«Resistere non serve a niente»: un titolo che già suona come una sfida. Walter Siti, con il suo romanzo del 2012, immerge il lettore in un mondo dove mafia e finanza globale si fondono in un’unica, inquietante realtà. Tommaso, milionario e finanziere, non è un eroe tradizionale: rappresenta quel capitalismo spietato che riscrive le regole senza farsi troppe domande. Dall’altra parte, Morgan guida una mafia nuova, sofisticata, lontana anni luce dai vecchi stereotipi di sangue e violenza. È in questo scontro, tra poteri oscuri e manovre invisibili, che Siti costruisce un racconto che non si limita a narrare, ma indaga, spiazza e interroga. Un intreccio di thriller e filosofia, dove la democrazia sembra solo una maschera dietro cui si muovono i veri dominatori.
La mafia cambia volto: dalla violenza alla finanza criminale
Nel confronto tra Tommaso e Morgan si capisce subito che qualcosa è cambiato nel mondo della criminalità organizzata. La mafia tradizionale, fatta di lupara e scontri a viso aperto, è ormai superata da una rete che punta sulla finanza e sull’economia parallela per mantenere il controllo. Morgan è la figura perfetta di questa svolta: uomo colto, poliglotta, imprenditore con la sua Miracle Field a Cuba, rappresenta una mafia lontana dagli stereotipi violenti di un tempo. La violenza fisica lascia spazio a un potere più sottile, fatto di manipolazioni finanziarie che consolidano il dominio sulla società.
La trasformazione è netta: la nuova mafia punta tutto sulla finanza criminale, abbandonando i metodi dei “padri” per inseguire obiettivi più grandi. L’interesse si sposta sul capitale e sulla legittimazione globale, dove l’economia legale e quella illegale si mescolano fino a confondersi. È un modello fluido, agile, fatto di connessioni invisibili ma potenti, una rete globale che supera confini e stati nazionali.
La finanza globale: un potere oscuro che muove il mondo
Attraverso gli occhi di Tommaso, Siti mostra un mondo in cui finanza e politica si fondono in un sistema che sfugge a ogni controllo democratico. La narrazione mette a nudo meccanismi opachi: operazioni anonime, transazioni con veicoli di investimento strutturati , dark pool e società offshore. Strumenti con cui si manipolano mercati, governi e l’economia reale, mantenendo però un’apparenza di legittimità.
Il denaro diventa qualcosa di sovrumano, un “denaro senza padrone”, un’astrazione che agisce senza un volto. Siti rende tangibile questa dimensione, mettendo in scena un flusso continuo di capitali che si muovono con un clic e cambiano le sorti di intere regioni o nazioni. Dietro al rumore dei media si nasconde un potere “a doppio fondo”, una nuova oligarchia digitale che comanda silenziosa ma efficace.
Tommaso: dalla borgata al cuore del potere
La figura di Tommaso è segnata da un conflitto profondo. Nato in un ambiente marginale – con un padre manovale della mafia in carcere per omicidio – incarna una scalata sociale e il contrasto tra le sue origini e la sua ascesa. Non si riconosce nella vecchia borghesia, piuttosto la sfida dall’interno, mantenendo un legame saldo con la realtà popolare, rappresentata dal suo amico d’infanzia Nando.
Nel corso della storia, Tommaso appare inquieto nel mondo dei potenti, coinvolto in una lotta silenziosa dove il possesso è l’unica misura del valore. È un antagonista borghese che tradisce idealmente i padri ma usa gli stessi strumenti di dominio. Per lui il denaro non è per consumarlo, ma per esercitare un potere assoluto: “il bello dei soldi è non usarli”, li gestisce come un gioco per manipolare la realtà.
Potere maschile, misoginia e gerarchie sociali
Nel racconto di Siti emerge anche una dimensione maschile dominatrice, legata a un’idea di gerarchia sociale rigida e paternalista. Il potere si accompagna a atteggiamenti misogini e a una svalutazione delle donne che detengono posizioni di rilievo, spesso ritratte attraverso stereotipi sessuali o sguardi sarcastici.
Le donne del romanzo, anche quelle più influenti, sono spesso viste attraverso una lente sessualizzata o ironica. Questo quadro mette a nudo un maschilismo radicato, dove il dominio si estende non solo al capitale ma anche ai corpi e ai ruoli sociali. Le relazioni umane sembrano piegarsi alle logiche di potere e denaro, tanto nel privato quanto nel pubblico.
