L’istante magico: Viaggio nell’arte e l’inconscio del primo Novecento tra sogno e realtà

Redazione

9 Aprile 2026

Nel cuore del Novecento, due donne si fanno largo nell’ombra, sfidando sguardi convenzionali e modelli precostituiti. Remedios Varo, con i suoi dipinti che sembrano aprire porte verso mondi sospesi tra sogno e realtà, e Clarice Lispector, la voce intensa e segreta di una letteratura che scava nell’anima. Non è un caso se, pur lontane per disciplina, si incontrano idealmente sul terreno scivoloso della trasformazione femminile. Entrambe rompono il silenzio imposto, sovvertono la narrazione maschile dominante. Con un gesto deciso, costruiscono nuove forme di identità, dove arte e parola diventano strumenti di rivoluzione interiore.

La donna nell’arte e nel surrealismo: da musa a creatrice

La donna nell’arte occidentale è spesso stata incasellata in due ruoli rigidi: la musa silenziosa o la femme fatale seduttrice. Due immagini costruite da un punto di vista maschile che hanno trasformato la figura femminile in un limite da osservare, spesso legato al desiderio e alla paura. Il surrealismo, nato per liberare l’inconscio dalle catene della ragione, ha però mantenuto questa ambiguità. André Breton diceva che “il pensiero non ha sesso”, ma nella pratica le donne nel surrealismo ufficiale spesso restavano sullo sfondo, usate come strumenti per accedere a un altro mondo attraverso la loro immaginazione.

Nonostante ciò, molte artiste hanno ribaltato questa visione dall’interno. Leonora Carrington, Frida Kahlo, Leonor Fini, Dorothea Tanning sono solo alcune di loro. Hanno spinto per un surrealismo al femminile, dove la donna non è più specchio o enigma da decifrare, ma vera e propria creatrice di visioni. Così il soggetto femminile smette di essere un’immagine passiva e diventa presenza autonoma, con un’identità propria, fuori dagli stereotipi iconografici. Il surrealismo femminile non è un sottogenere, ma un punto di svolta dentro il movimento stesso.

Remedios Varo e Clarice Lispector: vite segnate da migrazione ed esilio

Remedios Varo nasce in Spagna nel 1908, in un ambiente che mescola scienza e arte. Studia a Madrid, poi vive a Parigi, dove frequenta gli ambienti surrealisti legati ad André Breton. La guerra la costringe a lasciare l’Europa e si stabilisce in Messico, dove trova la sua maturità artistica. Qui inventa una pittura in cui alchimia, scienza rinascimentale e misticismo si intrecciano, dando vita a un mondo visionario. Il trauma dell’esilio si trasforma in un laboratorio fertile, popolato da paesaggi impossibili e figure femminili cariche di simboli.

Clarice Lispector nasce nel 1920 in Ucraina, da una famiglia ebrea scappata dai pogrom, e cresce in Brasile. Laureata in legge, coltiva presto la passione per la scrittura, rivoluzionando la narrativa brasiliana con uno stile introspettivo e radicale. I continui spostamenti alimentano in lei un senso di alienazione che diventa cifra stilistica e tema centrale. Attraverso la scrittura, Lispector esplora l’identità femminile e la soggettività, dissolvendo la linearità del racconto e instaurando un rapporto intenso, spesso mistico, con il linguaggio.

Per entrambe la migrazione non è un episodio, ma una condizione profonda e permanente. L’Europa resta un ricordo inquieto, l’America Latina diventa terra di rinascita e riscrittura.

L’arte come trasformazione: la pittura di Varo tra alchimia e simboli

Nel lavoro di Remedios Varo si apre un viaggio carico di simboli. Le sue figure femminili si muovono in spazi strani, quasi irreali, dove arte e scienza si confondono. In La creación de las aves , la creazione artistica diventa un rito, un processo cosmico: donne-alchimiste danno vita a trasformazioni misteriose con macchine immaginarie. L’atmosfera è magica, sospesa, con richiami alla cultura rinascimentale e all’esoterismo europeo, contaminati da influenze messicane e da un forte segno personale.

Le sue metafore non sono decorazioni, ma strutture portanti dell’opera: ogni dettaglio è parte di un monologo visivo e mentale. In Mujer saliendo del psicoanalista , la protagonista ha un doppio volto, simbolo di una identità sdoppiata, incerta e inquietante. Varo smonta l’idea di un inconscio accessibile razionalmente, restituendo un’immagine frammentata, evocativa, carica di mistero.

Varo si definiva “ascoltatrice timida e umile” in un mondo dominato da uomini come Breton o Éluard. Ma proprio da questo distacco nasce un’opera che decostruisce l’immagine femminile tradizionale, passando da figura passiva a creatrice di una visione autonoma e intensa. La sua arte è un atto di trasformazione, con una forte tensione verso la libertà e la reinvenzione di sé.

