A poco più di un’ora da Olbia, il Meilogu si apre come un libro antico, con pagine scritte in pietra e terra. Qui, il Cammino delle Janas si snoda tra borghi dimenticati, ma ancora ricchi di fascino. Le domus de janas, tombe scavate nella roccia, raccontano storie di un passato avvolto nel mistero, le “case delle fate” di un tempo lontano. Oggi, le strade collegano piccoli paesi dove locande tradizionali offrono sapori autentici e artigiani custodiscono saperi antichi. Tra campagne rigogliose e boschi silenziosi, il viaggio a piedi o in bici diventa un’esperienza che, nel 2024, sorprende ancora per la sua unicità in Sardegna.
Borutta, il borgo che brilla tra storia e turismo sostenibile
Borutta è una delle perle di questo cammino. Con poco più di 260 abitanti, è stato scelto come “Luminous Destination 2026” da Visit Italy, un riconoscimento che premia chi punta su un turismo rispettoso dell’ambiente. Nel cuore del borgo si trova il monastero benedettino di San Pietro di Sorres, raro esempio di architettura romanico-pisana. La chiesa, luogo di pace, ospita una foresteria con tariffe pensate per i pellegrini, segno di una tradizione ancora ben radicata. Durante l’anno, Borutta si anima con eventi come la Settimana Santa, che conserva riti antichi, e la Bastida de Torres in autunno. Questa rievocazione storica ricorda la battaglia del 1334 tra Doria e Aragonesi con una festa che coinvolge 150 figuranti in abiti medievali, tra mercati, giochi e laboratori artigianali.
Il borgo è crocevia di cammini antichi come quelli di Santu Jacu e dello Spirito, ma offre anche percorsi meno battuti. Tra le sue strade in pietra, i visitatori possono scoprire la Mostra della Bisaccia nella Casa Museo, dove il cantastorie Salvatore Ferrandu racconta i segreti dei vecchi forni di calcinazione. La guida ambientale Gisella Arru propone invece escursioni fuori dal comune, come visite notturne alle grotte abitate dai pipistrelli o alle “case delle fate” illuminate dalla luna. Esperienze che svelano un patrimonio culturale e naturale ancora vivo in ogni angolo.
Domus de janas: le tombe scolpite nella roccia che narrano 6mila anni di storia
Le “domus de janas” evocano ancora oggi l’immagine delle fate, ma il loro vero significato è molto più antico e complesso. Come spiega l’archeologa Giuseppa Tanda, direttrice del Centro Studi Identità e Memoria , non erano case magiche, ma luoghi di passaggio tra vita e morte. Scavate nella roccia con utensili in pietra, queste tombe raccontano una civiltà neolitica avanzata. Ne esistono più di tremila e cinquecento, di cui circa novanta si distinguono per dimensioni e cura architettonica, con pilastri, tetti scolpiti e focolari che riproducono spazi abitativi.
Molte contenevano corredi funerari, statue o raffigurazioni della Dea Madre, simbolo di fertilità e ciclicità della vita. Ben 250 domus sono decorate con pitture e incisioni uniche, realizzate con tecniche raffinate come l’uso dell’ocra rossa. Nel 2023, un gruppo di questi siti ha ottenuto il riconoscimento Unesco, assegnando all’Italia il primato mondiale per questo tipo di patrimonio archeologico. Tra i 26 siti proposti, 18 sono stati scelti, compresi alcuni lungo il Cammino delle Janas.
I siti preistorici più importanti: necropoli di Sant’Andrea Priu e Parco dei Petroglifi
Le necropoli di Sant’Andrea Priu e Sa Pala Larga, a Bonorva, rappresentano l’apice dell’architettura funeraria neolitica in Sardegna. Tra queste spicca la Tomba del Capo, un vero monumento di pietra che ricorda una cattedrale, con tre stanze principali, 14 celle e un’altezza fino a quattro metri. Questo luogo sacro ospitava sepolture collettive, con corpi in posizione fetale, simbolo di rinascita e legame con la Madre Terra, come racconta la guida Maria Giovanna Contini. Gli affreschi con ocra rossa dipinti sulle pareti di Sa Pala Larga mostrano spirali, occhi e tori, simboli di vita, morte e fertilità radicati nella spiritualità antica.
A Cheremule, il Parco dei Petroglifi sorprende con incisioni antropomorfe che rappresentano attività umane e riti funerari. Tra le 37 tombe, spicca la Tomba Branca, famosa per l’effetto scenografico creato dall’acqua che scorre accanto. Poco lontano, la tomba dipinta di Mandra Antine a Thiesi è un altro prezioso testimone. Oltre al valore storico, questi siti offrono anche la possibilità di scoprire laboratori artigianali locali, come quello caseario di Fadda e la pasticceria Dolce Vita, dove si possono assaggiare specialità sarde come tiricche e pizzichi.
Rebeccu e oltre: borghi che rinascono tra arte e tradizioni
Il piccolo borgo di Rebeccu mostra come il territorio possa rinnovarsi senza perdere le proprie radici. Grazie al progetto Musa Madre, Rebeccu si è trasformato in un palco per l’arte contemporanea. Artigiani e creativi si sono stabiliti qui, facendo del borgo un punto di riferimento per eventi culturali e un festival estivo che richiama visitatori e attenzione. Sono nati anche un ostello e laboratori artistici, creando un modello di sviluppo culturale sostenibile, legato al luogo e alla sua storia.
Non lontano, nel borgo di Setzu, ai piedi dell’Altopiano della Giara, si è inaugurato un museo multimediale dedicato al Neolitico sardo e alle domus de janas. Il museo offre un’esperienza immersiva per scoprire i misteri di queste antiche tombe, spalancando le porte su un passato millenario della Sardegna. Lungo il Cammino delle Janas si intrecciano così memoria, natura e nuovi sguardi su un patrimonio isolano che continua a vivere.
