Mascolinità in crisi: uomini a confronto sul nuovo ruolo maschile nella società italiana

Redazione

25 Marzo 2026

“Gli uomini stanno scomparendo”, diceva un recente studio, e il dibattito si è subito infiammato. La mascolinità non è più un dato scontato, qualcosa di invisibile come l’aria che respiriamo. Oggi è sotto i riflettori, spesso con confusione e tensione. Quel ruolo tradizionale, finora considerato naturale, viene messo in discussione, smontato pezzo dopo pezzo. La crisi della mascolinità è fatta di paure, contraddizioni, ma anche di nuove narrazioni. Due libri appena usciti raccontano questo cambiamento da punti di vista diversi. Manolo Farci, nel suo saggio “Quel che resta degli uomini”, analizza dati, storia e politica, con un’attenzione particolare agli adolescenti, un’età in bilico tra smarrimento e aspettative. Francesco Pacifico, invece, sceglie la strada del racconto in prima persona con “La voce del padrone”, un monologo intimo, attraversato da un rapporto con una femminista, immerso in un mondo che corre veloce e lascia dietro di sé molte paure inespresse. Entrambi cercano di rispondere a una domanda semplice e complessa: “cosa significa, oggi, essere uomini?”

Maschi in crisi: tra analisi e storie personali

Il confronto tra Farci e Pacifico svela le difficoltà della mascolinità oggi. Pacifico ammette un certo rifiuto della propria mascolinità, ma anche una sorprendente accoglienza da parte delle femministe, più aperte e generose di quanto si aspettasse. Invece di scontri, ha trovato un terreno comune fatto di sincerità e passione. Farci, invece, descrive un quadro di uomini fragili, che spesso celano dietro comportamenti violenti un disagio profondo. Pacifico racconta la difficoltà di affrontare il tema della violenza maschile, un argomento spinoso anche per lui, e si domanda se riesca a parlarne solo con interlocutori rassicuranti come Farci. Dall’altra parte, Farci confessa di aver temuto che il suo libro, che guarda agli uomini con compassione, avrebbe suscitato critiche soprattutto dalle donne e dalle femministe, ma ha trovato invece un’accoglienza positiva. Quello che manca, dice, è la partecipazione maschile: a leggere sono soprattutto donne o persone queer, mentre gli uomini sembrano restare alla finestra. Entrambi denunciano la difficoltà di creare legami veri tra uomini, in particolare tra i più giovani, per i quali la virilità resta una moneta sociale importante e la fragilità un tabù da nascondere. Questo si traduce in un rifiuto implicito di aprirsi in gruppo, dove le regole sociali spesso soffocano i sentimenti e impongono ruoli rigidi.

Quando gli uomini tacciono: le donne tengono vivo il dibattito

Silvia Gola aggiunge una nota fondamentale: se gli uomini evitano di parlare tra loro di questi temi, lasciano tutto il lavoro emotivo e culturale alle donne. Le femministe diventano così il “luogo” in cui si coltiva la cura emotiva e si mantiene uno spazio per discutere di mascolinità. Farci denuncia il fenomeno del “mankeeping”, ovvero la delega da parte degli uomini alle donne per gestire la loro vita emotiva. Il fatto che i libri di Farci e Pacifico siano letti soprattutto da donne e persone LGBTQIA+ è la prova di quanto gli uomini restino fuori da questo dialogo. Le donne, in Italia le principali lettrici, si trovano così a fare da mediatrici culturali, tenendo vivo il discorso sulla mascolinità. Sul piano identitario, autori e intervistatrice concordano: molti uomini si trovano a metà strada tra posizioni reazionarie e rivoluzionarie. Vivono una contraddizione che non sempre riescono o vogliono sciogliere, senza negare l’importanza del femminismo, ma senza abbracciarlo del tutto. Questo “essere a metà” genera ansie, resistenze, ma anche margini di confronto sincero.