Clarice Lispector: la scrittura dell’interiorità e i confini del linguaggio

Clarice Lispector si inoltra nell’interiorità con una prosa rarefatta, frammentata, intensamente lirica. Le sue storie abbandonano le trame convenzionali per seguire monologhi interiori che esplorano identità in crisi e l’esperienza del limite. In A paixão segundo G.H. , un incontro apparentemente banale con una blatta si trasforma in una rivelazione metafisica, un’apertura verso il mistero dell’esistenza.

La metafora in Lispector non è un semplice ornamento, ma uno strumento di conoscenza: delimita uno spazio dove il linguaggio prova a catturare ciò che sfugge. Nelle sue opere, il confine del narrabile si fa netto e la parola diventa esperienza corporea, quasi palpabile. In Água viva , la scrittura scorre come un flusso che nasce mentre si scrive, mostrando la continua tensione tra parola e silenzio, forma e dissoluzione.

La sua riflessione sul linguaggio si avvicina a quella del filosofo Wittgenstein, che vedeva i limiti del dire nei confini del mondo descrivibile. Lispector però sfida questo limite, cercando di dare forma a ciò che sfugge a ogni narrazione lineare, offrendo al lettore un’esperienza di rottura e, allo stesso tempo, di rinascita.

Un dialogo ideale: pittura e scrittura si incontrano nel femminile e nell’ignoto

Pur lavorando in campi diversi, Remedios Varo e Clarice Lispector sono come due poli di un percorso comune. Entrambe abitano l’invisibile, trasformando spaesamento ed esilio in metodo creativo. Varo traduce la trasformazione in immagini alchemiche, Lispector la vive nel linguaggio che si spezza e si rinnova.

Entrambe affrontano la disgregazione dell’io: Varo con metamorfosi visive che evocano la dissoluzione della coscienza, Lispector con una scrittura che frammenta tempo e identità. La foresta surrealista, simbolo di mistero e soglia, attraversa la loro poetica come luogo di passaggio e trasformazione interiore.

Nella pittura di Varo le figure si muovono in architetture impossibili dove il tempo e lo spazio si fermano. Nella scrittura di Lispector la realtà si dissolve in lampi di percezione che si accendono e si spengono uno dopo l’altro. Da questa tensione nasce una visione del femminile come esperienza autonoma e complessa, lontana da desideri o ruoli estetici.

Migrazione, identità e rinascita: radici culturali e geopolitiche

La migrazione segna profondamente le vite di Varo e Lispector, più di un semplice fatto biografico: è una condizione esistenziale. Varo lascia l’Europa da adulta, Lispector la abbandona da bambina, ma per entrambe lo spaesamento impedisce radici semplici e apre a un’identità vista come processo dinamico e relazionale.

Questa tensione si riflette nelle loro opere: Messico e Brasile diventano luoghi di ricostruzione e sperimentazione. Varo fonde la cultura rinascimentale europea con elementi magici ed esotici della nuova terra, creando mondi ibridi, tra scienza e mito. Lispector gioca con il portoghese, distruggendolo e ricreandolo, per rappresentare l’estraneità più profonda e l’esperienza del non-luogo.

Il loro dialogo ideale traccia una mappa del mistero femminile contemporaneo, uno spazio dove radici culturali e spinte sovversive si fondono, tra esilio e voglia di rinascita. Qui l’arte diventa un terreno di resistenza e trasformazione.

Il viaggio della conoscenza tra alchimia e parola: un’arte che attraversa l’ignoto

Il filo che unisce Remedios Varo e Clarice Lispector è l’idea dell’arte come viaggio di scoperta. Nei quadri di Varo ogni opera è una tappa, un rito di metamorfosi dove il soggetto femminile affronta prove, mutazioni e distacco dal mondo ordinario. Nei testi di Lispector, la coscienza femminile si spinge verso una dimensione impersonale e cosmica, dove la narrazione si dissolve per lasciare spazio a un’esperienza che è insieme perdita e rinascita.

Con linguaggi diversi, entrambe raccontano un percorso di trasformazione che parte dal personale e attraversa simboli di mutazione e catarsi. L’immaginazione diventa un atto di resistenza contro i limiti sociali e culturali, e l’ignoto non è più un confine da temere, ma un luogo da abitare e attraversare.

Il legame invisibile tra queste due artiste, nella loro continua ricerca del femminile e dell’esilio creativo, resta una testimonianza potente di come l’arte possa trasformare lo spaesamento in forza vitale e conoscenza profonda.

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