Apri la porta di una casa e, in un attimo, ti ritrovi a camminare tra Lazio, Toscana e Umbria. Succede nella Tuscia, terra dove i confini amministrativi si intrecciano con tradizioni antiche, resistenti al tempo. Qui, nel crocevia tra il Lazio settentrionale, la Toscana meridionale e l’Umbria sud-occidentale, i vicoli stretti dei borghi di confine sussurrano storie di incontri insoliti, di culture che si mescolano come le stagioni. Durante il Covid, quelle linee invisibili si erano fatte muri; oggi invece la Tuscia scorre di nuovo libera, con un’identità sospesa, a metà strada tra passato e presente.
Tuscia, terra di confine e borghi che parlano
La Tuscia, un tempo parte dell’antica Etruria, si stende su un territorio che sfugge alle divisioni regionali classiche. Passeggiando nei suoi borghi di frontiera si prova una sensazione di dolce smarrimento: in pochi chilometri si passa dalla Toscana all’Umbria fino al Lazio, e ogni provincia si rivela con i suoi colori, dialetti e sapori. Qui non c’è un turismo di massa, ma borghi come Bomarzo, Tarquinia, Caprarola e Civita di Bagnoregio emergono per la loro storia e bellezza, attirando visitatori da oltre i confini.
Proceno, il comune più a nord del Lazio e forse il cuore nascosto della Tuscia, incarna questa complessità territoriale e umana. Con poco più di cinquecento abitanti, il borgo conserva radici profonde, ma guarda anche avanti, con progetti di rigenerazione sociale e culturale legati al PNRR. Qui tradizione e novità convivono in un piccolo mondo fatto di vicoli lastricati, antiche chiese e piazzette dove si intrecciano tante vite diverse.
Proceno, un borgo vivo tra storia e nuove presenze
Proceno è un piccolo scrigno di cultura e vita quotidiana, dove le pietre raccontano storie antiche e la presenza di nuovi abitanti rompe il cliché del paese fermo nel tempo. Qui convivono residenti storici e persone arrivate da lontano, come Said Abu Sheikh, giovane coltivatore di aglio rosso – presidio Slow Food – arrivato dal Bangladesh e legato profondamente alla terra che lavora. La sua esperienza è un segno di quei legami, a volte difficili ma sinceri, che i nuovi abitanti costruiscono con le campagne italiane.
Come Said, anche Julius Bevilacqua ha scelto Proceno: dall’Inghilterra gestisce il Ristoro di Porsenna, un punto d’incontro dove si celebra la tradizione con un tocco originale, tra pizze sottili con aglio rosso e cene thailandesi preparate dall’ostessa June Seanpiang Suwanna. Questa mescolanza di culture, insolita in un borgo di poche centinaia di persone, crea un piccolo melting pot che sfata l’immagine del paese immobile. Lo specchio di questa complessità è anche Cecilia Cecchini, ottantatreenne proprietaria del Castello di Proceno, custode di un patrimonio storico e artistico che attraversa i secoli.
Il castello conserva preziosi reperti dall’epoca etrusca al Settecento, come anfore antiche e un fortepiano, e ospita uno degli ultimi ponti levatoi d’Italia ancora funzionanti. Parte della struttura è oggi un hotel storico dove gli ospiti possono respirare l’atmosfera di un tempo, tra camere arredate con mobili d’epoca e colazioni servite in un’enoteca vicina. In questo intreccio di storia e vita familiare si capisce come a Proceno radici e innovazioni possano andare di pari passo.
Cultura e musei, la sfida per tenere viva Proceno e dintorni
Tra le risposte al problema dello spopolamento e del declino dei piccoli borghi, la cooperativa di comunità nata a Proceno dopo il “Bando Borghi” del PNRR è un esempio concreto di come cultura e impegno possano fare la differenza. Il Museo Diffuso , aperto nel Palazzo Guido Ascanio Sforza, rappresenta un passo importante per mantenere viva la memoria della mezzadria e della cultura agricola locale, un mondo spesso dimenticato ma che racconta l’identità di questo territorio.
