Gorizia, Ribolla di Oslavia: la storia dei 7 vignaioli tra confini e tradizioni

Redazione

2 Maggio 2026

Sono poco più di centocinquanta, sparsi sulle colline tra il monte Sabotino e l’Isonzo. Ogni famiglia tiene stretta la propria vigna, il vino è più che una tradizione, è un’eredità nel cuore. “Io sono di Oslavia”, dicono con un orgoglio che ha il sapore di radici profonde. Qui le bandiere sono cambiate molte volte: dall’impero austro-ungarico all’Italia, passando per la cultura slovena. Una terra di confine, spesso ignorata, ma segnata da battaglie dure. Eppure, proprio da quei pendii aspri e da una storia complicata, nasce qualcosa di unico: la Ribolla. Un vino antico, riscoperto e riportato in vita da sette vignaioli, piccoli custodi di una passione che attraversa le generazioni.

Oslavia tra guerra e vigne: un paesaggio segnato dal passato

Oslavia è oggi un quartiere di Gorizia, proprio al limite d’Italia, al confine con la Slovenia. La collina si stende tra Gorizia e Nova Gorica, dominata dal monte Sabotino, simbolo di un passato fatto di battaglie e divisioni. Durante la Prima guerra mondiale, il monte era una roccaforte austro-ungarica e oggi ospita il Sentiero della Pace, che ricorda i duri scontri di allora.

Il Sacrario Militare di Oslavia, con il Cimitero dei Quattro Generali, conserva la memoria di quei giorni. Anche quando la nebbia avvolge tutto, quel luogo pesa sul territorio. Ma Oslavia non è solo guerra: è anche vigne tenaci, che resistono come la gente del posto.

Dopo la Seconda guerra mondiale, tutto sembrava perduto: case distrutte, alberi abbattuti, ferite aperte. Da quella desolazione però è nata una nuova speranza. Le famiglie di contadini hanno deciso di puntare su questa terra, ricostruendo i vigneti e riscrivendo la storia di un territorio di frontiera.

Sette cantine, una sola passione: la Ribolla gialla che unisce

La rinascita è nelle mani di sette produttori che hanno fatto della fatica una missione. Saša Radikon guida il gruppo, con Dario Prinčič, Matej Fiegl, Joško Gravner, Marko Primosic, più le famiglie del Carpino e de La Castellada. Ognuno porta con sé una storia che si intreccia con le vigne e con il vino che ne nasce.

Insieme producono circa 100 mila bottiglie di Ribolla gialla all’anno, lavorando su 30 ettari. Numeri piccoli, ma dal valore enorme. Questo vino, con la sua macerazione che dà un colore opaco e profumi intensi, è il segno concreto di un’identità ritrovata.

Questi vignaioli vogliono cambiare l’immagine di Oslavia, lontano dal solo ricordo della guerra. Hanno creato il Percorso delle Panchine Arancioni, un itinerario che passa per sette punti panoramici sulle colline. Ogni panchina, ideata da loro, racconta storie di vite, di terra e di vino.

Tra vigne e memorie: il cammino lungo le colline di Oslavia

Si parte da Gorizia, poco lontano, e si sale verso Oslavia, seguendo una strada che costeggia il Sacrario Militare. La prima sosta è la panchina arancione di Dario Prinčič, che guarda il monte Sabotino come un guardiano. Racconta di un confine delicato, con due mondi vicini: il Mediterraneo a sud e l’Alpi a nord. Dal suo punto di osservazione si vede ancora la scritta “Viva Tito”, un ricordo di un’epoca jugoslava.

Il sentiero si snoda tra vigne e filari, con viste che spaziano dal castello di Gorizia ai palazzi brutalisti di Nova Gorica. La seconda panchina è quella di Matej Fiegl, che ricorda com’era Oslavia prima della guerra: un villaggio vivo, con chiese e frazioni oggi scomparse. La leggenda del primo tralcio di Ribolla che è spuntato su quella terra distrutta racconta la rinascita di una comunità.

Si arriva poi alla cantina La Castellada, lungo il torrente Piumizza, e al vigneto Klin, un pezzo di collina a forma di triangolo, simbolo di forza. Qui Marko Primosic sottolinea lo sforzo dei sette produttori: sette mondi diversi uniti da una stessa passione che si riflette nei loro vini arancioni.

I protagonisti della viticoltura innovativa: da Gravner a Radikon

Il percorso continua fino alla tenuta dei Gravner, famiglia che ha rivoluzionato la viticoltura locale. Joško Gravner è stato un pioniere della fermentazione in anfora e ha trasmesso la sua passione alla figlia Mateja e al nipote Gregor Viola. La cantina sorge vicino a un antico pozzo, una risorsa preziosa soprattutto nei tempi difficili della guerra.

I fratelli Ivana e Saša Radikon sono un’altra tappa fondamentale. Hanno preso il testimone dal padre Stanko, trasformando la Ribolla da un vino popolare “da osteria” a un prodotto di pregio, apprezzato a livello internazionale. Saša parla della Ribolla come di una “vigna femmina”, sottolineando un legame profondo e una cura attenta della terra aspra.

Verso la fine del percorso si scende lungo il torrente Piumizza, che segna il confine interno con la Slovenia, per risalire fino alla cantina Il Carpino. Qui Franco Sosol guarda i vigneti terrazzati e le strade segnate dai filari di viti e ciliegi e ripete una verità semplice: non ci sono confini netti nelle loro vigne. Questi territori sono uniti da una storia antica, e la Ribolla è il filo che lega comunità diverse attorno a una terra che resta sempre orgogliosa e tenace.

Oslavia, cuore pulsante d’Europa: oltre la guerra, il vino che racconta

Oslavia non è solo memoria di guerra, ma un esempio concreto di come una comunità può rialzarsi, ritrovare le proprie radici e costruire un’identità forte, capace di parlare al mondo attraverso il vino. La Ribolla gialla qui non è solo una bottiglia: è la testimonianza di una lunga storia di confine, fatica e rinascita, tramandata di padre in figlio.

In un’Europa sempre più senza barriere, queste colline raccontano la complessità di un territorio fatto di tante culture, e la forza di uno sguardo rivolto avanti. I vignaioli di Oslavia lo sanno bene: la terra dà loro vita, e il vino che portano sulle tavole di tutto il mondo è la storia concreta di un luogo che vale la pena ascoltare.

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