Delusione per gli alunni che non sono rientrati a scuola

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In molti Comuni della Sardegna è slittata la data di inizio delle lezioni per via dei ritardi nei controlli che tutto il personale scolastico ha deciso di fare per garantire un rientro a scuola in sicurezza. In alcuni casi si rinvia di pochi giorni in altri si oltrepassa la settimana. 

Mai come quest’anno i bambini e i ragazzi hanno atteso il primo giorno di scuola. A marzo hanno subito la “violenza” di essere trascinati via da un giorno all’altro dalla loro routine di alunni o studenti. Dal banco di scuola si è passati alla postazione casalinga di fronte ad un pc che per qualche mese è diventato l’unico contatto con la vita precedente. Facevano tenerezza quelle immagini di grandi e piccini che parlavano con uno schermo, ma in quel momento era l’unica soluzione per far sopravvivere un po’ di didattica. 

“A settembre si ricomincia”- così recitano i decreti. In Sardegna con una settimana di ritardo rispetto al resto d’Italia. Le mamme erano già pronte con grembiulini inamidati o t-shirt fresche di bucato e invece, ancora una volta hanno dovuto spiegare ai loro figli che la scuola per ora rimarrà chiusa.  

“Un anno difficile, infausto, pieno di ansie e timori che però deve decollare” spiegano alcuni genitori. “Aprire è troppo rischioso, si potrebbero creare dei focolai in classe e si scatenerebbe il caos” urlano altri. 

“Ci troviamo di fronte a due fazioni agguerrite - riferisce un docente - e tutto questo non giova ai ragazzi. Non è pensabile ripartire senza dare un minimo di sicurezza ai genitori ma è ancora più spietato sperare che gli studenti debbano rimanere chiusi a casa per chissà quanti mesi. Nei mesi estivi, al contrario di quanto si possa pensare, si è lavorato tantissimo per sistemare le strutture scolastiche e cercare di far rientrare tutti a scuola nel modo più sicuro possibile.” 

“Gli studenti hanno bisogno di vivere la scuola in presenza – ribadisce un dirigente scolastico -. Il virus che sembrava dormiente per qualche mese in realtà è sempre stato molto vicino a noi. Bisogna trovare il modo di conviverci con tutte le precauzioni del caso educando i bambini e i ragazzi in età scolare al rispetto delle regole. Questa educazione deve partire dalle famiglie per trovare il suo completamento a scuola. Siamo in un periodo - conclude - dove le soluzioni per affrontare un problema non sono tante, anzi, sono molte poche. C’è un bisogno assoluto di buon senso che prevalga sullo stato di inquietudine”.

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