Islanda: la vera storia delle foreste scomparse e perché oggi è quasi senza alberi

Redazione

27 Agosto 2026

Percorrendo la Ring Road, la strada che abbraccia l’Islanda, è difficile non notare l’assenza quasi totale di alberi. Lunghe distese di lava solidificata, tappeti di muschio e praterie che si estendono a perdita d’occhio dominano il paesaggio. Foreste dense? Quasi un miraggio. Si potrebbe facilmente attribuire tutto al clima rigido o ai venti impetuosi che soffiano incessanti. Eppure, la verità è più intricata. L’Islanda, un tempo, era un luogo molto più verde, con boschi che oggi possiamo solo immaginare. La sua spoglia realtà attuale racconta una storia di trasformazioni profonde, radicate nel passato remoto.

L’Islanda verde prima dell’arrivo dei vichinghi

Quando i primi coloni norreni sbarcarono in Islanda, alla fine del IX secolo, il paesaggio era ben diverso da quello che vediamo oggi. Secondo Land and Forest Iceland, l’ente che gestisce i boschi, tra il 20 e il 40% del territorio era coperto da boschi naturali, soprattutto di betulla pubescente. Questa specie resiste bene al freddo e al vento del Nord Atlantico, e cresce sia come albero di media altezza sia come arbusto. Non erano foreste fitte come quelle della Scandinavia, ma il verde c’era eccome: ampie boscaglie punteggiate da sorbi e pioppi tremuli.

Anche i nomi dei luoghi e gli studi sui pollini fossili confermano che quelle foreste erano parte integrante dell’Islanda prima dell’arrivo dell’uomo.

Quando l’uomo ha cambiato tutto

La drastica diminuzione degli alberi arriva con i coloni norreni. Questi avevano bisogno del legno per costruire case, barche, fare carbone e riscaldarsi. Così, per secoli, hanno tagliato alberi senza sosta. Ma non è stato solo il taglio a fare danni. Hanno introdotto anche il bestiame, soprattutto pecore, che si sono nutrite dei germogli e delle piante giovani, bloccando la crescita di nuove foreste.

Questo mix di deforestazione e pascolo ha accelerato l’erosione dei suoli vulcanici, già fragili, lasciando la terra esposta a vento e pioggia. Così l’Islanda ha perso gran parte del suo verde, guadagnandosi la fama di “deserto verde” che oggi accompagna il suo paesaggio. Oggi, le foreste naturali di betulla coprono meno dell’1,5% dell’isola.

Tra foreste naturali e boschi piantati dall’uomo

Non è vero che in Islanda non ci siano alberi. Certo, il clima rigido, con inverni lunghi e ventosi e estati fresche, limita la crescita, ma non la blocca del tutto. Ci sono ancora foreste naturali, come Hallormsstaðaskógur, a est, che si estende per circa 740 ettari e offre più di 40 chilometri di sentieri. Qui convivono circa 85 specie diverse, alcune autoctone, altre introdotte per riforestare. Camminare sotto queste chiome rigogliose è un’esperienza che va oltre l’immagine classica di un’Islanda quasi senza alberi.

Accanto a queste aree naturali, l’uomo ha piantato boschi in diverse zone per recuperare il verde e frenare l’erosione.

Ripartire dagli alberi: i progetti di riforestazione

Da anni l’Islanda porta avanti programmi per riforestare e proteggere il suolo. Uno dei più importanti si trova vicino al vulcano Hekla, tra i più attivi dell’isola. Qui si piantano giovani betulle e salici per stabilizzare il terreno e fermare l’erosione causata da vento, pioggia e cenere vulcanica.

La tecnica è semplice: si creano piccoli gruppi di alberi che, col tempo, si espanderanno naturalmente. Nel 2025, per esempio, sono stati piantati un milione di alberi in varie zone dell’isola, dal nord al sud. L’obiettivo è portare la copertura forestale dal 1,5% attuale al 5% entro il 2030.

Sono segnali di un cambiamento lento ma concreto. Dopo secoli di sfruttamento e degrado, l’Islanda punta a far tornare gli alberi nel suo paesaggio. Ghiacciai e vulcani continueranno a dominare le cartoline, ma ora si vedrà anche un verde che ricresce. E forse, un giorno, chi si addentrerà in una foresta islandese non dovrà più alzare le braccia per trovare la via d’uscita.

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