Rinascita urbana: come le rovine industriali italiane diventano nuove case e comunità innovative

Redazione

16 Aprile 2026

# Abitare le rovine del presente: arte, attivismo e rigenerazione a Roma

Nel cuore di Roma, tra vie trafficate e monumenti celebrati, si celano spazi abbandonati che sembrano sospesi nel tempo. Vecchie fabbriche chiuse, edifici vuoti, un patrimonio dimenticato che racconta storie di un passato recente eppure già lontano. L’ex SNIA Viscosa e gli ex Mercati Generali non sono solo rovine urbane: sono diventati teatri di una trasformazione silenziosa, dove la natura si insinua tra i mattoni e le comunità si riappropriano degli spazi, dando vita a nuove forme di convivenza e creatività. Questa è la Roma che pochi conoscono, ma che pulsa dietro la facciata turistica. Al MACRO, fino al 10 maggio 2026, una mostra racconta proprio questo intreccio di arte, attivismo e architettura, rivelando come si possa abitare e reinventare le rovine del presente.

Al MACRO, un viaggio tra spazi dimenticati e rinascite urbane

All’interno del Museo d’Arte Contemporanea di Roma, la mostra prende vita da un progetto presentato alla Biennale di Architettura di Venezia del 2025. I curatori, del collettivo Stalker, costruiscono un racconto a più voci, mettendo al centro gli spazi dismessi che si sono trasformati grazie a iniziative dal basso. La prima sala introduce la storia con un grande arazzo che mostra striscioni per il diritto alla casa, affiancato da una linea del tempo che ripercorre la questione abitativa a Roma dagli albori dell’Unità d’Italia fino a oggi. Al centro, tre frammenti di colonna coclide realizzati con materiali di recupero simboleggiano il “DNA di una lotta” fatta di resistenze e rivendicazioni.

Nella seconda sala si trova una mappa dettagliata, realizzata in collaborazione con realtà come IUR Map e Scomodo, che disegna la geografia degli spazi abbandonati, occupati o rinaturalizzati in città. Al centro domina il Corviale, con uno schedario in legno che raccoglie informazioni approfondite su nove casi emblematici, tra cui l’ex SNIA con il Lago Bullicante, Spin Time, il Quarticciolo e gli ex Mercati Generali. La mostra non è solo esposizione, ma diventa un luogo di confronto con le comunità coinvolte, nato proprio nell’ambito di Spin Time. Così il MACRO si trasforma in un punto d’incontro tra passato e presente, teoria e pratica, arte e attivismo.

Roma e Vienna a confronto: due visioni sul problema casa

L’idea di mettere a confronto Roma con Vienna nasce durante la Biennale di Venezia, dove si è parlato della capacità austriaca di evitare la crisi abitativa grazie a politiche pubbliche lungimiranti. Vienna ha una lunga storia di amministrazioni che frenano la speculazione edilizia e investono in case accessibili. Roma, invece, è una città fluida e creativa, dove le comunità colmano le lacune istituzionali con azioni di rigenerazione e occupazioni.

Secondo i curatori, queste due realtà sono due facce della stessa medaglia: da un lato una pianificazione attenta che protegge la città dalla speculazione, dall’altro l’energia di chi vive la città e reinventa le rovine. Il confronto evidenzia quanto sia urgente unire questi approcci, mettendo insieme una gestione strutturata e la partecipazione dal basso per costruire città più inclusive e resilienti.

Rovine che vivono: quando la città si reinventa

Le rovine di Roma non sono solo spazi abbandonati. Sono “forme architettoniche che hanno perso la loro funzione originale e ne trovano una nuova”, spesso in modo inaspettato. Questo fenomeno, che gli studiosi chiamano exaptation, è simile a un adattamento biologico: strutture nate per un uso diventano altro, trovano una nuova vita. Così vecchie fabbriche, uffici o impianti dismessi si trasformano in luoghi di socialità e abitare alternativi.

La mostra mette in luce come queste rovine siano spesso il risultato di scelte pubbliche sbagliate, di pianificazioni che non hanno saputo valorizzare il tessuto sociale e culturale della città. Spesso manca la consapevolezza dell’identità storica di Roma e la capacità di promuovere una rigenerazione che coinvolga davvero le persone. Al contrario, le comunità che si riappropriano e reinventano questi spazi rappresentano un segnale forte di resilienza e innovazione urbana.

Tra mito e città: Roma tra tradizione e cambiamento

Dietro il racconto di Stalker c’è un legame profondo con la mitologia di Roma, usata come lente per capire i processi di rigenerazione. I curatori parlano di tre “algoritmi ecomitologici” che attraversano la storia millenaria della città: l’Asylum, simbolo di accoglienza e cittadinanza a stranieri come fece Romolo; il Latium, la relazione sacra con la natura selvaggia; e il Mundus, spazio simbolico di comunione e apertura all’altro.

Questi antichi concetti si riflettono nel presente: le comunità migranti abitano spazi abbandonati, praticano la condivisione e costruiscono nuove forme di cittadinanza. La mitologia si intreccia così con la realtà di chi oggi lotta per il diritto alla casa e per un rapporto diverso con il territorio, contribuendo a un modello di città plurale e dinamica.

Rigenerazione e natura: nuovi modi di abitare gli spazi abbandonati

Molti degli spazi raccontati in mostra sono diventati esempi di rigenerazione sociale e rinaturalizzazione. Il Lago Bullicante, nato vicino all’ex fabbrica SNIA Viscosa a causa di un cantiere mai completato, si è trasformato in un’area naturale protetta e luogo di ritrovo collettivo. Dopo anni di lotte degli abitanti, gran parte dell’area è passata in mano pubblica.