Fragilità e misoginia: quando la mascolinità si fa problema

Pacifico non ha paura a definirsi misogino, portando alla luce un tema spesso ignorato: la misoginia interiorizzata e la difficoltà di parlarne anche in ambienti progressisti. Racconta di aver vissuto e analizzato in prima persona pensieri e reazioni misogine, consapevole che questa onestà non è sempre ben accolta nelle sedi culturali di sinistra. La sua posizione rompe con il modello dell’uomo femminista “perfetto”, mostrando come paura e imbarazzo siano parte della condizione maschile di oggi. Anche Farci conferma questa doppia natura: una critica culturale alla mascolinità tossica, accompagnata da difficoltà personali, esperienze di misoginia e la necessità di trovare nuovi spazi per un dialogo vero. Entrambi spiegano come violenza e fragilità nascano dall’incapacità di gestire la contraddizione tra aspettative tradizionali e cambiamenti sociali. Un equilibrio precario che genera sofferenze invisibili, diverse a seconda del contesto e della generazione.

Sessualità maschile: il peso del patriarcato tra piacere e insoddisfazione

Un tema chiave è la sessualità maschile, spesso ridotta a un modello “idraulico”, dove il piacere si identifica con l’erezione e l’atto penetrativo. Farci e Pacifico parlano del “divario dell’orgasmo”, un concetto preso dagli studi di Laurie Mintz che evidenzia la differenza di soddisfazione sessuale tra uomini e donne eterosessuali. Questa narrazione tradizionale lascia molte donne insoddisfatte, spinte a simulare l’orgasmo per proteggere l’ego del partner. Ma impoverisce anche le relazioni maschili, confinate in un modello ristretto e poco esplorato del piacere. Il confronto con pratiche sessuali queer o kink emerge come una possibile strada per rompere questi limiti, aprendo a un’educazione sessuale più ampia, che includa diversi tipi di piacere. Entrambi sottolineano l’urgenza di portare questi temi nelle scuole e nel dibattito pubblico, per evitare che i ragazzi si fossilizzino su modelli patriarcali e insoddisfacenti senza possibilità di confronto.

Paure, economia e crisi: la mascolinità in bilico

Manolo Farci ricorda che la crisi della mascolinità non è solo culturale, ma legata a condizioni economiche e sociali fragili. La paura maschile nasce anche dall’impossibilità di mantenere la promessa tradizionale: garantire protezione e sostentamento alla famiglia come facevano padri e nonni, un ruolo oggi svuotato e irrealizzabile. In questo quadro, la diffusione dei “manfluencer” e delle narrazioni machiste che si auto-sacrificano diventa una risposta tossica: accettare sofferenza e privazioni come prova di virilità, rafforzando però logiche neoliberali e di competizione estrema. Pacifico osserva che questo modello non solo è sbagliato, ma crea identità ferite, alimentando rabbia e frustrazione che rischiano di scaricarsi contro donne e minoranze. La paura delle donne e della concorrenza economica si spiega con la scarsità delle risorse, che genera tensioni strutturali. Il rancore maschile spesso si focalizza su bersagli visibili, come le politiche di parità di genere.

Disuguaglianze e classe sociale: come cambia la crisi maschile

La crisi non colpisce tutti allo stesso modo. Farci sottolinea che per capire il disagio maschile bisogna considerare anche classe ed etnia. Un uomo con più risorse culturali e sociali ha più margini per adattarsi ai cambiamenti, frequentando ambienti più tolleranti e trovando più facilmente modi nuovi di essere uomo. Diverso il discorso per chi cresce in contesti di povertà o esclusione. Chi si lamenta della perdita di status senza riconoscere queste differenze rischia di parlare solo a se stesso, e anche di alimentare pericolose radicalizzazioni che additano le donne come responsabili dei propri fallimenti, ignorando cause strutturali legate alla scarsità di risorse. La metafora del gioco delle sedie – pochi posti per tanti – è efficace: la competizione sociale non è una lotta tra uomini e donne, ma un restringimento generale degli spazi, che pesa diversamente a seconda della posizione sociale. Il discorso deve rivolgersi a chi resta “in piedi”, spesso chi ha meno, per essere davvero utile e inclusivo.

Il racconto di Farci e Pacifico, insieme alle riflessioni di Silvia Gola, non offre risposte definitive, ma apre uno spazio di confronto vero e complesso sulla mascolinità oggi. Le contraddizioni, le paure e le insoddisfazioni sono evidenti, così come le nuove possibilità di dialogo e cambiamento. È un dibattito destinato a crescere, coinvolgendo sempre più voci e mettendo finalmente in luce le tensioni e le sfide del maschile contemporaneo.

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