“Quasi il 90% degli intervistati vorrebbe usare l’intelligenza artificiale per le proprie esperienze future”. Il dato arriva da una ricerca globale di Booking.com, che tra aprile e maggio 2025 ha coinvolto più di 37mila persone in 33 Paesi. È un numero che racconta molto: l’AI sta cambiando il modo di pensare alle vacanze. Oggi, organizzare un viaggio significa spesso affidarsi a strumenti digitali che suggeriscono mete, itinerari, persino angoli nascosti poco frequentati. C’è chi si affida all’intelligenza artificiale per pianificare una settimana in Giappone, chi per ricostruire un percorso ispirato a un film. Eppure, nonostante l’entusiasmo, resta un certo scetticismo. L’intelligenza artificiale ha rivoluzionato la fase iniziale della pianificazione, ma quando si tratta di prenotare, molti esitano ancora. Un mix di curiosità e diffidenza che segna il confine tra futuro e presente del turismo digitale.
L’AI come fonte di idee e guida per scegliere la meta
L’intelligenza artificiale sta conquistando terreno appena si comincia a pensare a dove andare in vacanza. Un viaggiatore su quattro nel mondo la considera affidabile per trovare spunti, più dei travel blogger e degli influencer sui social . Pur senza sostituire quell’immagine che accende il desiderio di partire, l’AI è chiamata a trasformare quell’impulso in qualcosa di concreto: definire tappe, tempi, alternative e proposte personalizzate. Tra gli italiani, poi, la curiosità si concentra su idee originali: il 57% vorrebbe un itinerario fuori dai soliti percorsi, mentre il 72% è attratto da suggerimenti che includano luoghi dall’aspetto fiabesco o set cinematografici. È chiaro come oggi l’intelligenza artificiale venga vista non solo come un motore di ricerca, ma come un assistente capace di modellare esperienze su misura.
L’uso cresce, ma la fiducia resta bassa
Nonostante l’adozione in aumento, la fiducia nell’intelligenza artificiale è ancora limitata. Solo il 6% degli utenti nel mondo si fida ciecamente delle sue indicazioni, senza controlli. Il 42% verifica sempre le informazioni ottenute, mentre un altro 29% lo fa solo qualche volta. Ancora più bassa è la disponibilità a lasciare all’AI la gestione completa delle decisioni: appena il 12% si sente tranquillo a farlo. Anche un’indagine di Expedia Group conferma questa prudenza: oltre due terzi degli intervistati non userebbe un assistente AI per prenotare il viaggio. In Italia, solo il 2% sceglie agenti AI nella fase finale dell’acquisto, come confermano i dati del Politecnico di Milano. Le preoccupazioni principali riguardano la perdita di controllo, la sicurezza dei dati e la privacy durante i pagamenti online.
Quando l’AI sbaglia: limiti nelle informazioni sulle vacanze
Gli assistenti AI sanno rispondere con dettagli e spiegazioni, ma non sempre sono precisi o aggiornati. Test sul campo, come quelli riportati da The Guardian, hanno mostrato risultati che vanno da suggerimenti incoerenti a indicazioni obsolete, come ristoranti chiusi o luoghi fuori mano. Inoltre, i continui cambiamenti negli orari, negli accessi, nelle previsioni meteo e nelle disponibilità rendono difficile affidarsi completamente a itinerari generati automaticamente. Nel Regno Unito, l’uso dell’AI per le scelte di viaggio è raddoppiato nell’ultimo anno, arrivando all’8% della popolazione, con punte del 18% tra i 25 e i 34 anni. Nonostante questo aumento, la qualità dei risultati non è garantita. Le informazioni fornite dall’intelligenza artificiale vanno sempre confrontate con fonti ufficiali per evitare brutte sorprese durante la vacanza.
AI e viaggiatori: un rapporto in trasformazione
Alessandro Callari, Regional Manager Italia di Booking.com, spiega che la tecnologia non ha cambiato solo gli strumenti, ma tutto il modo di decidere un viaggio. “Oggi il viaggiatore non parte più da un’unica ispirazione: può scegliere seguendo una foto, un suggerimento dell’AI, una previsione meteo o un film.” Cresce la consapevolezza già nella fase di ispirazione, e l’intelligenza artificiale aiuta a trasformare idee vaghe in itinerari concreti. Ma il buon risultato dipende dalla qualità delle richieste e dalla capacità del viaggiatore di riconoscere eventuali errori o approssimazioni. Allo stesso tempo, le piattaforme di prenotazione si stanno evolvendo, supportando l’utente non solo nell’acquisto, ma in tutte le fasi prima e dopo la scelta. L’AI resta quindi un alleato che semplifica e accelera il lavoro del viaggiatore, senza però prenderne il posto.
L’intelligenza artificiale si sta affermando come uno strumento veloce e versatile per pianificare viaggi su misura. Restano però sfide importanti: verificare le informazioni e guadagnare fiducia, soprattutto nelle fasi più delicate come la prenotazione. L’innovazione digitale accompagnerà sempre di più i viaggiatori, ma come supporto, mai come sostituto delle decisioni personali.