L’Autunno delle Nazioni: La Terza Via delle Foreste che Cambiò l’Europa dell’Est

Redazione

30 Marzo 2026

Il 22 settembre 1989, in un angolo remoto della Slovenia, un gruppo di esperti si radunò in una valle silenziosa chiamata Robanov Kot. Nessuno avrebbe scommesso che quell’incontro avrebbe cambiato per sempre il modo di gestire le foreste europee. Mentre l’Europa centrale e orientale si preparava a trasformazioni politiche epocali, quei tecnici avviavano una rivoluzione silenziosa: Pro Silva Europa. Non una protesta rumorosa, ma un’idea nuova, che metteva la natura al centro, cercando un equilibrio delicato tra produzione di legname e tutela dell’ambiente. Un cambio di mentalità, più che di leggi, capace di conciliare economia e biodiversità nei boschi di tutto il continente.

Selvicoltura “vicina alla natura”: l’origine di un’idea e il ruolo di Pro Silva

La selvicoltura è un mestiere antico che si occupa della cura e coltivazione dei boschi, non solo per ricavare legname, ma anche per proteggere il territorio, conservare la biodiversità, prevenire rischi naturali e garantire spazi per il tempo libero. Nel secolo scorso, però, la gestione delle foreste in Europa ha seguito soprattutto il modello sassone di Tharandt, nato nel 1811, che puntava a ottenere il massimo legname possibile per un reddito stabile e costante. Questo sistema ha favorito piantagioni fitte, spesso monocolture di abete rosso o pino silvestre, a scapito di foreste miste più ricche dal punto di vista ecologico.

Col tempo, però, questo modo di fare ha mostrato i suoi limiti: boschi fragili davanti a calamità naturali, perdita di biodiversità e scarsa capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici. Dopo la Seconda guerra mondiale, alcuni forestali europei, come Dušan Mlinšek dell’Università di Ljubljana e presidente della IUFRO, hanno iniziato a proporre un’alternativa. Si trattava di una “selvicoltura prossima alla natura”, che imitasse i meccanismi delle foreste naturali, unendo produttività e stabilità degli ecosistemi, favorendo la diversità e il rinnovamento spontaneo delle specie autoctone. Pro Silva Europa è nato proprio così: come un movimento culturale e tecnico che vede i boschi come ecosistemi complessi da gestire con pazienza e rispetto, non come semplici campi da sfruttare.

Dal “close to nature” al “closer to nature”: il salto verso le linee guida europee

Trent’anni dopo quell’incontro in Slovenia, il 27 luglio 2023 segna un passo importante. La Commissione Europea ha pubblicato le “Guidelines on closer-to-nature forest management”, linee guida per una gestione forestale più vicina alla natura, che si rifanno chiaramente ai principi di Pro Silva. Un dettaglio curioso: nella definizione europea si parla di “closer” e non più di “close to nature”. Quel piccolo cambiamento nel termine – l’aggiunta di una “r” – indica un percorso graduale e realistico. L’idea è che il cambiamento non può essere immediato o radicale ovunque, soprattutto nei Paesi nordici dove si usano ancora tecniche forestali molto industriali.

In queste zone, dove le foreste sono spesso piantagioni uniformi, le nuove regole spingono a introdurre misure che favoriscano la diversità, il rinnovamento naturale e la resilienza, anche in contesti produttivi. L’approccio “closer to nature” diventa così un “ombrello” capace di mettere insieme esigenze economiche, tutela della biodiversità e adattamento al clima. Non si parla più solo di alberi e legno, ma di ecosistemi da proteggere e gestire con una visione più ampia: lasciare spazio agli alberi vecchi, al legno morto, alle specie diverse e a strutture forestali complesse.

Biodiversità e gestione: due strategie europee che si parlano

Le linee guida nascono dal dialogo tra due strategie europee importanti per il 2030: la “Strategia UE sulla biodiversità” e la “Nuova strategia UE per le foreste”. Entrambe chiedono un equilibrio delicato tra protezione attiva e attività economica, che solo un approccio integrato e flessibile può garantire. Tra le pratiche suggerite ci sono la conservazione di alberi ricchi di microhabitat, la promozione di specie autoctone e il sostegno al rinnovamento naturale, insieme a una riduzione degli interventi intensivi.

Le linee guida cercano così di bilanciare produzione e conservazione, considerandole parti di un unico progetto. La “r” in più nel termine sottolinea il passo pragmatico e graduale da fare, spingendo chi è coinvolto a individuare azioni concrete, partendo da quelle già possibili, per affrontare le sfide ecologiche e climatiche.

Il modello europeo: integrazione e gestione su misura

Il futuro delle foreste europee si gioca tra due poli opposti: foreste lasciate libere di evolvere e boschi intensamente coltivati, spesso con piantagioni specializzate. Questi estremi rischiano di frammentare il sistema e di non rispondere alle molte esigenze ambientali e sociali. Il modello proposto da Jørgen Bo Larsen, accademico danese e coordinatore delle linee guida, mostra come l’approccio “closer to nature” possa essere una “terza via”, un ponte tra produttività e tutela.

In Italia, per esempio, molte foreste si prestano a una gestione intermedia, facilitata dall’approccio integrato: lasciare alcune aree a evoluzione naturale libera , dedicare un’altra parte a piantagioni specializzate e gestire la maggior parte con una selvicoltura multifunzionale che rispetti la diversità. Questo evita frammentazioni e conflitti d’uso, promuovendo convivenza ed equilibrio.

Italia: tra tradizione e innovazione, le sfide sul campo

In Italia la selvicoltura vicina alla natura è una realtà da anni, soprattutto sulle Alpi, ma con risultati disomogenei e margini di miglioramento. Molte aree sono ancora gestite con metodi tradizionali ripetitivi e gli operatori mostrano prudenza verso le nuove linee guida europee, soprattutto per la mancanza di incentivi economici e certificazioni riconosciute a livello comunitario. Senza un sistema che renda conveniente una gestione più attenta alla natura, il cambiamento procede a rilento.

Tuttavia, progetti come Life Span e Life GoProForMED, attivi anche in Italia, offrono esempi concreti di gestione integrata, unendo zone protette e produzioni legnose, creando reti di habitat e applicando il modello “closer to nature” su scala pratica. Queste iniziative, spesso promosse da enti come il CNR-IRET e sostenute dall’European Forest Institute, sono un banco di prova per una diffusione più ampia di questa filosofia.

Oltre la tecnica: una sfida politica e culturale

Il cambiamento nelle foreste europee, pur supportato da studi e strumenti tecnici, resta prima di tutto una questione politica e culturale. La vera sfida è superare le resistenze delle logiche di produzione intensiva, trovando un equilibrio tra sostenibilità e tutela ambientale. La “selvi cultura” – così chiamata dagli esperti – indica una nuova sensibilità verso una gestione integrata del bosco, che richiede un dialogo aperto tra chi lavora il legno e chi difende l’ambiente.

Mettere insieme queste diverse conoscenze e interessi significa andare oltre la tradizionale contrapposizione, cercando compromessi concreti e trasparenza nei risultati. L’obiettivo è costruire un rapporto responsabile tra uomo e foresta, capace di mantenere la ricchezza naturale senza rinunciare alle risorse necessarie alla società. Un cammino che passa da una vera “prossimità” tra scienza, pratica e tutela.

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