato molti Paesi africani grazie a collaborazioni con ONG, entrando in realtà complesse come Ciad, Mozambico e Camerun. Ogni esperienza le ha insegnato qualcosa di concreto sulla sopravvivenza, sull’umanità e sul valore della vita.
Per lei i viaggi non sono solo vacanze, ma tappe profonde di ricerca interiore, modi per ritrovare sé stessa e il proprio posto nel mondo. Bali, con la sua armonia naturale, o Stromboli, con la sua energia selvaggia, sono simboli di questa vita in continuo movimento.
Viaggiare da sola: una conquista di libertà e amicizie
All’inizio Monica faticava a fare cose da sola, come andare al cinema o a cena. Poi ha imparato a godersi il piacere del viaggio in solitaria. Il suo primo volo da sola, dopo la pandemia, è stato per Bali, dove ha seguito un retreat di yoga e surf. Lì ha superato paure e ansie, scoprendo la libertà di un’esperienza senza doveri o aspettative.
Durante i suoi spostamenti ha stretto legami importanti. Amicizie nate in piccole case affittate a Filicudi o a Zanzibar sono diventate rapporti duraturi. Spesso torna a trovare queste persone, in posti dove il cuore si è fermato a lungo.
I suoi prossimi viaggi riflettono ancora questo equilibrio tra voglia di scoprire e legami umani. Il Nord Africa, con città affascinanti ancora poco battute, e Okinawa, in Giappone, sono mete scelte per l’energia naturale e il fascino culturale.
Teatro, social e autenticità: la sfida di restare veri
Nel suo lavoro di manager teatrale, Monica vive ogni spettacolo come un viaggio dal vivo, un dialogo diretto tra palco e pubblico. Negli ultimi anni il bisogno di partecipare e condividere si è fatto più forte, spingendo a cercare occasioni di socialità vera.
Ma questa realtà dal vivo spesso si scontra con i social, dove tutto sembra più raccontato che vissuto. Monica evita di documentare troppo gli eventi, preferendo lasciare spazio alle emozioni dirette e alla memoria autentica.
L’autenticità è il filo che unisce ogni suo percorso: dai luoghi in cui ha vissuto, alle storie che ha raccontato, fino ai viaggi che sceglie di fare con coraggio e libertà. Non cerca solo mete, ma spazi e momenti che la facciano sentire davvero viva, ritrovando quei pezzi di sé sparsi tra case, terre e persone.
