Carlo Colombo trascorre più tempo tra le nuvole che sul terreno, ma non è un semplice viaggiatore. Con il carnet sempre a portata di mano, trasforma ogni panorama e ogni istante rubato in un disegno, un’impronta del luogo. Nato nel 1967 a Como, ha studiato al Politecnico di Milano sotto la guida di Achille Castiglioni, un maestro che ha segnato il design italiano. La sua vita è una lunga serie di tappe: città lontane, fotografie d’epoca, incontri con figure di spicco del settore. Dall’industrial design all’architettura su scala globale, Carlo Colombo non si è mai fermato, sempre affamato di nuove esperienze e scambi culturali.
Da Milano a Kyoto: l’esordio di un talento in ascesa
Il primo segnale importante arriva già durante gli studi. Nel 1992, al Salone del Mobile, presenta Kyoto, un letto ispirato al Giappone. L’opera attira subito l’attenzione di Giulio Cappellini, uno dei talent scout più influenti nel design italiano. Quel riconoscimento spalanca le porte a una carriera che va ben oltre il semplice prodotto: dal marketing alla grafica, dagli allestimenti alle collaborazioni con brand come Antonio Lupi, Artemide, Flou e Poliform. Ma Carlo non si ferma qui: amplia il suo raggio d’azione fino ad approdare all’architettura, un passo naturale che lo porta a lavorare soprattutto all’estero su progetti ambiziosi e di respiro internazionale.
Nel 2004 viene insignito del titolo di Designer of the Year, una consacrazione che conferma il suo ruolo nel panorama globale. Nel 2009 vince un concorso per progettare due torri multifunzionali ad Abu Dhabi, mettendo in mostra la sua capacità di coniugare estetica e funzionalità in contesti urbani complessi. Nel 2011 insegna a Pechino, entrando in contatto con nuove culture, e nel 2013 si trasferisce a Lugano, in Svizzera, dove fonda lo studio A++ con Paolo Colombo, oggi presente anche a Zurigo, New York, Miami e Dubai. Questo passaggio segna una svolta decisiva: progetti che uniscono interior design e architettura su larga scala, sempre con un occhio attento al contesto e all’innovazione.
L’Asia, fonte inesauribile di ispirazione
L’Asia ha lasciato un segno profondo nel lavoro di Colombo. Ha viaggiato più di cento volte in Cina, Vietnam, Corea, Malesia e Filippine. Ogni tappa ha inciso sulla sua sensibilità: dalla gestualità quotidiana alle radici spirituali delle culture locali. Racconta come questi incontri abbiano cambiato il suo modo di progettare, portandolo a guardare con più attenzione all’ambiente e all’aspetto umano del design. Città come Hong Kong e Shanghai, dove tradizione e modernità si intrecciano, gli hanno offerto nuove chiavi per interpretare lo spazio.
Ricorda con particolare emozione Manila di vent’anni fa: all’aeroporto si respirava ancora il verde, poi la città si è trasformata con l’espansione urbana. Dal caos metropolitano alla natura incontaminata delle isole filippine, il contrasto ha alimentato la sua creatività. Quei luoghi “fuori dal tempo” sono diventati una fonte continua di ispirazione, capaci di restituire un senso primordiale del paesaggio. Tornando in Brianza, tra un viaggio e l’altro, sentiva il bisogno di tradurre in disegni e appunti le emozioni raccolte, mantenendo uno sguardo fresco e vivace. L’Asia, più di ogni altra cosa, ha spalancato per lui una finestra culturale che ancora oggi si riflette nelle sue opere.
Il designer tra umanità e contesto
Carlo Colombo vede il designer non come un solitario che celebra sé stesso, ma come una parte di un sistema più grande. Il progetto è un processo complesso, dove cultura, marketing, investimenti e imprese si intrecciano. Solo così il design e l’architettura trovano un senso vero, lasciando un’impronta concreta nello spazio e nella società. Per lui, l’architettura è una forma di sostenibilità sociale, centrata sull’uomo, e deve sempre essere condivisa, mai autoreferenziale o sterile.