Il museo, che funge anche da ostello per i pellegrini della Via Francigena, conserva testimonianze di un ambiente plasmato da vicende religiose, signorili e popolari. L’obiettivo è evitare che queste radici vadano perdute, offrendo a chi visita un racconto autentico e a più livelli.
Nei dintorni ci sono altre gemme da scoprire, come la Necropoli delle Pianacce, celebre soprattutto per la Tomba della Quadriga Infernale, scoperta nel 2003. Questa tomba scavata nel travertino presenta un corridoio e una camera decorata da pitture uniche, con colori ancora vividi. Le scene raccontano un mondo simbolico complesso, un intreccio di mito e rituali funerari che resta una delle testimonianze più straordinarie della civiltà etrusca.
Dalla Maremma alla Tuscia: borghi, storia e terme
La Maremma del sud incontra la Tuscia in borghi ricchi di storia e fascino come Pitigliano, arroccato su una rupe di tufo a 313 metri di altezza. Questo borgo è noto come “la Piccola Gerusalemme” per la sua antica comunità ebraica, protetta dai conti Orsini nel Cinquecento. Le tracce di questa presenza secolare sono ancora vive e parte integrante della cultura locale.
Non lontano c’è Acquapendente, legata a importanti luoghi religiosi, come la Basilica del Santo Sepolcro. La cripta romanica, con colonne e capitelli, racconta il Medioevo e custodisce i “pugnaloni”, grandi opere fatte solo di elementi naturali, protagoniste delle tradizionali celebrazioni della Madonna del Fiore.
Un altro gioiello è Sovana, borgo dall’anima medievale ancora intatta, e San Casciano dei Bagni, famoso per le sue terme naturali, tra le più antiche d’Europa ancora in funzione. Nel 2024, l’attenzione internazionale si è concentrata qui dopo il ritrovamento di statue e reperti etrusco-romani nelle acque termali, un patrimonio archeologico di grande valore.
Sapori di confine: la cucina autentica della Tuscia
Nessun viaggio in Tuscia può prescindere dal gusto, che racconta tradizione e qualità del territorio. Tra i locali più interessanti c’è l’Osteria Maccalè a San Giovanni delle Contee, frazione di Sorano in Toscana, a due passi da Lazio e Umbria. Qui si punta sui prodotti a chilometro zero: pici fatti in casa con salsa di pomodoro e aglio rosso, pollo cotto al “buglione” e contorni tipici. Una cucina che tiene in vita ricette a rischio di scomparsa.
L’osteria si distingue anche per una proposta originale: ogni venerdì cena a buffet “all you can eat” a 30 euro, esclusi i drink. Gestita da una cooperativa di comunità nata da un progetto regionale e animata dalla passione di Tiziana Peruzzi e della sua famiglia, è un punto di riferimento per residenti e visitatori, fungendo anche da bar, bottega di prodotti salutari e ufficio informazioni. Un ruolo fondamentale per tenere in vita un paese che ha perso gran parte della sua popolazione dagli anni ’60.
L’Osteria di Villalba, immersa nei boschi umbri al confine tra Lazio e Toscana, offre un’esperienza rustica e autentica grazie al proprietario Adio Provvedi. Qui la cucina tradizionale contadina scorre tra primi piatti, zuppe, selvaggina e legumi, serviti in un ambiente semplice e genuino. Il locale punta sui sapori veri, senza fronzoli, riflettendo la sostanza e la profondità di questa terra.
Muoversi in Tuscia: tra strade, indicazioni e ritmi lenti
Muoversi in Tuscia richiede un po’ di organizzazione. Chi parte da Milano può raggiungere Firenze Santa Maria Novella in treno e poi proseguire in auto. I borghi sono vicini, ma le strade non sempre agevoli: alcune vie rallentano il viaggio e l’orientamento a volte è un rebus, non sempre risolto dal navigatore. In questi casi, chiedere indicazioni agli abitanti diventa il modo migliore per trovare la strada e immergersi nel ritmo autentico di questa terra.
Viaggiare in Tuscia non è solo spostarsi su una mappa, ma entrare in un racconto fatto di confini, tradizioni e aperture verso il mondo. Ogni passo è una scoperta di un’Italia meno nota, fatta di cammini lenti, memorie vive e volti inattesi.
