Nel cuore del sud-ovest della Sardegna, vecchie miniere abbandonate si animano di nuovi passi. Sulcis, Iglesiente, Arburese e Guspinese: territori segnati dal lavoro duro e dalla fatica, ora pronti a raccontare una storia diversa. Il Cammino Minerario di Santa Barbara si snoda per 525 chilometri, suddivisi in trenta tappe, offrendo un viaggio attraverso paesaggi spettacolari. Qui, tra villaggi fantasma e natura selvaggia, ogni passo svela tracce di un passato che non vuole essere dimenticato.
Un viaggio nella Sardegna mineraria: il senso del Cammino di Santa Barbara
Il nome del Cammino omaggia Santa Barbara, protettrice dei minatori, degli artificieri e dei marinai. Il percorso parte da Iglesias, il cuore di questa tradizione, e torna lì dopo aver attraversato paesaggi che spaziano dai rilievi rocciosi formatisi oltre 500 milioni di anni fa, alle dune che si affacciano sul mare. Segnalato da una torre simbolica, il Cammino guida i viandanti tra natura e archeologia industriale, tra vecchie miniere e ferrovie ormai silenziose, offrendo anche momenti di spiritualità e incontri con la cultura locale.
Inaugurato dieci anni fa, questo percorso invita a viaggiare con calma, per assaporare anche i sapori e le comunità sarde che si affacciano lungo il cammino. Secondo i dati della Fondazione del Cammino, solo nel 2025 più di 4.000 escursionisti hanno scelto questa esperienza, con una ricaduta economica positiva per il territorio e un modello virtuoso contro il turismo di massa. Primavera e autunno sono le stagioni migliori per affrontarlo, mentre la nuova “Mìnera Card”, una tessera digitale, rende più semplice organizzare il viaggio collegando camminatori, strutture e risorse culturali sparse sul territorio.
Dalla partenza a Iglesias a Nebida: miniere storiche e coste da scoprire
La prima tappa, da Iglesias a Nebida, copre poco più di 20 chilometri e si percorre in circa 7 ore. La parte iniziale è pianeggiante, perfetta per avvicinarsi senza sforzi alla tradizione mineraria locale. Qui spicca la chiesetta di Santa Barbara, eretta nel 1910, che dà subito il tono al percorso. Poco dopo si arriva alla miniera di Monteponi, luogo storico dove già Cartaginesi e Romani estraevano piombo. Nel XIX secolo fu una delle miniere più importanti d’Europa, fondamentale per la produzione di piombo e zinco a livello nazionale.
A Monteponi si trovano reperti affascinanti: l’orologio meccanico e la sirena ad aria che scandivano la vita dei minatori, macchinari restaurati da volontari ed ex operai che raccontano una storia di fatica e resistenza. La galleria Villamarina, lunga 700 metri, conserva ancora gli ascensori originali e ambienti carichi di memoria. Nel complesso si può visitare anche la foresteria, decorata con un murale di Aligi Sassu, e la scuola mineraria trasformata in museo, con laboratori dedicati a ceramica, geologia e storia mineraria.
Chi vuole può tornare a Iglesias con i mezzi pubblici, mentre altri proseguono verso Nebida, un altro tratto di circa 10 chilometri senza grandi dislivelli, tra boschi e pascoli, dove si incontrano villaggi abbandonati immersi nella vegetazione. Da Nebida partono autobus regolari per il ritorno a Iglesias.
Nebida-Masua: ingegneria mineraria e scogliere da brivido
La seconda tappa collega Nebida a Masua con un percorso di poco meno di 10 chilometri. Qui si possono ammirare due tra le più affascinanti testimonianze dell’archeologia industriale isolana: la Laveria Lamarmora, a picco sulle scogliere, e Porto Flavia, un capolavoro d’ingegneria. Costruita all’inizio del Novecento, Porto Flavia permetteva di caricare direttamente i minerali su piroscafi, grazie a una ferrovia scavata nella roccia lunga circa tre chilometri.
Le scogliere che fanno da sfondo a questo tratto hanno recentemente ospitato un evento sportivo straordinario: l’11 e 12 luglio 2026 si terrà qui la tappa italiana della Coppa del Mondo di tuffi dalle grandi altezze. Gli atleti si lanceranno da pareti naturali a strapiombo, un contesto unico rispetto alle consuete gare su torri artificiali. Tra i campioni presenti, l’australiana Rhiannan Iffland ha sottolineato “l’unicità di questo scenario mozzafiato.”
Tratalias-Sant’Antioco: storia, natura e saline in un percorso facile
Il tratto tra Tratalias e Sant’Antioco si estende per 15,5 chilometri ed è ricco di storia e bellezze naturali. Si parte dal borgo antico di Tratalias, dominato dalla chiesa romanica di Santa Maria di Monserrato, risalente al XIII secolo. Il paese sembra quasi abbandonato, ma conserva un fascino intenso nelle sue pietre e nelle strade silenziose. Lungo il cammino si incontrano i resti di Palmas Vecchio, un paese fantasma, e altre architetture romaniche come Santa Maria di Palmas, piccolo gioiello di arte e storia.
Il percorso prosegue lungo le saline, vaste circa 20 chilometri e larghe fino a 3, un ambiente fondamentale per la produzione del sale nel Mediterraneo, con una produzione annua che supera le 150mila tonnellate. Questo ecosistema ospita specie di uccelli migratori, tra cui i fenicotteri rosa, che trovano qui un habitat prezioso. Le saline raccontano anche il passato industriale legato al commercio del sale, un tempo trasportato via ferrovia fino al porto di Sant’Antioco.
Il cammino arriva infine al ponte che unisce l’isola di Sant’Antioco alla Sardegna continentale e attraversa il paese fino alla basilica dedicata al santo. Sotto la chiesa si trovano catacombe con le prime testimonianze del cristianesimo in zona. Qui si mescolano archeologia, natura e spiritualità, e non manca la possibilità di fare il bagno nella vicina spiaggia di Maladroxia, dove si percepiscono ancora i residui di un tepore vulcanico, ricordo dei Romani che usavano queste acque come luogo termale.
Cammini a ritmo lento: la nuova collana per chi ama esplorare senza fretta
In questi giorni è partita una nuova collana editoriale dedicata ai trekking e ai cammini lenti, frutto di una collaborazione con grandi quotidiani nazionali. Il primo volume, uscito a metà aprile, è dedicato al Cammino di Santiago lungo la Via Francese, una guida pensata per chi vuole viaggiare a passo lento, immerso in paesaggi ricchi di arte e cultura.
Questa collana si rivolge a chi cerca esperienze diverse dal turismo di massa, puntando su sostenibilità e riflessione. Ogni guida, di circa 120 pagine, offre dettagli pratici su itinerari, mappe e servizi, per garantire un’esperienza completa. Sono previsti trenta volumi che toccheranno i sentieri più belli e conosciuti d’Italia e d’Europa, mettendo a disposizione informazioni aggiornate per scoprire e vivere appieno il territorio.
Il Cammino Minerario di Santa Barbara si inserisce perfettamente in questo filone, restituendo dignità a un territorio segnato dall’industria, oggi aperto a chi vuole riscoprirne la storia e la natura, con la lentezza come chiave per cogliere l’anima della Sardegna mineraria.