Il viaggio non è solo fonte di spunti estetici, ma un laboratorio di esperienze e contaminazioni che si traducono in progetti carichi di storia e emozioni. Solo immergendosi nel territorio e nella cultura locali si possono creare opere che parlano davvero quel luogo. Il genius loci non è in contrapposizione con l’innovazione: si integra, dando vita a soluzioni uniche e su misura. Il progetto nasce dall’esperienza diretta: toccare la terra, respirare l’aria, ascoltare i suoni. Senza questo contatto, disegnare resta un esercizio astratto e fine a sé stesso.
Disegnare a mano, tra tradizione e tecnologia
In un mondo dominato da software e tecnologie digitali, Colombo resta fedele al disegno a mano libera. Nella sua valigia trovano spazio soprattutto matite, pennarelli e carnet, strumenti indispensabili per catturare l’ispirazione appena arriva. Non usa il computer per gli schizzi: quel tratto sulla carta è il cuore del progetto, un gesto primordiale da cui poi si sviluppano idee anche con l’aiuto di programmi e intelligenza artificiale. Questa scelta lo distingue, richiamando un modo più autentico e immediato di fare design.
Negli anni è cambiato anche il modo di viaggiare: da valigioni pesanti a trolley leggeri con il minimo indispensabile. Dai viaggi a New York, Miami e Bahamas, dove ha trovato stimoli nuovi, alla vita in Svizzera, tutto si traduce nel bisogno di raccogliere impressioni e trasformarle in segni che raccontano luoghi e atmosfere. L’aeroporto e il volo non sono un obbligo, ma un momento creativo, un rito da cui nasce gran parte della sua produzione artistica e professionale.
Lugano e il mondo: una casa che conserva memorie
Quando chiude la porta di casa, Carlo Colombo ritrova calma e intimità. Vive a Cureglia, un borgo vicino a Lugano, che chiama “casa” con un significato profondo. È una dimora d’epoca, con due secoli sulle spalle, che ricorda un antico convento, con un giardino dove si avverte ancora il respiro umano e la vita semplice di una comunità. Qui conserva tracce di viaggi lontani: Africa, Marocco, Asia. Ogni stanza racconta una storia, un viaggio dentro quattro mura.
La scelta della Svizzera riflette valori chiari: rispetto delle regole, senso civico e qualità della vita. Qui Colombo ha trovato un ambiente dove il lavoro è riconosciuto e le istituzioni funzionano. Non è un paradiso fiscale, precisa, ma offre stabilità e condizioni di lavoro che apprezza da oltre quindici anni. Questa sicurezza è il contrappeso al suo incessante movimento, il porto sicuro da cui partono nuovi progetti e dove sempre torna.
Destinazioni da non perdere: dalla Cina al Vietnam
Tra le tante mete visitate, Colombo consiglia un viaggio nell’Asia autentica e variegata. Suggerisce di partire dal sud della Cina, per scoprire le zone dei panda giganti, i laghi e le foreste. Poi Pechino, città che mescola storia e modernità, con il centro storico e la maestosità della Grande Muraglia. E infine il Vietnam, dove soggiornare in resort immersi in scenari naturali straordinari.
Non è solo turismo, ma un percorso di immersione culturale e paesaggistica che si riflette nel suo lavoro, fatto di rispetto per l’ambiente e dialogo con la tradizione. Queste tappe raccontano la sua continua sete di scoperta, la ricerca di luoghi capaci di offrire ispirazioni dirette e stimoli da trasformare in progetti autentici.
Carlo Colombo resta un nome che unisce viaggi, disegni e architettura. Sempre con il carnet in mano e la valigia pronta, è la prova vivente che il movimento e la conoscenza diretta sono alla base del vero design e della costruzione degli spazi oggi.
