«E se ogni battito del cuore fosse un segnale d’allarme?». Loris, trentenne ossessionato dall’idea di ammalarsi, vive intrappolato in quel pensiero. Giulia Caminito, con il suo nuovo romanzo pubblicato a settembre 2024 da Bompiani, ci trascina dentro questa mente inquieta, dove l’ansia non concede tregua. Non è una semplice storia di paura, ma uno sguardo profondo, maschile e intimo, capace di raccontare l’ipocondria senza banalizzarla. Un viaggio che si inserisce nella lunga tradizione letteraria italiana, quella che considera l’ipocondria un male serio, capace di segnare l’identità e il modo di stare al mondo.
Ipocondria e letteratura: un protagonista maschile che torna con forza
Negli ultimi anni il tema dell’ipocondria è tornato a farsi sentire nella narrativa italiana. Oltre al romanzo di Caminito, solo nel 2023 sono usciti almeno altri due libri che ne parlano: “Malbianco” di Mario Desiati e “Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi. In questo filone la figura dell’ipocondriaco è spesso maschile, un aspetto che non nasce oggi ma affonda le radici nel passato. Da Svevo a Gadda, da Berto a Morante e Volponi, sono tanti i personaggi maschili segnati da questa fragilità. Forse perché la società e la letteratura hanno sempre faticato a raccontare la vulnerabilità degli uomini, vista come un tabù. Anche quando l’autrice è una donna, come nel caso di Caminito, spesso il protagonista resta un uomo. Ma le cose potrebbero cambiare: alcune scrittrici contemporanee, come Gilda Policastro, stanno iniziando a mettere in scena donne ipocondriache, aprendo nuove prospettive.
Un’esperienza personale trasfigurata in finzione
Il legame di Giulia Caminito con l’ipocondria è profondo e personale. Già nel 2020 ne aveva parlato in un articolo e in un’intervista, durante la pandemia. Ma nel romanzo ha scelto di prendere le distanze, affidando la narrazione a Loris, un personaggio maschile. Così può guardare al disagio da un altro punto di vista, trasformando un’esperienza privata in un’indagine più ampia. Loris lavora nell’editoria, soffre per ogni piccolo errore, ma soprattutto è prigioniero di una paura ossessiva di ammalarsi. Caminito non vuole fare polemica con i modelli classici, ma dare voce a un maschile fragile e complesso, che vive i sintomi con una convinzione profonda.
L’ipocondria diventa così un modo per esplorare temi più grandi: la sottile linea tra vita e morte, salute e paura. L’autrice evita i soliti cliché che, in passato, avevano spesso ridotto la malattia mentale femminile a finzione o simulazione, un pregiudizio antico e misogino. Nel romanzo c’è un’eco di questa divisione, ma non la si prende mai per vera né la si lascia dominare la storia.
Loris tra empatia e isolamento: l’ipocondria come prigione
Loris è un uomo che non riesce a separarsi dal mondo che lo circonda. Ogni notizia, ogni sofferenza vista o ascoltata diventa per lui una minaccia personale. Questa confusione tra realtà esterna e vissuto interno genera un’ansia che lo blocca, restringendo sempre di più i suoi spazi. L’ipocondria ha due facce: da un lato un’eccessiva empatia verso il dolore altrui, dall’altro un atteggiamento egoista, perché la paura più grande è che la sofferenza tocchi proprio lui.
La sua ricerca di certezze sulla salute si fa quasi scientifica, non si accontenta di diagnosi superficiali ma pretende prove schiaccianti. È un meccanismo che però lo prosciuga, toglie energie e tempo alla vita reale, intrappolandolo in un loop di ansie e rituali mentali. Il romanzo riesce a restituire questo caos interiore con un linguaggio preciso, senza semplificare, mostrando l’immobilità soffocante della mente di Loris.
Il passato che tormenta il presente
La storia si muove tra presente e passato, un intreccio che diventa il cuore del romanzo. Per Loris, i ricordi non sono solo memoria, ma un peso che si fa sentire con forza quasi persecutoria. Il giardino del nonno Tempesta è un Eden perduto, un luogo di pace che si trasforma in ferita quando la morte del nonno costringe a lasciare la casa dell’infanzia.
Questa regressione si manifesta anche nel corpo, con gesti che riportano a una vulnerabilità infantile. Dietro c’è la teoria di Ignacio Matte Blanco sulla logica dell’inconscio, dove passato e presente si mescolano, cancellando i confini temporali. Per Loris questo si traduce in una dissoluzione delle differenze tra eventi di tempi diversi, moltiplicando il senso di smarrimento e impotenza. Il corpo, nel romanzo, non è solo il luogo del sintomo, ma anche il deposito di ricordi ed emozioni da elaborare.
Tra animali, simboli e ricordi di famiglia
Accanto agli esseri umani, nel libro trovano spazio alcuni animali con un forte valore simbolico e affettivo. I piccioni e la creatura immaginaria Catastrofe, ansiosa e inquietante, spostano l’atmosfera dal realismo verso il fantastico. Questi elementi raccontano i confini fragili tra delirio, paura e realtà nella mente di Loris.
L’aggressività verso gli animali – dai colombi preda di un cane all’agnellino dal significato simbolico – parla anche della precarietà del rapporto tra uomo e natura, del rischio nel voler controllare ciò che è selvaggio. La presenza di Africa e delle memorie di famiglia legate al nonno Tempesta aggiunge ulteriore profondità, richiamando un parallelo con opere come “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano, dove paura di contagio e senso di colpa si intrecciano con la storia coloniale.
Così passato familiare e presente personale si intrecciano, mettendo in scena una fragilità che abbraccia corpo, mente, memoria e cultura.
Un ritratto sfaccettato dell’identità e della malattia
Con “Il male che non c’è” Giulia Caminito costruisce personaggi lontani dagli stereotipi. Loris non è una figura semplice da etichettare: l’ipocondria viene raccontata senza cadere in facili semplificazioni o nei cliché di genere. L’autrice si confronta con le tante influenze letterarie e sociali che hanno plasmato il ritratto dell’ipocondriaco, offrendo invece una voce nuova, più sfumata.
Il romanzo cura il rapporto tra emozione e ragione, corpo e mente, senza mai banalizzare. Invita il lettore a riflettere su come l’angoscia si intrecci con la cultura, la famiglia e la memoria personale. Attraverso Loris, si attraversa non solo una storia di malattia, ma un percorso complesso di paure e bisogni profondi, raccontati con rigore e senza mai perdere di vista l’umanità.
