Kami Rita scala l’Everest per la 32ª volta: nuovo record storico per lo sherpa nepalese

Redazione

22 Maggio 2026

Domenica scorsa, a 8.849 metri di quota, Kami Rita ha raggiunto per la 32ª volta la vetta dell’Everest. Un’impresa che lascia senza fiato, soprattutto se si pensa che a 56 anni questo sherpa nepalese continua a spingersi oltre ogni limite. Nessuno, prima di lui, era riuscito a conquistare la cima più alta del mondo così tante volte. Ma non è stato l’unico a scrivere la storia quel giorno: Lhakpa Sherpa, 52 anni, ha raggiunto la vetta per l’undicesima volta, stabilendo il nuovo record femminile. L’Everest, con la sua imponenza, continua a richiamare sfidanti da ogni dove, ma pochi possono vantare la costanza e l’esperienza di questi due leggendari alpinisti.

Kami Rita, una vita sulle spalle dell’Everest

La prima volta che Kami Rita ha raggiunto la vetta risale al 1994. Da allora, ha fatto ritorno sull’Everest quasi ogni anno, fermandosi solo per eventi eccezionali come il terremoto che nel 2015 ha colpito duramente l’Himalaya o durante la pandemia di Covid-19. In Nepal è una vera e propria leggenda, tanto da essere soprannominato “Everest Man”.

Nel corso degli anni ha guidato decine di spedizioni commerciali, diventando punto di riferimento per chi si avventura su quella montagna. Dopo la sua 29ª salita nel 2023, ha commentato con umiltà: “I record sono fatti per essere superati”. E ha sperato che i suoi successi potessero aiutare a far conoscere meglio la cultura nepalese nel mondo.

Dietro di lui, però, altri alpinisti si avvicinano ai numeri da record. Il britannico Kenton Cool guida con 19 ascensioni, mentre gli americani Dave Hahn e Garrett Madison ne hanno firmate 15 ciascuno, e sono ancora in corsa per migliorare i loro primati.

Dalle strade di Thame alle vette più alte del mondo: la storia di Kami Rita

Kami Rita nasce a Thame, un piccolo villaggio nel distretto di Solukhumbu, la stessa terra che ha dato i natali a leggende come Tenzing Norgay. Da bambino, affrontava ogni giorno quattro ore di cammino per arrivare a scuola, un sacrificio comune in quelle zone. All’inizio, però, il suo sogno era un altro: diventare monaco buddista.

A soli dieci anni, però, comincia a lavorare come portatore per i gruppi di trekking nella valle del Khumbu. Quel lavoro gli dà un reddito e lo avvicina al mondo dell’alpinismo, fino a trasformarsi in una vera passione e carriera.

Gli sherpa, originari del Nepal orientale, sono da sempre abituati a vivere in alta quota, dedicandosi tradizionalmente all’agricoltura e all’allevamento. Nel tempo, però, sono diventati le guide indispensabili per chi vuole sfidare l’Everest, grazie alla loro capacità di adattarsi a condizioni estreme. Il nome “sherpa” significa “popolo dell’Est” e identifica una comunità resiliente e coraggiosa.

Primavera 2026 sull’Everest: numeri, costi e tragedie di una stagione difficile

La stagione primaverile del 2026, da marzo a maggio, ha visto le autorità nepalesi concedere ben 492 permessi per scalare l’Everest. Un numero alto che però porta con sé anche rischi pesanti: nelle ultime settimane, purtroppo, tre alpinisti nepalesi hanno perso la vita durante le loro ascensioni.

Quanto costa affrontare l’Everest? I prezzi variano molto in base al tipo di spedizione. Nel 2026, secondo ExpedReview, la media per il versante nepalese si aggira intorno ai 61.000 dollari, con un costo mediano di circa 55.000. Si trovano offerte economiche intorno ai 30.000 dollari, ma chi vuole servizi di lusso, con voli in elicottero e assistenza personalizzata, può arrivare a spendere oltre 300.000 dollari.

Negli ultimi anni i prezzi sono saliti soprattutto per l’aumento dei permessi governativi, ora fissati a 15.000 dollari, per gli aumenti salariali degli sherpa e per i costi logistici in generale. Anche il versante tibetano ha visto rincari superiori al 14%.

Le differenze tra agenzie locali e compagnie internazionali sono evidenti: le prime offrono spesso pacchetti più accessibili, mentre le spedizioni straniere possono costare dai 76.000 ai 90.000 dollari. Tuttavia, i dati mostrano che molti incidenti mortali recenti sono avvenuti in spedizioni low cost, dove la sicurezza e l’organizzazione sono meno rigorose.

Everest, imprese e record che hanno fatto la storia

L’Everest è una montagna che racconta storie incredibili. Dal 1953, quando Sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay misero per primi piede sulla vetta dopo giorni di lotta contro il freddo e il vento, le imprese non sono mancate.

Nel 1975 Junko Tabei è diventata la prima donna a raggiungere la cima, sfidando anche una valanga che la travolse durante l’ascesa. Nel 2025 il polacco Andrzej Bargiel ha firmato una pagina epica dello scialpinismo, salendo e scendendo in sci senza ossigeno. Lhakpa Gelu detiene invece il record della salita più veloce: meno di 11 ore dal Campo Base Sud alla vetta in un’unica spinta.

Anche le discese hanno segnato la storia: Marco Siffredi nel 2001 ha completato un percorso in snowboard dal vertice, Davo Karničar nel 2000 è stato il primo a sciare fino al campo base, e Jean-Marc Boivin nel 1988 ha planato in parapendio dalla cima in appena una dozzina di minuti.

Nel 2011 Bhakta Kumar Rai ha passato 32 ore sulla vetta, di cui 27 in meditazione, senza ossigeno supplementare. Sempre nel 2011, Kenton Cool ha mandato il primo tweet dall’Everest, portando l’era digitale fino al tetto del mondo.

Infine, i record di età raccontano storie di determinazione: Yūichirō Miura ha raggiunto la vetta a 80 anni, mentre Tamae Watanabe a 73. Sul versante opposto, il giovane americano Jordan Romero ha scalato l’Everest a soli 13 anni e dieci mesi, seguito dall’indiana Malavath Poorna a 13 anni e undici mesi, segnando così confini generazionali e culturali diversi ma ugualmente straordinari.

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