Al contrario, progetti recenti come quelli negli ex Mercati Generali hanno scatenato proteste contro la speculazione privata su aree di grande valore ecologico e sociale. Questi casi mostrano come natura e comunità si intreccino nelle dinamiche di riappropriazione, opponendosi a uno sviluppo che esclude chi è più fragile.

Le lotte per la casa: tra invisibilità e partecipazione

Le storie raccolte nella mostra raccontano decenni di lotte per il diritto alla casa a Roma. Dagli anni ‘50 e ‘60, con l’arrivo dei migranti interni costretti a insediamenti precari, fino alle occupazioni più recenti che sfidano la mancanza di politiche pubbliche adeguate. Per anni le leggi hanno limitato la residenza a chi non aveva un lavoro stabile, creando invisibilità e negando diritti fondamentali.

In questo contesto sono nate forme di solidarietà e partecipazione: intellettuali, artisti e attivisti si sono schierati con le comunità marginalizzate, offrendo supporto culturale ed educativo. Queste lotte hanno prodotto auto-organizzazione e autogestione che hanno cambiato profondamente la geografia sociale della città.

Dal Quarticciolo al Porto Fluviale: nove storie di trasformazione urbana

La mostra approfondisce nove esperienze emblematiche di trasformazione. Il Quarticciolo, nato come borgata modello con servizi integrati, oggi mostra problemi di abbandono e spaccio, ma conserva una forte coesione sociale con attività come doposcuola, palestre popolari e mercati contadini.

Il Porto Fluviale è un caso raro di collaborazione tra occupanti e istituzioni: l’edificio è stato rigenerato in housing sociale con spazi condivisi al piano terra. Rimane però la sfida di passare a una gestione comune e assembleare. Questi esempi mostrano la complessità della trasformazione urbana, fatta di intrecci tra comunità, istituzioni e nuovi modi di abitare.

Memoria, arte e azione collettiva: riappropriarsi delle rovine

La mostra invita a riflettere sul rapporto tra architettura, memoria e attivismo. La scelta di reinterpretare la Colonna Traiana, simbolo di potere imperiale, come “DNA di una lotta” con materiali fragili come carta di scarto, sintetizza un approccio che trasforma monumenti in strumenti di narrazione popolare. Scene rappresentate raccontano storie di migranti, occupazioni e movimenti sociali, comprensibili anche a chi non conosce la lingua o non sa leggere.

Questo lavoro artistico si accompagna a una timeline che ripercorre centocinquant’anni di trasformazioni urbanistiche e conflitti sociali, mettendo in luce anche il ruolo di intellettuali e donne impegnate per i diritti abitativi. Il risultato è un quadro vivido e articolato, utile a capire le contraddizioni e le potenzialità di Roma oggi.

Speculazione, spazi vuoti e nuove sfide per la città

I curatori sottolineano le profonde trasformazioni che attraversano Roma. Il fallimento dell’industrializzazione, lo sviluppo a macchia di leopardo e la speculazione hanno creato una città esclusiva e frammentata. Nonostante la sua ricchezza storica e culturale, Roma deve affrontare problemi di inquinamento, carenza di verde, difficoltà nell’accesso alla casa e divisioni sociali.

In questo contesto, le lotte per la rigenerazione dal basso sono una forma di resistenza e sperimentazione che mira a costruire un modello urbano diverso, basato su intelligenza collettiva, sostenibilità e inclusione. La partita è aperta e coinvolge istituzioni, cittadini e comunità, con l’obiettivo di ridisegnare Roma in modo più giusto e partecipato.

“Urban repair”: un risarcimento sociale e territoriale necessario

Il concetto di “urban repair” emerge come proposta per affrontare gli effetti di decenni di esclusione e speculazione. Non si tratta di nostalgia, ma di un risarcimento concreto che coinvolga le comunità marginalizzate nei processi decisionali e di trasformazione. La sfida è trovare un equilibrio tra capitali privati, interesse pubblico e diritti collettivi, soprattutto in un’epoca segnata dai cambiamenti climatici e dalle nuove emergenze sociali.

Le recenti mobilitazioni attorno agli ex Mercati Generali mostrano una crescente consapevolezza civica e la volontà di difendere spazi comuni dall’assalto della finanza immobiliare. Per invertire la rotta serve un’amministrazione capace di mediare, riconoscendo il valore delle pratiche dal basso e promuovendo modelli di sviluppo sostenibili e inclusivi.

Un laboratorio permanente per ripensare Roma

“Abitare le rovine del presente” non è solo una mostra temporanea, ma vuole diventare un archivio vivo e uno spazio di confronto permanente. I curatori immaginano un laboratorio a Roma dove accogliere altre realtà, continuare a mappare e accompagnare i processi di trasformazione urbana. L’esperienza di Stalker, che dura da oltre trent’anni, ha sempre indagato ciò che la città tende a nascondere, tracciando mappe alternative della convivenza possibile.

Con un lavoro costante di esplorazione e sostegno alle comunità, il collettivo promuove una visione che unisce natura, sociale e cultura, opponendosi alle logiche distruttive del capitalismo contemporaneo. È un invito a immaginare una città dove abitare significa prendersi cura dello spazio, non solo mercificarlo.

Il progetto proseguirà anche fuori Roma, con richieste di esposizione da città come Lecce e Malmö, ma resta un punto centrale nel dibattito romano. Un’occasione per mettere insieme racconti e azioni che disegnano il futuro della capitale, celebrando la sua complessità e la vitalità delle comunità che la attraversano.

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