Mirko Baricchi, l’artista ligure che ha trasformato la sua arte grazie alla montagna e al viaggio in Sudamerica

Redazione

16 Maggio 2026

A La Spezia, Mirko Baricchi stringeva una matita in mano da bambino, ignaro di quanto quella semplice presa avrebbe tracciato un cammino lungo e tortuoso. Lasciare la città natale non è stata una fuga, ma una necessità, una spinta a cercare altrove, a espandere orizzonti. Prima Firenze, con le sue radici artistiche profonde, poi Città del Messico, un luogo che ha scosso le sue percezioni e trasformato il suo sguardo. Oggi, tra colori intensi e paesaggi interiori, la sua pittura si muove con audacia, sospesa tra figurazione e astrazione, raccontando una vita fatta di viaggi, incontri e memorie intrecciate.

Messico: immersione totale e svolta professionale

Dopo il diploma all’Istituto d’Arte Palazzo Spinelli di Firenze, Baricchi parte per Città del Messico senza sapere quanto quell’esperienza lo avrebbe segnato. Solo in un mondo lontano e ricco di contrasti, si è trovato a vivere un’immersione totale, non solo artistica ma anche quotidiana, affrontando un modo di vivere diverso.

Nel Messico trova il primo lavoro da illustratore in un’agenzia di grafica. Quel mestiere gli insegna la disciplina, quella costanza necessaria per trasformare la passione in professione. Addio all’idea romantica dell’ispirazione che arriva da sola: qui si impara a lavorare con metodo e a cercare attivamente le opportunità. Baricchi ha capito presto che l’arte è anche un modo per farsi notare, per bussare alle porte dei galleristi anziché aspettare che aprano loro.

I colori di quegli anni parlano chiaro: arancioni bruciati, rossi intensi, ocra e toni vulcanici dominano le sue tele. L’influsso dei grandi muralisti latini come Rufino Tamayo, Diego Rivera, Siqueiros e Orozco si sente forte, unendo arte figurativa e impegno sociale. Le superfici consumate dal caldo e dall’umidità del Messico si riflettono nelle sue opere, che raccontano un habitat plasmato dalla natura e dalla cultura locale.

Quell’esperienza ha lasciato un segno profondo e duraturo. Tornato in Italia, Baricchi si è sentito stretto a La Spezia e ha affrontato la sua carriera con un approccio più deciso, scegliendo strade meno convenzionali. È stato un momento di crescita, dove l’eredità messicana ha cominciato a mescolarsi con le sue radici italiane.

Dal mare alle montagne: il paesaggio che cambia il quadro

La Spezia, città di mare, resta nel cuore di Baricchi, ma da oltre dieci anni vive sulle colline vicentine. Questo spostamento ha cambiato profondamente il suo modo di lavorare, trasformando colori, forme e composizione.

Fino al 2012 l’orizzonte marino era un elemento fisso nei suoi quadri, con quella linea orizzontale che richiamava il mare. Ma vivere tra i Monti Lessini, vicino al Cadore e alle Dolomiti, ha spinto l’artista a rivoluzionare il suo linguaggio. Ha abbandonato le forme familiari per una pittura più essenziale e nuova. Così è nata la serie “Selva”, dove il verde diventa protagonista, un colore che prima non usava.

Non è solo una questione di colori: è un cambio di atmosfera e di spirito. Le montagne gli hanno regalato una nuova calma, uno sguardo più meditativo sul paesaggio. Ha sostituito l’energia vivace e a volte caotica del mare con la quiete della natura alpina. La pittura è diventata un gioco di libertà e sintesi, con un gesto più spontaneo e una palette arricchita da rosa e bianco, un vero e proprio salto rispetto al passato più illustrativo.

Questo cambiamento si vede anche nel tono delle opere, ora più serene, in equilibrio fra realismo e astrazione. La montagna non è solo un paesaggio, ma un modo diverso di guardare e raccontare la realtà.

Tra figurazione e astrazione: i segni di un viaggio lungo trent’anni

Baricchi ha costruito il suo lavoro su un equilibrio tra figure riconoscibili e segni astratti, un mix che dà ai suoi quadri una firma precisa ma sempre in movimento. Il suo percorso dura da trent’anni, con un’evoluzione tecnica e un progressivo allontanamento dalla narrazione tradizionale.

“Non dipingo quello che vedo, ma vedo quello che dipingo,” dice spesso, sottolineando il ruolo attivo del processo creativo. Le immagini nascono da diverse fonti: ricordi personali, simboli, sensazioni che solo lui conosce. Questo gli permette grande libertà, e le sue opere si caricano di significati stratificati.

Tra i simboli ricorrenti spiccano Pinocchio, la lepre e la casa. Pinocchio, nato quasi per caso come disegno di un burattino, è diventato un testimone malinconico e ambiguo nelle sue opere. La lepre, ispirata al Bianconiglio di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, rappresenta il tempo e il cambiamento, temi cari anche all’alchimia. Nel tempo la lepre si è trasformata da figura illustrativa a presenza più sfumata e simbolica.

La casa invece è metafora di stabilità e radicamento mai del tutto raggiunti, in una vita segnata da continui spostamenti e ricerche. Solo di recente Baricchi ha iniziato a sentire una nuova forma di stabilità, che si riflette nelle sue tele.

Nei primi lavori, la sedia impagliata richiamava il mondo contadino e la memoria dei nonni toscani, figure centrali per il suo legame con la natura e la cultura popolare. Questi elementi narrativi creano uno spazio simbolico che si fonde con la sfera emotiva dell’artista.

Tra radici e mondo: il viaggio di un artista senza confini

Mirko Baricchi ha fatto della sua carriera un viaggio continuo tra realtà locali e scene internazionali dell’arte contemporanea. Le città sono state per lui fonte di stimoli: la vita culturale, il fermento, le nuove esperienze si trovano proprio nei grandi centri.

Pur amando l’energia di capitali come Parigi, Milano e Londra, Baricchi riconosce che i ritmi frenetici rendono difficile mantenere una routine di lavoro stabile. Un equilibrio sempre precario tra professione e vita quotidiana.

Tra i suoi luoghi del cuore ci sono piazza Brin a La Spezia, il quartiere Umbertino e gli angoli del Golfo dei Poeti. Il paesaggio marino ligure resta un richiamo costante, un legame intimo che non ha mai lasciato, nonostante le esperienze all’estero.

Il Giappone ha un posto speciale nei suoi progetti artistici. Tre soggiorni a Kyoto e Tokyo hanno alimentato la sua passione per la cultura nipponica, e il desiderio di stabilirsi più a lungo in quel contesto è un obiettivo per il futuro. Anche la Scandinavia ha stimolato la sua curiosità, grazie alle fiere d’arte frequentate con la sua galleria londinese.

Questi legami sparsi raccontano un artista aperto a contaminazioni diverse, capace di integrare stimoli da culture lontane. Baricchi costruisce così una identità artistica complessa, curiosa e in continuo movimento.

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