Milano si collega all’Antartide: incontro esclusivo con la base Concordia e la giornalista Lucia Sala Simion

Redazione

5 Agosto 2026

A oltre 3.200 metri di quota, nel cuore gelido dell’Antartide, sorge Concordia: una base scientifica tra le più isolate al mondo. Qui, italiani e francesi condividono un’avventura che va ben oltre la ricerca. È un luogo dove la natura mette alla prova corpo e mente, dove l’inverno porta buio totale e un freddo che penetra nelle ossa. Domenica 11 ottobre, dalle storiche mura del Corriere della Sera a Milano, la base parlerà attraverso le voci di chi la vive, raccontando non solo dati e ghiacci, ma soprattutto le storie di chi resiste all’estremo, giorno dopo giorno.

Concordia, tra isolamento e collaborazione italo-francese

Inaugurata nel 2005, Concordia si trova nel Dome C, un altopiano antartico che per le sue condizioni uniche è strategico agli occhi degli scienziati. A circa 1.200 chilometri dalla stazione italiana Mario Zucchelli sul Mare di Ross e a 1.100 dalla base francese Dumont d’Urville, questa stazione lavora tutto l’anno, anche se le stagioni dettano legge. In estate, da novembre a febbraio, accoglie una sessantina di ricercatori e tecnici impegnati su progetti che vanno dalla glaciologia all’astrofisica, dalla chimica atmosferica alla paleoclimatologia. Si studia anche come il corpo umano si adatti a condizioni così estreme, con approfondimenti di fisiologia, psicologia e medicina.

Con l’arrivo dell’inverno, da febbraio a ottobre, Concordia si isola completamente: niente collegamenti via terra o aria. Restano una dozzina di persone, un gruppo ridotto ma molto specializzato, composto da tecnici, ricercatori e due medici. In quei mesi, la base diventa un laboratorio vivente per studiare l’adattamento umano all’isolamento. Una delle figure mediche è coinvolta in progetti dell’Agenzia Spaziale Europea, perché le condizioni di Concordia – freddo estremo, mesi di buio totale, nessun contatto esterno – somigliano molto a quelle di una missione nello spazio. Un vero e proprio modello per simulazioni e studi sulle capacità fisiche e psicologiche dell’uomo.

EPICA e Beyond EPICA, i pozzi più profondi nel tempo

Tra il 1997 e il 2004, a Concordia si è svolta un’impresa scientifica di portata internazionale: il progetto EPICA . Grazie a questa iniziativa sono state estratte carote di ghiaccio vecchie di circa 800.000 anni. Sono un archivio naturale prezioso, che conserva informazioni sui cicli di glaciazioni e periodi caldi del passato. Analizzando questi ghiacci, gli scienziati hanno potuto tracciare l’evoluzione climatica della Terra negli ultimi secoli.

Più recentemente, nel 2025, a Little Dome C, a circa 40 chilometri dalla base, si è concluso Beyond EPICA – Oldest Ice. Qui sono stati estratti campioni di ghiaccio ancora più antichi, risalenti a 1,2 milioni di anni fa. L’obiettivo è capire come e perché i cicli glaciali sono passati da circa 40.000 a 100.000 anni, un cambiamento fondamentale nella storia del clima terrestre. Questi dati sono fondamentali per prevedere come potrebbe evolvere il clima nei decenni a venire.

Dentro l’inverno antartico: tra scienza e fatica umana

La vita degli invernanti a Concordia è un racconto a parte. Nelle condizioni più dure, con temperature che scendono spesso sotto i -80 gradi e mesi di buio senza fine, chi resta affronta non solo la fatica fisica, ma anche quella mentale. È uno stress che ricorda molto le missioni spaziali. Il gruppo è composto da ricercatori di varie discipline, tecnici e personale medico, che deve prendersi cura della salute di tutti senza alcun aiuto esterno.

Tra i progetti in corso ci sono studi su come corpo e mente resistano all’isolamento e al confinamento prolungati, spesso in collaborazione con enti spaziali per simulare missioni su Marte o sulla Luna. I medici monitorano gli effetti del freddo e dell’altitudine, unendo fisiologia e tecnologia. La giornata è scandita da turni di lavoro, esercizio fisico e momenti di socialità per mantenere alto il morale. Intorno a loro, un paesaggio di ghiaccio e silenzio che sembra non finire mai.

“Milano chiama Antartide”: un ponte tra i ghiacci e la città

La diretta di domenica 11 ottobre dalla base Concordia, guidata da Lucia Sala Simion, giornalista scientifica ed esperta di esplorazioni polari, è un’occasione da non perdere per il pubblico italiano. Dalla Sala Buzzati del Corriere della Sera si potrà parlare direttamente con Gabriele Carugati, capospedizione italiano, e con il team che ha affrontato un anno intero di inverno polare, comprese le tre settimane più buie.

“Milano chiama Antartide” fa parte di una serie di eventi pensati per avvicinare il grande pubblico ai luoghi più remoti e sconosciuti del pianeta. Questa iniziativa è inserita nel progetto DOVE Community, che promuove incontri e dibattiti sul viaggio e la scoperta in tutte le sue forme. L’accesso è gratuito fino a esaurimento posti, e l’opportunità di dialogare con chi vive in condizioni estreme offre uno sguardo raro e prezioso, capace di trasportare chi ascolta dal cuore di Milano al cuore dei ghiacci antartici.

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