La nave Polarstern, mentre solcava le acque ghiacciate del Mare di Weddell, si è imbattuta in qualcosa di sorprendente: non un iceberg qualunque, ma una terra emersa mai vista né segnalata prima. A confermare la scoperta è stato l’istituto Alfred Wegener di Bremerhaven, che ha subito acceso i riflettori sulla novità. Un’isola nascosta, sfuggita a tutte le carte geografiche fino ad oggi, che emerge dal freddo Oceano Atlantico meridionale. Ma come ha potuto rimanere inosservata così a lungo?
L’isola spunta all’improvviso nel mare di Weddell
La spedizione internazionale a bordo della rompighiaccio Polarstern era partita a febbraio 2024 per studiare la zona del Mare di Weddell. All’improvviso il tempo è peggiorato e la nave si è dovuta riparare vicino all’isola di Joinville. È lì che i ricercatori hanno notato una formazione strana: sembrava un iceberg “sporco”, come l’ha definito lo scienziato Simon Dreutter.
Avvicinandosi con più attenzione, però, è diventato chiaro che non si trattava di ghiaccio. La struttura mostrava caratteristiche rocciose ben evidenti. Così l’equipaggio ha cambiato rotta per indagare meglio, scoprendo un’isola vera e propria. Misura circa 130 metri di lunghezza, 50 di larghezza e si alza fino a 16 metri sul livello del mare. Una scoperta che ha messo in luce le lacune nelle mappe di quella parte dell’Antartide e solleva dubbi sulla precisione delle carte nautiche usate finora.
Perché nessuno l’aveva mai notata
Le vecchie carte indicavano quell’area come “zona di pericolo non esplorata”, senza segnare coste precise. Questo ha impedito di distinguere bene se si trattasse di rocce emerse o iceberg coperti di ghiaccio. A complicare il quadro, una discrepanza di circa un miglio nautico tra la posizione segnata sulle mappe e quella reale ha tenuto nascosta l’isola anche a satelliti e navigatori.
In più, la superficie dell’isola è spesso coperta da ghiaccio, cosa che ha contribuito a confonderla con iceberg nelle immagini satellitari. La mancanza di rilevamenti diretti ha poi bloccato la creazione di mappe dettagliate. Solo l’avvicinamento della Polarstern ha permesso di mettere a fuoco la natura rocciosa del luogo, sottolineando quanto siano fondamentali le missioni sul campo per aggiornare la conoscenza geografica di luoghi così remoti e difficili da raggiungere.
Nuove mappe e cosa aspettarsi dall’isola
Dopo la scoperta, il team ha mappato l’isola con strumenti moderni: droni per foto dall’alto e sonar per studiare il fondale attorno. Così è stato possibile creare una carta precisa, anche se l’isola non ha ancora un nome ufficiale.
Il nome sarà deciso secondo le regole delle autorità internazionali, per assicurare trasparenza e condivisione. Nel frattempo, la nuova terra verrà inserita nei database geografici aggiornati e nelle prossime carte nautiche, migliorando la sicurezza di chi naviga nell’Oceano Atlantico meridionale.
Questo ritrovamento mette in luce l’importanza di aggiornare costantemente le mappe di zone poco esplorate, e le difficoltà nel riconoscere formazioni geografiche in ambienti estremi. Un problema che si ripete anche con i dati satellitari, spesso offuscati dal clima e dal ghiaccio permanente.
