Quando Donatella Di Pietrantonio ha ricevuto il Premio Strega, il piccolo borgo abruzzese dove è cresciuta sembrava lontanissimo. Eppure, sono proprio quelle montagne e quei vicoli a pulsare nel cuore delle sue storie. Nata in un angolo nascosto dell’Abruzzo, ha percorso pochi chilometri – dalla sua casa isolata a una realtà più aperta vicino a Penne – ma è stato abbastanza per cambiare per sempre il suo destino. L’età fragile, il romanzo che le ha regalato il prestigioso riconoscimento, nasce da un fatto vero: un delitto avvenuto sull’Appennino nel 1997. Con la sua scrittura, Di Pietrantonio trasforma quel dramma in un ritratto vivo, intenso, di una comunità sospesa tra memoria e contraddizioni.
Abruzzo, radici profonde e storie di territorio
L’Abruzzo è una terra di contrasti forti: si passa in fretta dalla montagna alla valle, dalla collina al mare. Donatella è cresciuta proprio in mezzo a queste trasformazioni, vivendo sulla sua pelle il cambiamento di abitudini e punti di vista. Da Arsita, un paese isolato senza strade per le auto, raggiungibile solo a piedi o a dorso di mulo, si è spostata vicino alla strada provinciale e a Penne, un centro più grande con servizi e scuole. Quei piccoli spostamenti hanno aperto per lei nuove porte. Nei suoi romanzi, proprio questi cambiamenti diventano il motore che muove personaggi e storie. Per Di Pietrantonio, l’Abruzzo non è solo uno sfondo: è una presenza viva che condiziona vite e scelte.
Dal bosco di casa al mare: il viaggio tra luoghi e identità
Il rapporto con il mare è sempre stato complesso per Donatella. L’ha visto per la prima volta verso i nove anni: l’Adriatico le è apparso come uno spazio enorme, quasi minaccioso, che affascinava ma restava lontano. Nel suo romanzo Borgo Sud, il mare diventa un simbolo potente, intrecciato a doppio filo con natura e identità. Il viaggio, inteso sia come spostamento fisico sia come percorso emotivo, è per lei un modo per liberarsi e scoprire, pur senza dimenticare l’amore per il suo Abruzzo. Nei suoi scritti compaiono anche grandi città come Milano e Grenoble, viste come tappe di crescita ma anche di scontro con la realtà. Milano, in particolare, viene raccontata attraverso gli occhi di una giovane che sogna la metropoli come fuga dalla provincia, ma che spesso si scontra con delusioni e desideri di tornare a casa.
Il delitto del Morrone: raccontare un passato doloroso
L’età fragile racconta il duplice femminicidio del 1997 sull’Appennino abruzzese, noto come Delitto del Morrone. Donatella ne aveva sentito parlare solo di sfuggita, ma ha deciso di scavare dentro quella storia dimenticata o tenuta nascosta. Il romanzo è un modo per dare voce a una realtà che allora non aveva nome, per riportare a galla ferite e conflitti mai chiusi, mettendo in dialogo passato e presente. La vicinanza al Morrone, la montagna che vede dalle finestre di casa, rende tutto più intenso e personale, un legame che attraversa l’intera opera.
Dal libro al cinema: l’Abruzzo sul grande schermo
Nel 2021 il film L’Arminuta, tratto dall’omonimo romanzo vincitore del Premio Campiello, ha portato sullo schermo l’Abruzzo, anche se molte scene sono state girate nel Lazio. Questo ha suscitato in Donatella un senso di straniamento, perché le sue storie sono profondamente radicate in un territorio preciso. La scrittrice ha sottolineato come l’Abruzzo abbia pagato a lungo la mancanza di una Film Commission, uno strumento importante per valorizzare paesaggi, cultura e natura attraverso il cinema. Solo da poco questa lacuna è stata colmata, aprendo nuovi orizzonti per le produzioni e per il territorio stesso.
Scrittura, camminate e scelte di vita
Donatella ha lasciato la professione di dentista per dedicarsi completamente alla scrittura e ai viaggi. Camminare è per lei una pratica quotidiana, non uno sport, ma un momento di riflessione e ascolto. Sia tra le vie di Penne sia lungo i sentieri di montagna, si lascia guidare dal paesaggio e dalle sensazioni che le trasmette. Tra le sue mete preferite c’è Campo Imperatore, l’altopiano abruzzese soprannominato il “piccolo Tibet”, un luogo di silenzi profondi e suggestioni che parlano al suo immaginario. La scelta di dedicarsi solo alla scrittura è arrivata piano, con la consapevolezza che le due vite – quella di professionista e quella di artista – richiedono energie diverse.
Viaggi e ritorni: il mondo visto da lontano
L’incontro con città e luoghi lontani dall’Abruzzo ha arricchito la sua visione, ma la nostalgia per casa resta sempre al centro. Grenoble, Napoli, New York: città che l’hanno colpita per energia, cultura e ritmo di vita diversi. Ha viaggiato anche in Sudamerica, tra Argentina e Brasile, e negli Stati Uniti, esplorando parchi naturali nel sud-ovest. Per lei viaggiare significa conoscere, ma sempre con la certezza di tornare, perché l’Abruzzo è il porto sicuro, la fonte di ispirazione continua. Anche se gli orizzonti si allargano, è lì che si intrecciano le storie e nascono i personaggi.
Donatella Di Pietrantonio porta avanti un dialogo intenso tra memoria personale e realtà collettiva. Le sue parole, sospese tra il silenzio della montagna e il ritmo della città, raccontano non solo un’autrice, ma anche uno sguardo attento su come il territorio modella l’identità e la letteratura italiana di oggi.