Uno stile spezzato per raccontare il potere sfuggente
Walter Siti adotta uno stile narrativo complesso, che rinuncia alla linearità per una struttura fatta di quadri e salti nel tempo e nello spazio. La sintassi evita gerarchie rigide, preferendo frasi spezzate, discorsi indiretti liberi, accumuli di battute e flussi di coscienza.
Questo modo di scrivere rispecchia la natura stessa del racconto: la realtà finanziaria è frammentata, sfuggente, allusiva. La trama si muove veloce e a scatti, proprio come il potere digitale che è fluido e difficile da afferrare. La scrittura, pur sfidando la chiarezza assoluta, cattura per la sua energia e dinamismo.
Autofiction e doppia identità tra autore e protagonista
Il legame tra Walter Siti e Tommaso si gioca su due piani: realtà e finzione si intrecciano. L’autore appare sia come narratore onnisciente sia come presenza inquieta, con incursioni e note che svelano la complessità del suo coinvolgimento.
Questa autofiction di “secondo grado” mette in luce la tensione tra l’io dell’autore e il suo doppio letterario. Una scelta che sottolinea il carattere ibrido tra realtà e invenzione, presente e passato, storia e immaginazione. Una lente che mette a fuoco un mondo dominato dalla finanza ma popolato da figure fragili e contraddittorie.
Il male come dimensione ontologica: il cupio dissolvi
Nel racconto si fa strada una consapevolezza profonda: la perdita irreversibile dell’essere, dove il male ha un ruolo ontologico accanto al bene, secondo una visione gnostica dualistica. Per Siti il male è l’unica trascendenza possibile in un mondo che si sgretola.
Tommaso, eroe nichilista e “bankster feroce”, incarna questa tensione: domina e distrugge, ama e nega, si lascia andare a un cupio dissolvi che porta alla rovina. La finanza diventa così non solo strumento di potere, ma simbolo di una salvezza illusoria, di una moderna mitologia in cui il denaro si fa divinità.
Pasolini e la frattura tra potere e spirito
Siti dialoga con l’eredità di Pier Paolo Pasolini, di cui è anche curatore e critico. Attraverso la figura del poeta-regista, ci guida nel labirinto della sua rappresentazione, fatta di “membrane” che separano l’io dal mondo e il poeta dai “Padri” borghesi.
Pasolini emerge come un artista tormentato da un bisogno estremo di possesso e controllo, che si scontra con una realtà che gli sfugge. Questo conflitto tra desiderio di dominio totale e senso di esclusione si riflette nell’arte e nel pensiero di entrambi, dando vita a opere che oscillano tra euforia nichilista e profonda angoscia.
La letteratura che cambia volto nel nuovo millennio
Nel panorama contemporaneo, Siti si distingue per la capacità di unire inchiesta, saggio filosofico e autofiction, ridefinendo i confini tra generi e forme narrative. La sua scrittura riflette i paradossi di un’epoca che cerca il sacro nell’astrazione finanziaria, nel mito del superuomo e nell’illusione dell’onnipotenza.
Il romanzo non si limita a raccontare la crisi morale e sociale del presente, ma mette in scena un percorso, individuale e collettivo, di smarrimento e tentata redenzione. Esplora i limiti dell’essere umano e i riflessi di un mondo in cui la finanza ha assunto connotati quasi divini. La letteratura diventa così strumento di indagine e testimonianza di un tempo sospeso tra perdita e ricerca.
Solidarietà e speranza: un finale umano
Nonostante la durezza del racconto, il romanzo si chiude con uno spiraglio di umanità. Tommaso e Gabriella, dopo dolore e separazione, immaginano una nuova vita. Nasce una solidarietà che si fonda sul riconoscere le fragilità comuni. Non più dominio, ma pietà e compassione diventano scenari possibili.
Il finale segna una svolta rispetto al nichilismo che attraversa molte pagine, indicando una tensione verso una salvezza concreta, non mediata, che mette al centro il valore umano e la forza del legame tra chi condivide la sofferenza. Siti sembra intravedere, nel disfacimento del mondo attuale, una possibilità di riscatto che nasce dall’ordinario e dal reale.
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Con Resistere non serve a niente, Walter Siti ci offre un ritratto intenso e senza sconti della nostra epoca, dove mafia, finanza e potere si intrecciano in una danza ambigua e spesso inquietante. Il romanzo disegna un mosaico complesso, fatto di fragilità umane, volontà titaniche, inganni e desideri, ma anche di tentativi di radicarsi in un territorio profondamente segnato dalla crisi. In questo intreccio si apre un discorso più ampio sulla società contemporanea, sul ruolo della letteratura e su quel sottile filo che lega l’artista al mondo che cerca di raccontare.
