Isola Mal di Ventre in Sardegna: mare cristallino e segreti storici dai Savoia ai giorni nostri

Redazione

20 Agosto 2026

Mal di Ventre. Un nome che suona quasi come una condanna. Eppure, dietro questa etichetta c’è molto di più di un semplice appellativo. Un’isola piccola, a poche miglia dalla Sardegna occidentale, dove il vento soffia forte e le storie di naufragi si intrecciano con quelle di antiche navigazioni. Nel Settecento, i cartografi sabaudi cercarono di trascrivere nomi presi dai dialetti locali. Spesso li fraintesero, sbagliarono. Quegli errori, oggi, hanno lasciato un segno profondo: non solo sulla mappa, ma anche nel modo in cui l’isola si racconta e si percepisce. Mal di Ventre non è solo una meta per chi ama il mare limpido e le spiagge solitarie. È un luogo dove il passato emerge, tra i venti e i relitti sommersi, e parla ancora.

Quando la Sardegna passò ai Savoia: il ruolo strategico di Mal di Ventre

Nel 1720 la Sardegna passò sotto la Casa Savoia e Vittorio Amedeo II la rese parte dei suoi domini, con Torino come centro politico. La posizione dell’isola, nel cuore del Mediterraneo, richiedeva mappe precise, soprattutto per le coste che dovevano essere ben controllate. Per questo furono mandati militari e cartografi a verificare le fortificazioni e a disegnare carte dettagliate, piene di nomi, anche quelli conosciuti solo a voce dalla gente del posto.

Il problema, però, fu tradurre quei nomi dal sardo o dal gallurese all’italiano o al francese dei cartografi. Spesso non ci riuscirono, e così nacquero errori come “Mal di Ventre”, che invece doveva essere “Malu Entu”, cioè “vento maligno”. Quel nome indicava i forti venti – maestrale e libeccio – che rendevano quel tratto di mare particolarmente insidioso, causa di numerosi naufragi.

Toponimi sbagliati: come i nomi hanno cambiato volto

Il caso di Mal di Ventre non è isolato. Molti nomi sardi sono stati storpiati o fraintesi, con conseguenze sulla memoria storica e sull’identità dei luoghi. Prendiamo il Golfo degli Aranci: il nome deriva da un errore nel tradurre “Gulfo de li ranci”, che significa “Golfo dei granchi”. Eppure oggi si pensa a un luogo pieno di aranci, anche se gli agrumi lì scarseggiano. Lo stesso vale per Cala Regina, probabilmente nato da “Cala Ruina”, un nome che descrive una costa difficile e rocciosa.

Anche Asinara, isola vicina e famosa, ha una storia toponomastica complessa. Anticamente si chiamava Sinuaria, per le sue insenature tortuose. Nel tempo il nome si è trasformato, dando origine alla leggenda degli asini bianchi che ancora la popolano.

Questi cambiamenti hanno cancellato in parte l’origine e il significato vero di tanti luoghi. Per Mal di Ventre, ad esempio, il nome originale spiegava bene il carattere ventoso e pericoloso della zona, ora perso. Ma sotto il mare, i relitti continuano a raccontare storie che chi si tuffa può ancora scoprire.

Mal di Ventre: un’isola selvaggia e senza tempo

Mal di Ventre è un’isola rocciosa, disabitata, a circa sette chilometri dalla costa del Sinis, in provincia di Oristano, sotto il comune di Cabras. Lunga poco più di due chilometri, è coperta di macchia mediterranea e priva di strutture turistiche, un’isola quasi intatta nel panorama sardo occidentale.

Le spiagge sono piccole calette sul lato est, più accessibile e con fondali bassi. Tra queste, Cala del Pontile si distingue per la sabbia chiara, composta da granelli di quarzo, e prende il nome da un vecchio pontile in cemento usato dai pastori fino agli anni ’60. Poco oltre ci sono Cala di Nord-Est, con acque limpide e sabbia mista a quarzo, Cala del Nuraghe, amata dagli snorkelisti per il nuraghe e la fauna marina, e Cala Valdaro, una baia ampia con fondali bassi perfetti per osservare pesci e molluschi.

Il lato ovest, invece, è più aspro, battuto dal maestrale, con coste rocciose e scogliere ripide. Cala Maestra e Cala Ponente sono le insenature più famose, dove mancano spiagge sabbiose e il mare scende subito in profondità. Qui si trovano anche le Formiche di Maestrale, piccoli scogli esposti ai venti, noti per i relitti come il mercantile Joyce, affondato nel 1973 e oggi meta di immersioni.

Tra natura e storia: escursioni, snorkeling e immersioni

Chi ama la natura trova a Mal di Ventre un piccolo paradiso. L’isola è attraversata da sentieri che portano fino al faro, sul punto più alto, a circa venti metri sul livello del mare. Lì si incontrano conigli selvatici, tartarughe terrestri e tanti uccelli marini. Lungo il cammino si possono vedere anche tracce del passato: costruzioni nuragiche, vasche per l’acqua piovana e strutture legate alla pastorizia, testimoni di un uso antico dell’isola.

Sotto il mare, le acque limpide invitano a snorkeling e immersioni. Qui si alternano praterie di Posidonia oceanica e fondali rocciosi, dove nuotano cernie, corvine, saraghi e crostacei. Gli appassionati di immersioni trovano anche relitti affascinanti, come una nave romana lunga 36 metri, affondata tra l’80 e il 50 a.C. con un carico di lingotti di piombo provenienti dalla Spagna, scoperta durante gli scavi tra il 1989 e il 1996.

Non mancano poi relitti più recenti, come il mercantile Joyce, a dieci metri di profondità vicino alle Formiche di Maestrale. La prua quasi affiorante rende questo sito molto suggestivo per i sub.

Storia recente e come raggiungere Mal di Ventre

Nel 2008 Mal di Ventre finì sulle pagine di cronaca per un episodio curioso: l’indipendentista sardo Salvatore “Doddore” Meloni e alcuni seguaci occuparono l’isola, proclamando la Repubblica di Malu Entu. Un gesto simbolico nella lotta per l’autonomia della Sardegna, ma senza effetti legali. Le forze dell’ordine intervennero e gli occupanti furono poi condannati per occupazione abusiva.

Prima di allora, l’isola era di proprietà privata. L’imprenditore britannico John Miller l’aveva acquistata nel 1972 e nel 2014 l’aveva messa in vendita per 1,2 milioni di sterline. Oggi Mal di Ventre è nelle mani della Legacy Air Limited, una società registrata nelle Isole Vergini Britanniche.

Chi vuole visitare l’isola deve sapere che non ci sono voli diretti. Il viaggio più semplice parte dall’aeroporto di Cagliari Elmas, prosegue verso Oristano e poi verso la costa del Sinis. Da località come Putzu Idu, Mandriola o Mari Ermi partono le escursioni in barca, di mezza giornata o giornaliere, offerte da operatori come SeaNext e Maremania. Questi tour spesso includono visite naturalistiche, snorkeling e soste ai relitti.

Per chi arriva in auto, si può raggiungere il Sinis seguendo la Strada Statale 131, passando per Cabras e imboccando le indicazioni per Putzu Idu. Anche dal porto di Cabras partono barche private e servizi turistici per scoprire questo angolo di Sardegna ancora tutto da esplorare.

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